BUFFALO BILL E I BUTTERI LAZIALI: LA SCOMMESSA PERSA E NON PAGATA

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Toro Seduto e Buffalo Bill

Di Leonardo Pisani
Di Buffalo Bill si sa tutto, o quasi, diventato leggenda vivente e forse l’uomo che ha inventato il mito del west, con il suo spettacolo itinerante “Wild West Show” che addirittura il primo maggio 1893 inaugurò Fiera Colombiana di Chicago, ideata per festeggiare i 400 anni della scoperta dell’America. Nato a Le Claire nell’Iowa, il 26 febbraio 1846 e deceduto il 10 gennaio 1917 a Denver. Il vero nome era William Frederick Cody, crebbe nel Kansas dove il padre, un antischiavista ebbe molti problemi, fino a essere assassinato dopo aver tenuto un discorso. Cody nel 1860 entrò a far parte del Pony Express. Poi si arruolò nel 7º Cavalleggeri del Kansas e prese parte alla Guerra di secessione americana con gli Stati dell’Unione. Proprio in questo periodo iniziarono i contatti diretti e indiretti con L’Italia: durante una sosta al campo militare di St. Louis conobbe l’italo-americana Louisa Maud Frederici (1843–1921) diventò sua moglie nel 1866 e dalla quale ebbe quattro figli: Arta Lucille (1866 – 1904), Kit Carson (1870 – 1876), Orra Maude (1872 – 1883) e Irma Louise (1883 – 1918) . Il matrimonio, nonostante gli attriti per l’infedeltà di Buffalo Bill, durò sino alla morte di Cody e Louisa fu fondamentale soprattutto per la tenuta finanziaria, giacché quanto Cody era spendaccione, tanto “Lulù” era saggia amministratrice. Altra curiosità, Cody chiamava la sua carabina “Lucrezia Borgia”. Ritorna l’Italia, Il futuro impresario teatrale iniziò nello spettacolo assieme ad una celebre ballerina milanese Giuseppina Morlacchi (Milano, 1843 – Lowell, 23 luglio 1886), la donna che introdusse e rese famoso il can can negli Stati Uniti. La Molacchi fu la protagonista nella rappresentazione western di Ned Buntline, Scouts of the Prairie, assieme a Buffalo Bill e a Texas Jack Omohundro. Di questo spettacolo rimangono alcune foto di gruppo degli interpreti fatte dall’italiano Carlo Gentile, che lavorò per qualche tempo come fotografo nella compagnia assieme al figlioletto adottivo Carlos Montezuma che nello spettacolo aveva una piccola parte.

Buffalo Bill e la moglie Louisa

Poi Diventato il famoso Buffalo Bill ed eroe nazionale per il presunto duello contro un capo Cheyenne al quale tolse lo scalpo per vendicare Custer, inventò il suo grande spettacolo che portò in giro per il mondo, anche nel paese di origine della moglie con due tournée nel 1890 e nel 1906. La prima del 1890 con tappe a Napoli, Torino, Genova, Alessandria, Trieste, Udine, Milano, Bergamo, Brescia, Firenze, Cremona e Roma, Nonostante fosse massone, Buffalo Bill incontrò il 3 marzo 1890 Papa Leone XIII. Su Avvenire del 10 gennaio 2017 di Cody – Marco Roncalli pubblicò un bellissimo intervento che ne racconta le dinamiche:, dopo la richiesta di alcuni “pellerossa” di incontrare il Pontefice, infatti, gli amerindi erano di religione cattolica,. Dopo un primo rifiuto, poiché “la compagnia era troppo numerosa. Però si permise a Buffalo Bill e a un gruppo ristretto di assistere al passaggio del pontefice nella Sala Ducale, mentre si sarebbe recato nella Sistina per le cerimonie dell’anniversario dell’incoronazione”. Sul ‘New York Herald‘ dell’epoca si leggeva: «Uno degli spettacoli più strani che siano mai stati contemplati tra le mura austere del Vaticano è stato l’ingresso sensazionale compiuto questa mattina da Buffalo Bill alla testa dei suoi indiani e cowboy […] Tra affreschi immortali di Michelangelo e di Raffaello e in mezzo alla più antica aristocrazia romana, apparve improvvisamente una banda di selvaggi con le facce dipinte, coperti di piume e di armi, armati di accette e coltelli ». Su Avvenire Roncalli menziona un singolare aneddoto che ha come protagonisti alcuni indiani: Un’altra scena più bizzarra riportata dalla stampa, quella degli indiani che prima salutarono l’arrivo del Papa con le loro urla, quindi si prostrarono per la benedizione e, rialzandosi, tornarono a urlare. Quanto bastò secondo alcuni cronisti «per far impallidire lievemente il Papa», secondo altri «per strappargli un sorriso incuriosito ». Buffalo Bill portò in regalo a Leone XIII un bouquet e un cuscino di fiori che disegnavano il suo stemma. Il Papa gli fece invece dono di rosari e medaglie del pontificato (ora conservate al museo di Denver)”. Buffalo Bill poco prima della morte si convertì al cattolicesimo. Altra curiosità, in Italia rimase famoso anche grazie a storie e fumetti sin dagli anni 20 da parte dell’editore Nerbini, che lo aveva visto esibirsi a Firenze nel 1906. Ma con l’avvento del fascismo, con l’italianizzazione delle parole straniere e soprattutto dopo l’entrata in guerra contro Gli Usa, Nerbini fece diventare Buffalo Bill romagnolo come il Duce, tal Domenico Tombini, un immigrato da Faenza o Da Forlì, evitando così la censura….  
Però, anche le leggende hanno i loro piccoli incidenti di percorso; e capitò proprio in Italia, proprio l’8 marzo del 1890 a Roma, in zona Prati di Castello, tutto per colpa di un’accesa discussione tra l’eroe del selvaggio west  e il Duca Caetani , che sosteneva che i suoi butteri  guidati dal capo mandriano delle tenute dei Duchi Caetani Augusto Imperiali (Cisterna di Latina, 27 agosto 1865 – 18 dicembre 1954) fossero più bravi dei cow boy di Buffalo Bill.  Questa la cronaca dell’epoca: «Il morello, tenuto con le corde, si dibatte frenetico; s’alza sulle zampe di dietro, tira rampate. I butteri le schivano sempre con la sveltezza di uomini esperti. Riescono finalmente a mettergli la sella con il sottocoda, e d’un salto uno dei butteri gli è sopra. E’ Augusto Imperiali. Nuova tempesta di applausi. I butteri, entusiasti del successo ottenuto, saltano, ballano, buttano all’aria i cappelli, tanto per imitare in tutto quello che si è visto fare dagli americani. Augusto Imperiali fa est e un nobile italiano duca Onorato Caetani che sosteneva a perfetto provinciale che i suoi butteri fossero più bravi dei leggendari cowboy a stelle e strisce – nella foto in alto Buffalo Bill con alcuni butteri – Lanciato il guanto, accettata la sfida e anche la posta in gioco 500 lire, bei soldini al tempo che Buffalo Bill già credeva di poter intascare agevolmente: gli imbattibili americani contro i brutti, sporchi, 

Augusto Imperiali

sconosciuti butteri»(da Il Messaggero del 10.3.1890) 
Meno poeticamente i vaccari pontini diedero “una mazzata nei denti” ai mitici cow boy americani, domarono facilmente i cavalli americani addestrati a fare i selvaggi, ma lo stesso non fecero gli americani e la pesante umiliazione subita dai propri uomini, fece uscire fuori l’animo nobile del grande cacciatore Buffalo Bill, il quale memore di quando era cavallerizzo nel Pony Express, con grande rapidità il giorno dopo smontò baracche e burattini, e partì di gran fretta da Roma, dimenticandosi di onorare la scommessa e pagare le 500 lire al Duca Caetani.  Gli otto butteri Francesco Costanzi, Cesare Fabbri, Achille Fasciani, Achille Laurenti, Angelo Petecchi, Bernardo Quinti, Filippo Valentini, Alfonso Ferrazza ed il mitico Augusto Imperiali non arrivarono alle glorie di Hollywood, ma furono i protagonisti del film italiano girato nel 1949, da Giuseppe Accatino “Buffalo Bill a Roma” , probabilmente primo esempio di western all’italiana, dedicato alle batoste che presero gli yankee dai grandissimi e bravissimi laziali.

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