IL FAVOLOSO ISTRIONE, IN UN FILM IL VIAGGIO DI ANTONIO INFANTINO

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di Leonardo Pisani
Parlare di Antonio Infatino può essere semplice, basta un po’ di superficialità e parole “ritmate” al vento, parlarne affrontando la sua figura invece è difficilissimo. Si può cadere in una mitizzazione, nelle frasi fatte, nei cliché e sia discorrendo. Del resto è passato così poco tempo dalla sua scomparsa, questo documentario sulla sua vita artistica e umana, è stato preso alla provvista, diciamo con un po’ di forzatura non essendo un essere umano ma un’opera dell’essere umano. Antonio doveva esserci, il fato e la vita hanno destinato altro. Quindi ci siamo ritrovati ad assistere alla presentazione di un pregevole documentario, in un passato che è troppo recente, in un presente che forse già sente troppo il passato. Chi era Infantino, anche qui facile a scrivere, bastano i soliti luoghi comuni. Ma facendo un passo indietro, un anno fa ricordo una mia intervista con Eugenio Bennato che mi dice che la Basilicata è una terra magica e che avete un genio musicale come Infantino. Faccio un salto nel tempo, con Antonio Facciamo un viaggio surreale, da Roma fino a Potenza io, lui proseguiva per Tricarico. Ci vedemmo alla stazione Termini, lui veniva da Firenze, io da New York. Ciao, ciao, chi sei, ti ricordi di me, ecc ecc. Io con un libro sui racconti di Licantropi, lui con i Manga giapponesi, con noi un gruppo di ragazzi di Pompei. Parliamo. Chiacchieriamo, ci divertivamo e annoiamo allo stesso tempo. Gli ricordo un episodio alcuni anni prima. Venne ad Avigliano con Pina Iannielli, sentì dei suoni.. Era la forgia dei Claps, i maniscalchi per eccellenza di Avigliano. Lavoravano il ferro, come ogni maniscalco o fabbro o dir si voglia fa da secoli. Ritmo ternario? Binario? Alla Fine Infantino ci crea un concerto qualche giorno dopo: nel cortile del collegio provinciale portano la pesantissima incudine, i mastri della forgia battono i loro martelli possenti, ferro su ferro, suono su suono e Infantino suona… Anche questa anzi forse questa è l’anima della Musica. La Lucana Film Commission diretta da Paride Leporace c’è, sempre attenta. Il documentario sul maestro Infantino c’è, la maestria di Luigi Cinque c’è , il regista e scrittore avvisa che anche nel montaggio c’è una scelta. Niente effetti speciali o stratosferici, racconta anche una parabola orientale, ve ne sono tante versioni, comunque l’essenza è la stessa. Il suonatore o che abbia un violino o un liuto, che sia un sufi o un figlio dell’Impero Celeste, suona una sola nota. Non è monotonia, ha ricercato e ora sa che quella è la “Nota”. Istrione, un termine che ha del nobile nell’arte, dal tempo di quando gli italiani girano l’Europa del Barocco, quel seicento molto più vivo e meno noioso di quel che s’immagini.  Quando il comico- ovvero l’attore professionista – recitava, improvvisava, ballava, scriveva e cantava e suonava. Insomma come dice Cinque, istrionismo con sopraffina arte. Ora va di moda l’inglese, the fabulous Trickster, così è il lavoro del regista, siculo di origine, si considera uomo del Sud ma è uomo del mondo. Il favoloso burlone. Dove il personaggio centrale del racconto insieme allo stesso regista/musicista (in scena come sguardo viaggiatore ) e Monica, una giornalista, è Antonio Infantino. Attraverso lui e la sua musica affiorano luci e ombre di una cultura tradizionale, antica, mediterranea, meridionale e del suo disadattamento rispetto alla società mercantile postmoderna. Antonio è stato negli anni settanta ottanta il “re della taranta” e nello stesso tempo uno dei personaggi più significativi – come diceva Fernanda Pivano – della cultura italiana degli ultimi cinquant’anni: architetto, poeta, folk singer, regista, saggista. Un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di una verità essenziale. Una tournè e un vorticare di personaggi. Musica trascinante. Tarantolati rotanti. E come per un’ “arca perduta” c’è una questione che intriga, interessa e coinvolge tutti i personaggi che incontriamo. Tutti sono interessati al fenomeno del Tarantismo, alla sua misteriosa origine ma anche al suo più conosciuto risvolto popolare o al suo sfruttamento commerciale, o, come in parte nel nostro caso, al di là di particolari specificamente musicali, più o meno di moda, al suo intimo cuore. Esso ha origini molto arcaiche. Affonda in una sapienza di cui abbiamo tracce nel VI secolo avanti Cristo in quella Metaponto di Pitagora e dei pitagorici che ancora oggi è una parte nobile della Lucania. A veder bene – ci dice Antonio – essa è un’anima precisa del Sud. Un mistero essenziale, dirà uno dei protagonisti, paragonandolo al retrogusto di un profumo prezioso.  Un enigma. Già un enigma, al Don Bosco eravamo pochi ma quelli che la musica la seguono. Affianco a me ho Walter De Stradis, si scherza, si gioca, si parla seriamente e lo intervisto. Mi chiede: « E che c’entro io». O qualcosa del genere. Beh parliamo di musica. De Stradis è giornalista, scrittore, autore e mille etichette varie ma di certo la musica la sente, la narra e la “percepisce”. Gli chiedo di Infantino, se esce un dialogo interessantissimo. Da riprendere. Ma la summa quella vera, quella di chi la musica la vive, può essere sintetizzata in pochi e significativi aggettivi. «Rivoluzionario, complesso, l’artista più straordinario che il mondo lucano ha partorito negli ultimi 50 anni». Per De Stradis, Infantino era un personaggio multiforme, quindi un personaggio che non si finisce mai di scoprire, infinito. Ma gli chiedo, però non si corre il pericolo della mitizzazione. « Sì, in Basilicata si corre il pericolo della mitizzazione postime o di circostanza. Bisogna agire con il cuore ma anche a mente fredda e comprendere cosa ci ha lasciato questo grande personaggio, del suo esempio, di suoi studi, della sua arte a 360 gradi come ben sai Leonardo. Le mitizzazioni non devono interessarci, neanche le primogeniture. La strada di Infantino deve durare» . Poi? Il 27 aprile alle ore 19,15 nel Multicinema Galleria di bari, sarà, infatti, presentato THE FABULOUS TRICKSTER, opera risultata fra le vincitrici dell’Avviso pubblico per la concessione di aiuti alle PMI operanti nel settore della produzione cinematografica della Lucana Film Commission. A seguire Concerto in onore di Antonio Infantino. Vi partecipa un cast di musicisti d’eccezione: Antonello Salis, Riccardo Fassi, Luigi Cinque, Andrea Satta, Canio Lo Guercio, Alessandro D’Alessandro, Monica Belardinelli, Piero Brega, Francesco Loccisano, con la presenza significativa oltre che coreografica di dieci tarantolati guidati da Agostino Cortese. Regia di Luigi Cinque.

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