IL MAL DI LUNA TRA UNA TARANTA E L’AFRICA

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di Leonardo Pisani

Aracne tesseva la tela, un tempo donna ora ragno, punita per la sua arroganza. Ma calpestare un ragno porta sfortuna, così essere morsi da una tarantola, può far ballare dai fremiti e dal dolore. Ma la Taranta è anche vita e suono.  E il ritmo di una tarantola umana, vestita di nero, porta i Tarantolati in un viaggio nel tempo, metamorfosi musicali da bambini ad adulti, da musicisti a studenti, da musici di ritmi antichi, a studenti dell’era digitale.

….. Cosa c’è nella testa

È la tarantola che balla

Ci porterà fortuna

Certo il sound di Franco Ferri, Rocco Paradiso, Marcello Semisa, Pino Molinari, Pierluigi delle Noci, Enzo Granella, Giorgio Pavan, Gianluca Sanza, Luca Fabrizio, Viviana Fatigante ci porta in un luogo dal sapore lucano, ma immaginario, quella nera caverna potrebbe essere in qualsiasi posto. Musici e bambini allo stesso tempo, legati dal filo indissolubile di un uomo vero, taranta vivente dal volto di Domenico Fortunato.

Ci porterà fortuna/

Mani bianche mani scure

Tablet che diventano  reti astrali, cadenzati da un ballo con giochi di mano da parte dei giovani Amira De Felice, Marco Tedesco, Paolo De Vita, Lorenzo Sanza, Ines Ostuni, Yoseph Maria Stano, Nadia Lanorte, Rossella Di Stefano, Alex Pio Colangelo, Luca Nicola Basnuolo,

Un racconto, una musica, un suono, un ritmo unico e irripetibile materializzato nello splendido video firmato da Mimmo Greco.

Nella luce della luna

La malinconia ti prende 

nel vento caldo dell’Africa

È il “mal di luna”

Ci porterà fortuna

Quel filo di ragnatela, miscellanea d’immateriali materiali, di storie del passato che abbracciano un presente,  uno sguardo al futuro nelle metafore di età che s’incrociano e adulti che giocano come bambini e bambini che esplorano l’ignoto come adulti pronti a sfidare la vita e superare ogni ostacolo.

Fin da bambini la nuova tecnologia ci colpisce e ci stimola comunicando messaggi positivi e negativi. Seppur pensiamo di rimanere indifferenti a tutto ciò pensando di vivere la nostra esistenza arbitrariamente, non ci accorgiamo che ormai facciamo parte di un sistema senza via di uscita. Proprio come fa il ragno che con la sua laboriosità e precisione tecnica, tesse la propria tela per divorare il cibo ancora in vita ma solo dopo averlo paralizzato. Questo è Mal di Luna, il nuovo videoclip dei Tarantolati di Tricarico.

Sotto i cieli di Santa’Angelo Le Fratte e nei meandri di un antro dove La Tarantola vestita di nero tesse le trame del destino, la nuova armonia degli aedi della città arabo-normanna esorcizza i timori dell’inconscio umano, affidandosi a una Luna che porterà fortuna.

Nella luce della luna

La malinconia ti prende 

«Tenuti insieme da un filo apparentemente fragile ma estremamente resistente, come quello della tradizione, sin da bambini i Tarantolati sono attratti e allo stesso tempo spaventati da un veleno che provoca incoscienza – spiega Franco Ferri -È un demone che prima dà una profonda malinconia, il Mal di Luna appunto, e poi libera il movimento, facendoli urlare e agire in modo scomposto, agitati da un vento caldo e umido come quello che viene dall’Africa…».

Africa lontana, Madre Africa del primo uomo, Africa dei ritmi di tamburo, terra dove la musica diventa rito, magia, partecipazione, comunicazione.

Proprio quel filo del ragno lega il loro prestigioso passato, che ha fatto la storia della musica popolare, e li proietta nel futuro. Un futuro che vede i Tarantolati di Tricarico protagonisti di un nuovo travolgente linguaggio che non ha frontiere.

Del resto la Lucania è una terra di mezzo, tra oriente e occidente, tra le due Italie, miscellanea di culture, qui Pitagora profetizzava le sue armonie, nelle proporzioni perfette della musica vera sostanza primigenia (archè), passeggiando tra le Tavole Palatine dell’antica Metaponto , speculava del rapporto tra i numeri e le note musicali, di toni e semitoni, di scale di suoni. Lucania, terra di musica, da dove il normanno di Oppido, Giovanni figlio di Drochus, divenne sacerdote e partì per la Terra Santa. Il pellegrino di Basilicata divenne rabbino, divenne Obadiah il Proselito, l’autore del più antico manoscritto di musica ebraica e il primo compositore a trascrivere i canti della tradizione ebraica nella notazione musicale gregoriana. Basilicata, terra di ritmi e armonie, luogo d’incontro e di scambio, le melodie arabe e i ritmi oschi, le ballate normanne e le liriche greche, i tamburi longobardi e i suoni del Mediterraneo. Passato , presente e futuro, nel nuovo lavoro del gruppo lucano, giocato alla luce di una Luna metafisica, in una narrazione d’immagini forti nella loro semplicità, abilmente dirette da Mimmo Greco, nei suoi giochi di montaggio tra scenari chiusi e aperti, di penombra e luci, di passato e presente, rendono i fili dell’Uomo Tarantola, un legame di musica un ponte tra melanconia e speranza, rendendo questi rapsodi lucani, dei novelli Orfeo che riportano sulla terra i ritmi dell’anima, strappandola dalle ragnatele fili dell’Uomo Tarantola in un’Ade, senza luci e senza armonie.

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