PLURIMA MUNDI, IL ROCK CHE UNISCE STILI SENZA CONFINI

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di Roberta Gambaro
Quando parliamo di progressive rock, soprattutto italiano, non possiamo fare altro che pensare agli anni’70, a quel periodo di massima creatività e espansione del rock classico: tempi più lunghi, creazione di concept, un prolungamento e ampliamento del rock per come lo si conosceva, soprattutto dal punto di vista culturale e intellettuale. Area, Le Orme, New Trolls, furono alcuni dei più celebri e importanti rappresentati italiani del genere, come pure Lucio Battisti, Renato Zero, Angelo Branduardi e molti altri artisti che ne furono fortemente influenzati. Il prog rock richiede tempo di ascolto, immersione totale nella musica e nelle sue più infinite sfumature. I Plurima Mundi, band tarantina, dal 2004, con cercano di continuare la tradizione di un genere ormai forse elitario che, però, ha un ruolo importante all’interno della musica italiana e che tutt’oggi è ancora apprezzato, nonostante le contemporanee sonorità mainstream, decisamente più pop e nei testi fortemente didascaliche. Grazie al fondatore Massimiliano Monopoli, scopriremo il segreto che questo gruppo utilizza per far rimanere ancora viva la tradizione prog rock; che mischia e spazia dalla world music all’hard rock, toccando più stili e generi, in maniera eccellente e mai fuori misura, con eleganza e potenza. Vera poesia. All’interno di questa miscela, un viaggio all’interno della musica senza confini.
Massimiliano, tu sei un musicista professionista e anche un compositore. Come hai scoperto l’amore per la musica? Parlami dei tuoi percorsi e influenze artistiche…
«Provengo da una famiglia in cui la musica era sempre stata ascoltata e amata. Ho una sorella pianista e i miei genitori pensarono bene di farmi intraprendere lo studio del violino. Dopo il diploma decisi di approfondire lo studio della viola e anche lì mi diplomai. L’amore per un certo tipo di musica lo devo ai miei fratelli maggiori che, negli anni ’70, ascoltavano i gruppi pop che andavano di moda. Grazie a loro nacque la mia attrazione per gruppi come Emerson Lake& Palmer e PFM. Passata la moda, ormai il tarlo di quella strana musica, oggi chiamata progressive, era entrato dentro la mia testa e cominciai a volere approfondire le mie conoscenze su quel periodo e di conseguenza, sui gruppi che l’avevano resa così importante. E’ stato bello scoprire i King Crimson, Yes, Genesis, Gentle Giant, Jethro Tull e tanti altri».
Mi racconti la storia dei Plurima Mundi? Cosa significa o esprime questo nome che vi siete dati?
«Dopo anni di orchestra volevo intraprendere un nuovo percorso che mi desse nuovi stimoli. Suonavo già il violino elettrico per cui mi venne la voglia di sperimentare musica mai suonata. Il primo nucleo dei futuri Plurima Mundi nacque per suonare brani della PFM e Yes. Fu divertente. Ad un certo punto cominciarono a frullarmi delle idee che avrei voluto suonare, arrangiare. Ne parlai con Grazia Maremonti, la nostra vocalist e Massimo Bozza, bassista. Furono d’accordo nell’intraprendere la strada, suonando materiale inedito. Con mia grande felicità,le mie idee musicali piacquero molto agli altri e quello fu l’inizio dei Plurima Mundi. Il nome indica la varietà di generi e stili senza alcun confine. Un linguaggio musicale che potesse spaziare dal rock alla classica, dal funk alla fusion. Ecco il perché del nome Plurima Mundi».
Il vostro ultimo album, “Percorsi” è un viaggio musicale suggestivo ricchissimo, alla ricerca non solo di se stessi ma della musica autentica e pura, che non cerca (solo) di piacere agli altri ma cerca il vero piacere dell’ascoltatore. Un approccio che sta mancando sempre più. Si ascolta quasi per inerzia. I testi di “Percorsi” vedono la collaborazione della scrittrice Maria Giuseppina Pagnotta, parlano di amore e si rivolgono a un “tu”. Chi è quel “Tu” al quale vi rivolgete?
«“Percorsi”, distribuito dalla btf.it, è un album molto personale che descrive alcuni eventi accaduti dopo il nostro primo cd Atto l. Il primo brano “Eurasia” è l’insieme delle provenienze musicali in cui si combinano vari stili ed è uno brano strumentale. “E mi vedrai…per te” è un dialogo immaginario con una persona che hai amato che non c’è più e si conclude con la promessa di rivedersi nell’altra dimensione.” L….tu per sempre” descrive una amore finito con una grande delusione mentre “Male Interiore(la mia età)” è il risveglio dallo stato di torpore, una riflessione su ciò che è accaduto ma senza dare una spiegazione finale quindi, a chi ha ascoltato tutto, lascia liberi di dare una personale interpretazione. L’ultimo brano è la versione edit di L…tu per sempre, nato come un gioco ma che ha permesso di essere trasmesso in molte radio nazionali ed estere visto che dura poco più di 3 minuti. A proposito di Maria Giuseppina Pagnotta, l’incontro con questa grande scrittrice avvenne in modo quasi casuale e, leggendo alcuni suoi scritti, mi sono ritrovato riflesso in quello che stavo componendo. E’ stato spontaneo collaborare insieme con grande entusiasmo. Lei ha dato le giuste parole ai miei brani».
Voi siete musicisti in via d’estinzione, purtroppo. Creare alchimie musicali non è per chi si improvvisa ma per chi ha talento e studio alle spalle. Dunque, tu, da professionista, cosa pensi nel complesso, della musica di oggi? E il futuro, come lo vedi? Abbiamo ancora speranza oppure o ragione io a dire che siete in via di estinzione?…
«Speriamo di non estinguerci presto! A parte gli scherzi, ci sono tanti artisti e gruppi che realizzano ottimi lavori. Purtroppo,forse, c’è qualcuno che vuole che la musica inedita prodotta oggi sia messa in secondo piano dai talent che, secondo me, sono sono dei contenitori da cui escono cloni di cose fatte e rifatte senza nessuna originalità. E’ la moda del momento. Spero che tutto ciò, prima o poi, finisca. In quel momento verrà riscoperto tutto ciò che sembrava essere stato perso. Almeno io la vedo così e, per me, è più di una speranza per il futuro».

Avete altri progetti in cantiere e collaborazioni?
«Sicuramente l’appuntamento più importante sarà quello in cui suoneremo Fiera Internazionale della Musica di Milano, il primo giugno, presso l’auditorium Testori. Sarà molto bello suonare sullo stesso palco dove, dopo, si esibiranno i Trip, gruppo cult del prog italiano degli anni 70. Abbiamo diverse date in Italia e sarà l’occasione per ritrovare nuova energia e creatività per il prossimo lavoro che, spero, uscirà entro i prossimi due anni. Collaborazioni? Nel primo cd avemmo come graditissimo ospite Lino Vairetti degli Osanna che cantò in un brano. Per il futuro si vedrà, tutto sarà fatto in modo spontaneo perché ci piace così».

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