La Consigliera di Parità può SOLO affiancare il ricorso proposto da un cittadino elettore, non ha la possibilità di proporlo direttamente

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Dall’Avv. IVANA PIPPONZI riceviamo Comunicato stampa e volentieri pubblichiamo

Osservo, mio malgrado, che a nulla è valso una sentenza del TAR di Basilicata, storica per questa Regione e non solo, in quanto “l’abilità” amministrativa del Sindaco di Vietri è riuscita a farne strame.
Il principio accolto dal TAR che ho contribuito a sostenere attraverso l’appoggio del ricorso fatto da una Donna elettrice di Vietri, è quello contenuto nella nostra Carta Costituzionale agli artt 3 e 51 laddove si afferma l’uguaglianza dei sessi e la cultura paritaria, propria dei Costituenti.

Il TAR, per suo ambito di agire, non poteva che sanzionare il “procedimento amministrativo” carente utilizzato dal Sindaco in sede di prima nomina della Giunta Comunale.

La risposta a questa Sentenza del Tar che ha annullato il Decreto di nomina di quella Giunta Comunale ha prodotto come unico risultato quello di aver toccato l’orgoglio “maschile” del Sindaco che, attraverso un nuovo e più attento procedimento, ha provveduto alla riproposizione della stessa giunta comunale, formata da soli uomini, gli stessi di prima.

 

Considerato che nei confronti degli stessi giammai era stato espresso un giudizio, mi limito ad augurarli un buon lavoro al servizio dei propri cittadini.

In quanto all’operato del Sindaco, rilevo che poco ha compreso della profondità della Sentenza del TAR, testimoniando ancora una volta la necessità di un intervento legislativo finalizzato a rendere attuato il principio costituzionale su richiamato.

La Legge Delrio – constatando a distanza di 50 anni dall’entrata in vigore della Costituzione la mancata attuazione del principio della Parità in essa affermato – ha colmato il vuoto “imponendo” agli Enti con un numero di abitanti superiore a 3.000, di avere almeno il 40% di rappresentanza di uno dei due generi.

Con questa Legge non ha inteso superate il dettato Costituzionale per i Comuni più piccoli ma si è semplicemente rimesso alla sensibilità degli Amministratori.

Quella sensibilità che il Sindaco di Vietri ha dimostrato di non avere.

In molti mi hanno chiesto per quale motivo ho agito giudizialmente solo nei confronti di questo Comune e non di altri che pure si trovano nella stessa condizione.

La risposta è semplice ed è contenuta nella Legge istitutiva della mia Funzione.

La Consigliera di Parità può SOLO affiancare il ricorso proposto da un cittadino elettore, non ha la possibilità di proporlo direttamente.

Nel caso di Vietri si è verificata questa condizione che ho colto proprio per offrire uno stimolo agli amministratori affinché avessero potuto comprendere come nel terzo millennio occorra superare in via definitiva la cultura di genere derivante dal passato.

Preciso, inoltre, che gli atti di diffida stragiudiziale sono stati inoltrati a TUTTI i Comuni che non hanno rispettato la rappresentanza femminile in Giunta, financo al Comune di Potenza che, periodicamente, le riceve.

Alla luce dell’affermazione di forza posta in essere da Sindaco di Vietri, comprendo che siamo ancora lontani dall’ottenere questo risultato ed è solo un aggravante rilevare che tale cultura alberghi in un giovane che dovrebbe essere già cresciuto in un periodo storico diverso dove è quotidiano questo dibattito.
Ho svolto, come sempre, il mio ruolo con onestà intellettuale sapendo che non ci sono altri obiettivi nel mio agire se non quello di affermare la cultura paritaria.

Continuerò con la medesima grinta anche nel futuro, tutt’altro che intimorita dagli atteggiamenti misogini proposti, coltivando la speranza che anche questo dibattito possa servire a rendere più illuminati gli amministratori ed a comprendere che l’equilibrio tra i generi è solo un arricchimento per la società tutta.

Ai posteri l’ardua sentenza!
La Consigliera regionale di parità
Ivana Enrica Pipponzi

Siete vittime di discriminazioni di genere o molestie nel lavoro?
Consigliera di parità, una strada gratuita per le vittime di molestie e discriminazioni

 

scritto da Simona Rossitto il 12 Aprile 2018 Ilsole24ore.com

 

 

 

 

Siete vittime di discriminazioni di genere o molestie nel lavoro?

Oltre alla classica via di rivolgervi a un legale per vedere tutelati i vostri diritti c’è un’altra opportunità, meno nota: ricorrere alla consigliera di parità, una figura che ha il compito di verificare l’attuazione dei principi di uguaglianza e di pari opportunità.

La consigliera, che è un pubblico ufficiale, può anche andare in giudizio a supporto di chi ha subito discriminazioni. Si tratta tuttavia di una strada poco battuta, un istituto gratuito ma poco conosciuto.

E, soprattutto, si tratta di una figura, spiegano le consigliere di parità della Citta metropolitana di Milano, Chiara Vannoni e la supplente Sabrina Bandera, che ha ancora delle criticità, soprattutto in tema di risorse economiche necessarie per lavorare.

L’istituto è stato infatti penalizzato dalle ultime modifiche normative e privato di risorse proprie.

Servirebbe, insomma, secondo le consigliere, una riflessione a 360 gradi sui compiti e il ruolo di questa figura che richiede competenze molto elevate ed è stata istituita con una legge del ’91 a cui hanno fatto seguito varie stratificazioni normative.

UNA FIGURA SUPER PARTES CHE PUO’ ANDARE IN GIUDIZIO

La gratuità del ricorso alla consigliera di parità e il fatto che questa figura sia un pubblico ufficiale, super partes e che può anche andare in giudizio, si presentano a prima vista tra i vantaggi della scelta di questa via.

“Il ricorso alla consigliera- suggerisce l’avvocato Tommaso Targa, dello studio Trifirò & Partners – è completamente gratuito. Inoltre si tratta di una figura imparziale che può raccogliere mandato anche da parte di più persone in una sorta di class action”.

Le aziende – spiega l’avvocato Targa – temono molto eventuali iniziative della consigliera di parità. Si tratta di una figura peraltro molto interessante: ha infatti poteri e capacità di agire. La legge c’è, ed è del 1991, poi recepita nel Testo Unico del 2001. Il problema, semmai, è quello della pubblicità insufficiente su questa figura. Il limite nel ricorso alla consigliera è proprio quello che non c’è consapevolezza di poter reagire alla discriminazione e alle molestie ricorrendo anche alla consigliera di parità . Occorrerebbe maggiore informazione”.

Secondo l’ultima analisi dei dati contenuti nei rapporti delle consigliere di parità, presentata a maggio scorso e relativa al 2016, hanno fatto ricorso alle consigliere di parità 2.152 persone. Lo stesso rapporto, però, sottolinea che i dati sono approssimativi.

L’84% delle richieste è stato presentato da donne, il resto dagli uomini.

Per il 26% si sono recati personalmente negli uffici della consigliera di parità, per il restante 74% hanno utilizzato altri mezzi di comunicazione di massa.

LA MANCANZA DI RISORSE TRA LE CRITICITÀ DI QUESTA FIGURA

L’analisi dei rapporti delle consigliere, relativa però al 2016 denunciava una situazione economica delle consigliere disomogenea, in particolare per quanto attiene le risorse finanziarie residue del Fondo Nazionale, trasferite negli anni precedenti e ancora giacenti sui capitoli di spesa degli enti locali. Attualmente, spiegano le consigliere Vannoni e Bandera, servirebbero più risorse economiche, ma soprattutto la possibilità di utilizzarle, dal momento che le poche risorse disponibili sono spesso “bloccate” da Regioni e Province per ragioni di carattere contabile. Inoltre manca, nella loro esperienza, il sostegno trasversale che sarebbe necessario a questo istituto.

A diversi anni dall’utilizzo della figura della consigliera servirebbero un chiarimento e una riflessione a 360 gradi sui compiti attuali.

Le consigliere della città metropolitana di Milano, ad esempio, non sono pagate, non hanno neanche il rimborso previsto per altre consigliere provinciali, con i problemi pratici che nella gestione del loro ruolo ciò comporta.

Ma soprattutto, notano Vannoni e Bandera, non è ad esempio pagato il ricorso alle consulenze legali spesso necessario nei casi in cui le consigliere debbano andare in giudizio.

C’è solo il patrocinio gratuito per le persone che si rivolgono alle consigliere. Tutto ciò si traduce uno stallo nell’attività di questa figura e in una sua applicazione a macchia di leopardo nelle diverse regioni e province.

CHE COSA DICE LA LEGGE

La consigliera di parità è stata istituita con una legge del 1991 che ha stabilito che questa figura, presente a livello nazionale, regionale e provinciale, ha il compito di presidiare la condizione della donna nel mercato del lavoro.

Il Decreto legislativo n. 196/2000 (e successivamente il Decreto legislativo n. 198 del 2006) ha introdotto una nuova disciplina strutturalmente unitaria delle consigliere e dei consiglieri di parità.

Il ruolo delle consigliere, alle quali è riconosciuta una sorta di priorità nella designazione e nella nomina – a parità di requisiti professionali – appare centrale per sanzionare le discriminazioni e per incentivare le azioni positive.

I REQUISITI DELLE CONSIGLIERE/I DI PARITÀ

Il decreto legislativo n. 196/2000 prevede che le consigliere e i consiglieri di parità abbiano funzioni di promozione e controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, di pari opportunità e di non discriminazione per donne e uomini nel lavoro.

Nell’esercizio delle loro funzioni, le consigliere e i consiglieri sono pubblici ufficiali e hanno dunque l’obbligo di segnalare all’autorità giudiziaria i reati di cui vengono a conoscenza.

La nomina delle consigliere e dei consiglieri di parità regionali e provinciali avviene con decreto del Ministro del Lavoro, di concerto con il ministro per le Pari opportunità, su designazione degli organi individuati da regioni e province.

Per divenire consigliere/i occorre possedere requisiti di competenza ed esperienza pluriennale in materia di lavoro femminile, con riferimento alle normative sulla parità e pari opportunità e sul mercato del lavoro. Il mandato ha durata di 4 anni, rinnovabile una sola volta.

Avv. Morena Rapolla : ” Chi comprende realMENTE il senso di certe battaglie per la Parità, non può che nutrire stima ed ammirazione per l’ egregio lavoro che la Consigliera Ivana Pipponzi sta svolgendo da quasi due anni in Basilicata.
Un’ azione energica e capillare di un Pubblico Ufficiale che ha diffidato quei Comuni rei di aver violato la Legge Del Rio nelle giunte, limitandosi ad applicare una LEGGE DELLO STATO.
Il ricorso spiegato dalla Consigliera ed accolto dal TAR, a sostegno del ricorso fatto da una Donna elettrice di Vietri di Potenza, è quello contenuto nella nostra Carta Costituzionale agli artt 3 e 51 laddove si afferma l’uguaglianza dei sessi e la cultura paritaria, figlia dei nostri Costituenti.
Il TAR, per suo ambito di agire, non poteva che sanzionare il “procedimento amministrativocarente utilizzato dal Sindaco di Vietri in sede di prima nomina della Giunta Comunale.
Chi impronta il proprio agire sulla più stringente LEGALITÀ e vive con SENSO DI RESPONSABILITÀ il proprio ruolo istituzionale, non può e non deve temere niente e nessuno, ivi comprese certe farneticanti esternazioni che nascono da una profonda ignoranza ed inadeguatezza a svolgere la propria mission.”


Domenico Leccese

 

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