Omicidio Marta Russo: analisi linguistica del confronto tra Salvatore Ferraro e Gabriella Alletto

UN CASO ALLA VOLTA:  Omicidio Marta Russo oggi avrebbe compiuto 43anni 

La Dott.ssa URSULA FRANCO ha effettuato l’analisi linguistica del confronto tra Salvatore Ferraro e Gabriella Alletto

 

 

 

 

Marta Russo

Marta Russo (Roma, 13 aprile 1975), una giovane studentessa di giurisprudenza, il 9 maggio del 1997 intorno alle 11 e 40, mentre camminava in compagnia dell’amica Jolanda Ricci nei giardini dell’Università la Sapienza di Roma, è stata colpita da un colpo d’arma da fuoco alla testa ed è morta 5 giorni dopo. Il colpo d’arma da fuoco è stato esploso, attraverso una finestra dell’Aula 6 dell’Istituto di Filosofia del Diritto da Giovanni Scattone mentre lo stesso si trovava in compagnia di Salvatore Ferraro. Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, accusati di omicidio volontario in concorso, sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e quattro mesi per omicidio colposo aggravato e a 4 anni e due mesi per il reato di favoreggiamento personale.

 

Salvatore Ferraro e Giovanni Scattone

Presidente: Il dottor Ferraro ha detto che non si trovava in quella stanza, non si trovava nemmeno all’Università.

Salvatore Ferraro: Io però signor Presidente non… non so come funziona bene il confronto, avevo bisogno anche di fare qualche domanda, so che normalmente è oggetto del… del confronto, le contestazioni, però se non era eeea, se non l’affatica parecchio.

 

Gabriella Alletto: L’affatica.

La Alletto sottolinea la parola “affatica” pronunciata dal Ferraro, una parola offensiva e fuoriluogo che l’imputato accompagna all’aggettivo “parecchio”; già da subito è chiaro che il Ferraro è deciso ad umiliare la testimone.

Salvatore Ferraro: La posso chiamarla signora Gabriella, ancora?

Gabriella Alletto: Certo.

Salvatore Ferraro: Senta io volevo tornare un attimino a questo questo 9 maggio, no?. Lei ha descritto questa… questa scena… ehm… volevo sapere, lei chi ha visto uscire per prima? Posso porre queste… sono due, tre semplici domande che mi servono… volevo chiederle: Ehm, chi è uscito per prima d… da quell’aula numero 6?

Quando dice “Lei ha descritto questa… questa scena”, Ferraro usa per due volte l’aggettivo “questa” per riferirsi alla scena dell’omicidio, non ne prende le distanze con un “quella scena” o dicendo “una fantomatica scena”.

Ferraro continua ad usare un linguaggio subdolamente offensivo quando riferendosi alle domande che intende fare le definisce “semplici”.

Quando Ferraro dice “lei chi ha visto uscire per prima?” e “chi è uscito per prima d… da quell’Aula numero 6?” lascia intendere di credere alla Alletto, infatti non mette in dubbio la sua testimonianza dicendo “lei chi avrebbe visto uscire da quell’Aula numero 6?” come ci saremmo aspettati, ma le chiede chi, avendo visto uscire dei soggetti dall’Aula 6, abbia “visto uscire per prima”.

Gabriella Alletto: Io ricordo il dottor Scattone.

Salvatore Ferraro: Eh, io sono uscito prima o dopo di lei, questo lo ricorda?

 

Gabriella Alletto: Questo lo ricordo, è uscito prima.

Salvatore Ferraro: Mi ha visto uscire?

Ferraro non mette in dubbio la testimonianza della Alletto, non dice “Mi avrebbe visto uscire?” ma “Mi ha visto uscire?” confermandoci ancora una volta che si trovava in quell’Aula e che di lì uscì.

Gabriella Alletto: Sì.

Salvatore Ferraro: Si ricorda dove… dove sono andato?

Anche in questo caso Ferraro non mette in dubbio la testimonianza della Alletto, non dice “Si ricorda dove sarei andato?” ma “Si ricorda dove… dove sono andato?” ammettendo con la frase “sono andato” di esserci andato.

Gabriella Alletto: Dove è andato? Forse verso la sala cataloghi, sicuramente, sì.

Salvatore Ferraro: Verso la sala cataloghi, scusi se insisto su… su questo particolare, ricorda se nel corridoio ha trovato la presenza, c’era la presenza di studenti, assistenti o impiegati?

Gabriella Alletto: No, non lo ricordo, come di solito qualche persona c’era.

Salvatore Ferraro: C’e… perché lo ricorda?

Gabriella Alletto: Sì.

Salvatore Ferraro: Quindi c’era qualche persona?

Gabriella Alletto: Ma non ricordo chi fosse, non l’ho individuata.

Salvatore Ferraro: Sì, sì, no, no, per carità, io no, dato che c’è stata tre volte nel corridoio, poteva conservare questo… questo ricordo, ecco perché mi sono permesso di farle… di farle questa domanda. Senta lei ha detto in un… qualche verbale, no?, io mol… (interrotto) volevo dire, lei, già in un verbale, aveva detto che eee quando arrivavo io ero molto pressato dagli studenti.

Ferraro usa per due volte l’aggettivo “questo” per riferirsi al “ricordo” della Alletto, mostra vicinanza, non ne prende le distanze dicendo “quel ricordo”.

Gabriella Alletto: Prego?

Salvatore Ferraro: Molto pressato dagli studenti.

Gabriella Alletto: Lei?

Salvatore Ferraro: Molto pressato dagli studenti, no?. Quando arrivavo in Istituto, l’ha detto anche in un… no?. Si ricorda?. Si ricorda?. Anche lei ha parlato di una mia.. di una mia disponibilità

Gabriella Alletto: Sì, infatti, collaborava molto con gli studenti, era sempre disponibile.

Salvatore Ferraro: Si ricorda che arrivavano sempre: “E’ arrivato il dottor Ferraro!”. Tutti addosso al dottor…?

Gabriella Alletto: Sì, era l’unica persona disponibile in Istituto, più degli altri, questa è la verità.

Salvatore Ferraro: E’ la verità.

Ferraro riesce a dire che il fatto che lui fosse disponibile “E’ la verità” ma non riesce ad usare questo termine in relazione al suo racconto di quel giorno.

Salvatore Ferraro: Mi chiedo come… come è possibile che nessun studente di giurisprudenza, è la facoltà più numerosa d’Europa, quel giorno non mi abbia visto né entrare e né uscire.

Presidente: Signora Alletto, lei dovrebbe ricordare all’imputato quello che ha visto, che cosa faceva l’imputato?

Gabriella Alletto: L’imputato, lei già si riferisce nella scena in cui eee?. L’imputato Ferraro stava con la mano nei capell… con le mani tra i capelli, in un gesto molto particolare per lui, perché non l’ha mai fatto, e si tirava indietro i capelli, in un gesto di disperazione, secondo me.

Presidente: Lei su questo punto cosa può dire?

Salvatore Ferraro: Guardi, voglio dire questo signora Gabriella, io, come lei sa, non ero in Aula 6, non ero in Istituto, quel giorno.

Ferraro è capace di falsificare e di accusare la teste di aver detto il falso. Con il “come lei sa” mette alla prova la Alletto che però gli risponde per le rime.

Gabriella Alletto: Io non so questo.

La Alletto prende possesso di ciò che dice con il pronome personale “Io”, in altre parole la testimone nega in modo credibile.

Salvatore Ferraro: No, no, lei lo sa perfettamente.

Ferraro non riesce a dare della bugiarda alla Alletto perché sa che non lo è.

Gabriella Alletto: No.

La Alletto continua a negare senza aggiungere parole al proprio “No”, parole che, se fossero state presenti, avrebbero indebolito la sua negazione.

Salvatore Ferraro: No, mmm moderiamoci, no, lei lo sa benissimo tant’è vero che lei l’ha anche preannunciata questa situazione, c’è una famose interc…

Gabriella Alletto: L’ho preannunciata!?

Salvatore Ferraro: Glielo dico subito, lei disse un giorno in un’intercettazione: “Io non c’ero”.

Gabriella Alletto: Sì.

La Alletto ammette.

Salvatore Ferraro:… però mi viene… mi conviene dire che c’ero, cioè ha preannunciato quello che poi ha fatto successivamente.

Gabriella Alletto: No, questo è un atto di disperazione che avevo.

La Alletto dice di non aver parlato per la disperazione ed è credibile visto il clima che si era creato in Istituto.

Salvatore Ferraro: Era un atto di disperazione, del fatto che appunto rischiava di andare in carcere, che quindi bisognava… bisognava…

Gabriella Alletto: No, non rischiavo di andare in carcere, anche se sono stata molte volte avvertita di questa cosa qui, infatti non mi sono messa paura neanche l’11 quando c’è stato l’interrogatorio, se bene ha notato.

Salvatore Ferraro: Signora, guardi iii, alcune persone la vogliono far passare per una mentitrice, io… io la conosco molto bene, io so che è una bravissima persona, che di norma non mente, sicuramente di norma non giura sulla testa dei suoi figli perché lei sa benissimo che io con… so quanto lei vuole bene ai suoi figli, quando lei ha giurato sulla testa dei suoi figli, lei giurava la verità…

Gabriella Alletto: No.

La Alletto nega senza aggiungere parole al proprio “No”, parole che, se fossero state presenti, avrebbero indebolito la sua negazione.

Salvatore Ferraro:… sul fatto che non aveva visto nessuno, ma voglio tornare su un punto…

Gabriella Alletto: No, no, Presidente, io mi coprivo dietro un paravento, per me… per me era un aiuto, quello.

La Alletto dice la verità quando afferma di aver mentito per la disperazione, ce lo dice il fatto che prende le distanze dalle proprie menzogne iniziali con un “quello”.

Salvatore Ferraro: La testa dei suoi figli (inc)?

Gabriella Alletto: No, quello di mentire in quel momento, basta.

La Alletto nega e precisa a che cosa si riferisse, è concisa, precisa e pertanto credibile.

Salvatore Ferraro: Sulla testa dei suoi figli, signora?

Gabriella Alletto: Dottor Ferraro, non l’ho mai fatto in vita mia una cosa del genere ed è stata l’unica, spero… spero nella mia vita di madre che sia l’ultima.

Salvatore Ferraro: Era la verità, signora io la conosco bene.

Ferraro è subdolo, spera di minare la sicurezza della Alletto facendo presa sui suoi sentimenti nei confronti dei figli.

Gabriella Alletto: Non è che mi posso… non è che mi metto paura perché lei mi dice che mi conosce bene, le cose sono andate in questo modo e io solamente dopo un mese ho deciso di star… di dire questa cosa, è stata un mmmm una cosa molto grave per me, ha stravolto la mia vita, sono stata anche minacciata recentemente, ho ricevuto una lettera in cui mi dicevano: “Ti venga un cancro alla gola”. Va bene?. E questo è quello che s’aspetta una persona dopo che dice la verità?. Sono queste le cose?. Che mi danno della sgualdrina, della svergognata!. La lettera ce l’hanno gli avvocati, perfetto…

Salvatore Ferraro: Mi dispiace, non dice la verità, comunque… scusi posso continuare, Presidente?

Gabriella Alletto:… perfetto, perfetto!. Io sono stanca di questa situazione, voglio rientrare in seno alla mia famiglia… tranquilla.

Salvatore Ferraro: Sì, certo, ne ha diritto.

Gabriella Alletto: Confessate quello che dovete fare voi!. Io ho fatto quello che dovevo fare.

Un invito forte quello della Alletto, la quale mostra senza mezzi termini al Ferraro che lei non lo sta subendo.

Salvatore Ferraro: Signora, io non c’ero ed anche se mi conviene dire che c’ero, purtroppo non c’ero, questo è il problema, però vo… voglio dirle una cosa…

Ferraro è vago, non nega in modo credibile.

Gabriella Alletto: Non mi interessa, sono loro che dovranno giudicare, non io.

Salvatore Ferraro: Lei anche molto gentilmente…

Gabriella Alletto: Sempre gentile e disponibile, non sarei dovuta essere neanche qui, oggi. Sto facendo uno sforzo su me stessa e tutta mia buona volontà.

Salvatore Ferraro: (…) io quello che mi chiedo signora e mi sorprende, lei ha visto questa scena, perché non m’ha mai fatto un riferimento?

Ferraro affermando e non domandando “Lei ha visto questa scena”, ci dice di credere alla Alletto e invece di prendere le distanze dall’omicidio con un “quella scena”, mostra vicinanza alla scena con l’aggettivo “questa”.

Gabriella Alletto: Perché non me l’ha fatto lei?

Salvatore Ferraro: Eh, perché io non avevo nie… nessun riferimento da farle.

La Alletto mette in difficoltà il Ferraro che ha bisogno di due pause per rispondere.

Gabriella Alletto: Prego?

Salvatore Ferraro: Perché io non avevo nessun riferimento da farle, perché quella scena non esiste.

Una risposta cruciale, Ferraro è capace di dire “quella scena non esiste” perché ne parla al presente ed è logico che non esista nel momento in cui ne parla, finché ne ha parlato al passato l’ha definita “questa scena”.

Gabriella Alletto: Però dopo che è successa quella cosa lei non è più venuto da (incomp) inIstituto.

Da notare l’uso di “quella” da parte della Alletto, la donna prende le distanza dal fatto al contrario di Ferraro che usa dire “questa scena”.

Salvatore Ferraro: Cosa?. Ho fatto qualcosa come 15 ee sessioni d’esami, signora, signora.

Gabriella Alletto: Sì, forse evidentemente ha fatto le sessione d’esame dentro la stanza d’esame ma non è più venuta… ma non è più venuto in segreteria, non è più venuto in segreteria.

Salvatore Ferraro: Perché non mi ha fatto… Signora Alletto, abb…. abb… abbiamo fatto le suddivisioni degli esami insieme, io e lei, gomito a gomito per gli esami del 16 e del 19.

Gabriella Alletto: No, no, no, non lo ricordo assolutamente questo che abbiamo fatto le…

Salvatore Ferraro: Ah non lo ricorda.

Gabriella Alletto: No che non lo ricordo.

Salvatore Ferraro: Che non se lo ricorda!

Ferraro insiste su un fatto irrilevante.

Gabriella Alletto: Io mi ricordo che dopo non è più venuto lei con la stessa serenità e disponibilità con cui era prima.

Salvatore Ferraro: No, no, ecco, va bene, va bene, ecco va bene allora.

Ferraro ammette ciò che gli contesta la Alletto ovvero di aver cambiato abitudini.

Gabriella Alletto: Mi ricordo che lei c’ha avuto delle titubanza a firmare quella lettera di solidarità per il professor Romano perché l’ha sbattuta…

Salvatore Ferraro: No, ho firmato molto tranquillamente.

Il fatto che Ferraro senta la necessità di aggiungere “molto” a tranquillamente ci dice che tranquillo non era.

Gabriella Alletto: No, no, no, no.

Salvatore Ferraro: Signora, ha detto che ero chiuso, che ero più chiuso.

Gabriella Alletto: Sì, c’aveva delle titubanze lui a venire in Istituto, tant’è che una volta la signora Maria le ha anche rivolto la parola dicendo: “Ah dottor Ferraro mi sembra che sia dimagrito da quando…“, sospeso tutto quanto, è successo quello che è successo, voleva dire. La signora Maria le ha rivolto questa parola.

Salvatore Ferraro: Allora… signor Presidente si può anche documentare che io da… da… da almeno il 15 maggio…

Gabriella Alletto: Sì, si potrà documentare ma non è venuto verso la segreteria,

Salvatore Ferraro: Sono stato sempre, quotidianamente, in Istituto da quel giorno, tranquillamente, facendo lo spiritoso sulle indagini, rilasciando interviste ai telegiornali e avendo un… un normalissimo rapporto con la signora All… Gabriella, con la quale abbiamo fatto la suddivisione degli esami, io mi chiedo perché la signora…

Il fatto che Ferraro sottolinei che faceva “lo spiritoso sulle indagini”, poiché non gli fa onore, ci permette di inferire che lo facesse per allontanare i sospetti da sé. Il fatto che dica che il rapporto con la Alletto era “normalissimo” ci rivela che normale non lo era più.

Salvatore Ferraro: Il problema è che sia… il problema è che abbiamo avuto modo di vederci e lei non ha fatto mai un… perché non mi ha detto: Cosa ha combinato Giovanni?

Perché la Alletto avrebbe dovuto dirgli qualcosa? Il fatto che Ferraro continui a ripetere questa cosa ci fa pensare che avesse supposto che la Alletto non lo avesse visto.

Gabriella Alletto: Ma io ho lavorato anche con Liparota in Istituto se… se mi fossi veramente esternata con lui, a dirci qualche cosa, a metterci d’accordo, l’avrei fatto anche con lui che vedevo tutte le mattine, anziché con lei.

Salvatore Ferraro: E perché non l’ha fatto? Perché a me non ha detto nulla? Avevamo questo rapporto affettuoso, perché non m’ha detto…?

Ferraro supera il limite definendo il rapporto tra lui e la Alletto “affettuoso”…

Gabriella Alletto: Affettuoso? tra virgolette, affettuoso.

… tanto che la Alletto lo riprende.

Salvatore Ferraro: Tra virgolette, è chiaro, tra virg… è chiaro, tra virgolette.

Gabriella Alletto: E’ chiaro, eh.

Salvatore Ferraro: Eh, perché non m’ha mai detto nulla?. Cosa avete fatto?. Cosa ha fatto Giovanni?. Ma che fate portate le p…?

Altre ammissioni tra le righe: una cosa fatta in due, una cosa fatta da Giovanni, le pistole in Istituto. Perché tirare in ballo Scattone? Perché Ferraro non vuole che gli venga attribuito ciò che non gli appartiene, non fu lui a sparare Marta Russo e intende precisarlo.

Gabriella Alletto: Giovanni, quando mai l’ho chiamato Giovanni, io, Scattone, scusi eh?

Salvatore Ferraro: Ah Scattone, dottor… il dottor Scattone cosa ha combinato?. Ma siete pazzi?. Ma che fate con le pistole…?. Perché non m’ha mai fat…

Il 7 settembre 1998 Ferraro, invitato a rilasciare dichiarazioni spontanee, ha affermato: “Non nascondo, con grande vergogna, di aver più di una volta pensato, solo per uscire dal carcere, di fare delle dichiarazioni accusatorie nei confronti di Scattone. Già dal giorno del mio arresto, e lo vorrei raccontare, mi fu offerta questa possibilità…”.

Le dichiarazioni accusatorie di cui Ferraro parla le ha fatte durante il confronto con la Alletto chiedendo alla donna “il dottor Scattone cosa ha combinato?”, una frase attraverso la quale Ferraro ha voluto far sapere alla Corte che fu Scattone a sparare il colpo mortale.

Gabriella Alletto: Ma che… ma che cosa io dovevo dire sapendo quello che mi aspettava e che m’è cascato addosso tutto quello che m’è cascato addosso.

Salvatore Ferraro: Cosa…

Gabriella Alletto: Che cosa…

Salvatore Ferraro: (inc) una verità, signora

Gabriella Alletto: Che cosa, chi? C’avevamo il professor Romano che ci diceva: “Non c’entriamo, Non abbiamo fatto niente!”, mi ha… mi hanno tartassata.

La Alletto spiega il perché non abbia parlato subito ed è credibile.

Salvatore Ferraro: Scusi, lei ha visto questa scena, lei ha visto questa scena.

Da notare che ancora una volta e per ben due volte Ferraro non domanda alla Alletto se avesse visto la “scena” ma afferma: “lei ha visto questa scena” non solo non mettendo in dubbio la testimonianza della Alletto ma anche mostrando di non essere capace di prendere le distanze dalla scena per l’uso dell’aggettivo “questa”.

Gabriella Alletto: Sì.

Salvatore Ferraro: Io e lei, io e lei privatamente, io e lei, c’entravamo evidentemente, se è vera quella scena che lei racconta. Perché non me ne ha mai parlato?. Perché non m’ha detto?

Un’altra ammissione: “Io e lei, io e lei privatamente, io e lei, c’entravamo evidentemente”.

Nel momento in cui Ferraro mette in in dubbio la scena riesce a definirla “quella”.

Gabriella Alletto: Perché era un tarlo dentro il mio cervello, non ha visto che ho cambiato atteggiamento, se m’avesse visto qualche volta.

Salvatore Ferraro: Ma un riferimento alla scena.

Ormai è chiaro di quale “scena” si parli e Ferraro la chiama “scena” senza più aggettivi.

Gabriella Alletto: Perché dovevo fare riferimento alla scena?

Il confronto tra Salvatore Ferraro e Gabriella Alletto è stato un clamoroso autogol per Ferraro, il quale ha ammesso di essere stato nell’Aula 6 con Scattone e con la teste. Egli ha inoltre tenuto a precisare che a commettere l’omicidio fu Giovanni Scattone.

La Alletto ha mostrato di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che spesso induce i soggetti che dicono il vero a limitarsi a rispondere con poche parole in quanto gli stessi non hanno necessità di convincere nessuno.

Vale la pena di analizzare altre due dichiarazioni di Salvatore Ferraro relative al giorno del ferimento di Marta Russo:

“Lo ripeto, quel terribile giorno in cui Marta Russo fu ferita mortalmente, per me è stata una giornata normale perchè ero a casa a studiare, ero davanti a un libro arancione di linguistica. Con me c’era mia sorella. Poi ricevetti alcune telefonate e verso le 11.45 ricevetti anche la visita di Marianna Marcucci. Me lo ricordo perchè parlammo della cena per il compleanno di sua sorella ( …)”.

“Quel 9 maggio, per me, fu una giornata incredibilmente normale, di routine (…) Ero a casa a studiare, dopo le prime pratiche mattutine mi sono messo davanti a un libro, di colore arancione, era un libro di linguistica (…) C’era anche mia sorella (…)”.

In entrambe le dichiarazioni Ferraro descrive la giornata come “normale” e “incredibilmente normale, di routine”, un segnale linguistico detto “Normal Factor” che ci indica che fu una giornata tutt’altro che normale.

Domenico Leccese