MARCO GALLO DA LAGONEGRO, IL PICCOLO “MARCIANO” ITALIANO

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di Leonardo Pisani
Mi arriva un messaggio da Silvio Agostini, vice presidente dell’Accademia Pugilistica Schiano: «Leonardo, domani ricorrono i 38 anni dalla vincita del primo titolo italiano di Marco». Rimango di stucco, Marco Gallo mi aveva chiamato al cellulare qualche giorno prima, poi penso, come passa il tempo, scrivendo spesso di boxe a volte sembra che il tempo si fermi. Era il 26 marzo 1980. Sul ring di Lugo di Romagna il già campione italiano dei gallo Alfredo Mulas, un pugile esperto con un pari contro il fortissimo Zurlo al campionato europeo e il 25enne di Lagonegro che vince per ko alle terza ripresa con un montante destro da capolavoro seguito da un gancio sinistro. Piccolo, muscoloso, gran gancio sinistro e un destro che fa male, avanzava sempre senza curarsi di niente e nessuno, Un piccolo Marciano lucano. Una difesa del titolo vinto per ko contro Lalli, poi cede il campionato al fortissimo Melluzzo. Ma il futuro campione europeo quella sera soffrì molto.  Gallo era un pugile che non aveva paura di nessuno, affrontava anche avversari con più esperienza come Siracusa oppure temuti ed evitati come l’inglese Flint. Marco Gallo era così: ha affrontato i migliori da subito. Piccolo di statura anche per i piuma, era un bulldozer che non si arretrava mai mai e affrontava tutti a muso duro. Giovane professionista esordiente al suo decimo incontro va in casa de l campione italiano dei piuma Natale Carreda, un boxer con 55 incontri alle spalle . Dal ring di Cagliari quel giugno del 79 il giovane lucano ne esce sconfitto dalla giuria sulle 10 riprese; un verdetto dal sapore casalingo. Ma lo mette in evidenza come un serio contente al titolo italiano che diverrà suo il 26 marzo 1980. Un piccolo grande Marciano lagonegrese. Un uomo di altri tempi, aveva ritmi intensi sul ring e nella vita e non mollava mai. Sveglia presto; alle 5 footing e poi in fabbrica a lavorare, Dopo subito in palestra ad allenarsi; era pur sempre un pugile professionista e di quelli bravi. Vita dura da quando aveva lasciato quel paesino nel Sud Basilicata., Lagonegro immerso nel verde, su una montagnola. Ora abita a Pistoia. Marco Gallo aveva sempre lottato caparbiamente da buon lucano. Aveva già vinto un campionato italiano nei piuma; poi un secondo nei superpiuma e il prossimo avversario tanto per cambiare era forte. Alfredo Raininger, qualche mese prima re d’Europa nella stessa categoria. Per allenarsi in palestra era salito da Taranto un giovane superpiuma emergente Claudio Nitti – nel 1989 sarebbe diventato campione italiano dei superpiuma- longilineo, alto e con tecnica. Nitti era lo sparring ideale, aveva caratteristiche simili a Raininger e avrebbe anche combattuto quella sera del novembre 1984. I due divennero presto amici. Una sera dopo lo sparring e la doccia Nitti notò che Marco Gallo aveva una specie di fanale e cercava un metodo tenerlo fermo sulla testa . «Ma che fai» chiese il giovane pugile. Il Lucano rispose: «Domani alle 5 vado a correre e mi serve fissarlo sulla testa ; devo riuscire a tenerlo acceso e non farlo cadere». Nitti lo guardò sbalordito e gli disse « Ma vabbè , ma alle 5 non è tanto buio poi c’è l’illuminazione dai. Marco sei esagerato». Gallo lo guardò e rispose : «Mica per il buio. A quella ora dove vado a correre ci sono i cacciatori di cinghiali. Mica ho voglia di farmi sparare». Doveva correre, cinghiali o non cinghiali, cacciatori non cacciatori e dopo andare a lavorare in fabbrica e poi in palestra. Era così caparbio e tosto il piccolo Marciano Lucano. «Una persona eccezionale – racconta Nitti – mi faceva sentire a mio agio. Mi veniva prendere in albergo per andare in palestra e mi accompagnava dopo. Gentile nella vita ma sul ring era un duro; non aveva paura di nessuno». Gli chiesi del trasferimento a Seravalle Pistoiese in Toscana, lui nato il 19 novembre 1955 a Lagonegro, mi rispose «avevo 9 anni quando i miei si trasferirono in Toscana. Sono un emigrato praticamente e lo dico sempre ; ed io stesso ho iniziato a lavorare subito. Pensa avevo 13 anni e neanche potevo legalmente ma lavoravo e come se lavoravo. Lavoravo tanto… … Ci ritorno spesso e volentieri; sono cresciuto sono cresciuto in Toscana e ho l’accento toscano e si sente. Ma sono pur sempre un lucano e inutile il legame affettivo rimane sempre. Poi anche a distanza di anni, quando ritorno a Lagonegro; oltre ad essere il toscano Marco Gallo mi trattano ancora come se fossi il campione di pugilato; è cosi. Molto bello e molto calore da parte dei miei concittadini» 
Sulla pagina facebook della Schiano hanno scritto : Si scrive Accademia Pugilistica “Ugo Schiano”, si legge Marco Gallo” . Spiega Agostini: «Ho conosciuto Marco in palestra quando da ragazzo mi avvicinai a questo sport. Purtroppo per vari motivi mi allenai solo per pochi mesi. Marco era alla fine della propria carriera agonistica, ma lo ricordo ancora che si allenava insieme ad altri pugili presenti dell’epoca “Schiano”. Ci siamo rincontrati tanti anni dopo, io oramai 32 enne e lui maestro, quando mio figlio volle fare pugilato. Marco lo prese subito sotto la propria ala protettrice, lo allenava con passione, ma soprattutto gli insegnava ogni giorno a vivere la vita vera. Con Marco i rapporti sono sempre stati confidenziali e sin da subito abbiamo avuto un feeling naturale. Una persona che non si è mai risparmiata sul ring e non si risparmia nella vita. Tutti lo conoscono a Pistoia (e anche fuori!!), tanti hanno approfittato del suo buon cuore e del suo aiuto per entrare nel mondo del pugilato con la sua reputazione; pochi gli sono rimasti al fianco nel momento del bisogno e tutti si sono

allontanati quando non era rimasto più nulla da prendere(la “Schiano” attualmente è senza sede). Nonostante questo, Marco crede fermamente nell’amicizia e nel pugilato, pronto ad aiutare tutti senza mai tirarsi indietro come ha sempre fatto. Marco Gallo è un campione e un guerriero non solo nello sport ma soprattutto nella vita». A pensare che divenne pugile per caso «Ero bassotto; un po’ sovrappeso e volevo dimagrire; iniziai per scherzo. Poi poco a poco sono diventato un agonista – racconta – Da dilettante ho affrontato gente quotata ; ero forte e spesso mi facevano affrontare anche pugili di categoria superiore. Alla fine ho fatto il vuoto attorno a me, mi allenavo ma non trovavo avversari. Poi da professionista non avevo timore di nessuno. Anzi più forti erano e più mi divertivo e mi caricavo. Del resto poi ogni incontro ha una storia a se; ogni avversario va rispettato dal modesto al fuoriclasse ma personalmente avrei affrontato tutti. Come ero abituato d dilettante che basso di statura e peso gallo combattevo anche con i superleggeri, senza timore». Perde il titolo con Meluzzo, sconfitta dall’emergente Loris Stecca, futuro campione mondiale, sale di categoria e fa il miracolo: Batte Liscapade per ko nella eliminatoria all’italiano dei superpiuma e nel settembre 1983 vince il suo secondo titolo contro Di Muro. Lo difende 6 volte vincendo sempre prima del limite: Nardi, due volte contro Giuseppe La Vite, Bizzarro, Raininger . Scala anche i vertici europei ; entra nei primi 12 della classifica mondiale ed ha la possibilità per diventare campione europeo contro il fortissimo Renard, ma il belga lo batte, ma Gallo come al solito si fa rispettare.

Ora è il maestro Marco Gallo, amato dai suoi allievi. «La boxe è ’ sacrifico tanto sacrificio; quando io mi alzavo per andare ad allenarmi vedevo i miei coetanei ritornare a casa dopo una notte di divertimento – mi confida – Ho fatto altre scelte e non me ne pento. Perché la boxe non è solo uno sport; non è violenza ma è rispetto, sacrificio insomma. La boxe mi è rimasta nel sangue. Mi piace allenare, mi piace stare i nfondere la mia esperienza, poi ringiovanisce a stare assieme ai ragazzi; anche se a volte diciamolo ti fanno arrabbiare. Ma fa parte del gioco».
Un giorno mentre scherzavamo al cellulare, parlando di vecchi pugili e nuovi boxer, Poi Marco Gallo si ferma un attimo, diventa triste e mi ricorda di quel gran pugile che fu Jean Marc Renard, trovato morto a soli 52 anni dalla moglie dopo circa 36 ore dal suicidio.
Aveva lasciato due lettere di addio spiegando il gesto per i problemi affettivi. Questi è Marco Gallo da Lagonegro: due volte campione italiano, guerriero indomito, uomo dal cuore d’oro.

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