NEL SAGGIO DI VITO RICCI, LA PARTICOLARITA’ TEMPLARE NEL SUD ITALIA

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di Leonardo Pisani

La parte meridionale della penisola italiana e la Sicilia videro una presenza molto significativa dell’Ordine templare per una serie di motivazioni: la posizione geografica, la viabilità, i porti, la produzione cerealicola. Questo territorio fu organizzato amministrativamente nel corso del tempo in una o due province con a capo un ufficiale chiamato maestro provinciale che fungeva da raccordo tra la periferia, costituita dalla rete capillare delle precettorie, e il centro, la Sede dell’Ordine in Oltremare. Sono questi due gli argomentisviluppatinel libro di Vito Ricci, autore da diversi anni impegnato nella ricerca sugli Ordini religioso-militari nell’Italia meridionale, “Maestri provinciali e province templari nel Mezzogiorno italiano”.

La provincia continentale, detta Apulia, fu tra le prime ad essere create, come risulta dagli Statuti dell’Ordine, ed aveva la sua sede principale a Barletta; in diversi momenti storici la Sicilia si staccò dall’Apulia godendo di una propria autonomia che divenne sistematica dopo la Guerra del Vespro che decretò il passaggio dell’isola sotto il controllo aragonese. Accanto allo studio dell’organizzazione amministrativa templare nell’Italia meridionale, il lavoro di Ricci ha tentato, pur nella difficoltà del reperimento delle fonti (l’archivio centrale dell’Ordine fu distrutto a Cipro dai Turchi nel XVI, mentre quello provinciale di Barletta andò perso durante il bombardamento tedesco di San Paolo Belsito nella Seconda Mondiale), di ricostruire le carriere di quei cavalieri che furono a capo delle due province, osservando come, almeno dalla metà del XIII secolo, ovvero da quando le fonti sono più abbondanti, il loro cursus fosse caratterizzato da elementi comuni e ricorrenti: l’aver prestato servizio in Terrasanta o l’essere persone di fiducia del Maestro generale. Dall’analisi sulla provenienza geografica dei maestri provinciali presenti nel Mezzogiorno si nota come essi provenivano in gran parte dall’area francese, con qualche rara eccezione rappresentata da tre esponenti della famiglia piemontese de Canelli, imparentata con Manfredi e con gli Aragonesi. Al contrario della provincia di Italia-Lombardia, che comprendeva la parte settentrionale della penisola italiana, dove i vertici dell’Ordine erano espressione della nobiltà locale, in Apulia e in Sicilia le posizioni di comando erano saldamente occupate da cavalieri transalpini. La monografia di Vito Ricci va a colmare un vuoto che si presentava nella storia dell’Ordine templare nel Mezzogiorno, andando a fornire un tassello importante nello studio e nella conoscenza di questo argomento, completando quando già fatto per la parte settentrionale della Penisola da Elena Bellomo. Interessante notare come due maestri, uno della provincia di Apulia (Guillaume di Beaujeu) e uno di quella di Sicilia (Armand de Perigord), dopo aver ricoperto tali incarichi riuscirono a raggiungere il vertice della struttura amministrativa dell’Ordine essendo eletti Maestri Generali. Il libro si avvale della prefazione di DamienCarraz, docente francese di storia medievale all’Università di Clermont Auvergne e uno dei maggiori esperti internazionali dell’Ordine templare.

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