LA CORTE DEI CONTI FA TREMARE I VERTICI DI APPENNINO LUCANO

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POTENZA. Un terremoto giudiziario contabile si è abbattuto sul Parco dell’Appennino Lucano. Dal fascicolo che il “Roma” ha visionato in esclusiva emerge che nel mirino della Corte dei Conti di Basilicata è finita la gestione economica finanziaria “allegra” dell’Ente. Sono chiamate a giudizio il 19 giugno prossimo 14 persone tra dirigenti e attuali ed ex vertici del Parco. Tra questi figurano l’ex presidente e l’attuale facente funzioni, che opera in regime di prorogatio, rispettivamente Domenico Totaro e il geometra Vittorio Triunfo.
È stato inviato l’invito a dedurre anche all’attuale direttore generale dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, nominato con la delibera di Giunta regionale nell’agosto 2016, l’architetto Vincenzo Fogliano. Compariranno inoltre in aula, dinanzi ai giudici contabili lucani, tutti e tre gli attuali componenti del collegio dei revisori: Ciro Di Iorio e Giovanni Tucci, in rappresentanza del Ministero economia e finanza, e Decio Giovanni Scardaccione, in rappresentanza della Regione Basilicata. Gli altri coinvolti sono alcuni membri dell’attuale consiglio direttivo, quali: Rocco Perrone, sindaco di Sasso di Castalda, Marco Zipparri, consigliere e assessore comunale di Marsicovetere, Giuseppe Votta e Gaetano Montemurro. Nel fascicolo d’indagine della procura contabile si leggono infine i nomi di: Maria Greco, Domenico Mitidieri, Tonia Pessolano e l’avvocato Simona Aulicino. Varia e ampia la rendicondazione vagliata dalla Guardia di Finanza e che riguarda alcune tipologie di rimborsi spese, tra cui quelli attinenti alla benzina e ai buoni pasto, nonché le indennità di missione e l’indebito utilizzo delle auto di servizio. Così come prospettato dall’accusa sarebbe stato illegittimo, per esempio, l’utilizzo, fatto da alcuni alti dirigenti dell’Ente, delle autovetture di servizio usate per recarsi dal luogo di abitazione presso gli uffici lavorativi. In tema di autovetture è stato vagliato anche il contratto di concessione in comodato stipulato dal direttore Fogliano e l’Ente, in cui si prevedeva la concessione di una vettura di proprietà di Fogliano all’Amministrazione, a certe condizioni. Secondo l’accusa il maggiore responsabile del presunto danno erariale di circa 165 mila euro è il direttore Fogliano.
Le indagini avrebbero fatto emergere lo sperpero di risorse pubbliche perpetrato dagli amministratori del Parco, nonché sprechi «relativi in particolare all’incarico conferito all’arch. Fogliano, ad alcuni emolumenti a lui attribuiti, alle spese per carburante a lui indebitamente erogate, a spese per una consulenza». L’udienza, come dicevamo, è fissata per il prossimo 19 giugno, ma dal copioso fascicolo che il “Roma” sta studiando, diverse sono le opacità nella gestione Totaro e che lo stesso dovrà chiarire alla Giustizia contabile.
Oltreché a una serie di attività che, al netto del giudizio erariale e/o penale, meritano di essere sviscerate e analizzate. Intanto un nuovo presidente non c’è. Anche questo tema che approfondiremo nelle prossime edizioni.

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