Il Terremoto Centro Italia ha prodotto un SISMA anche all’interno delle varie categorie professionali

Condividi subito

Ingegneri Volontari Ipe scrivono in data 11 gennaio 2017 alla Protezione Civile e al CNI: riflessioni e proposte, a distanza di oltre un anno cosa è cambiato in positivo ?


Una rete di VOLONTARI TECNICI IPE – un gruppo libero ed indipendente di ingegneri – ha scritto una lettera aperta al presidente dell’IPE, l’ing. Patrizia Angeli, al CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI, nella persona del suo Presidente Armando Zambrano, al Commissario Straordinario Vasco Errani e al CAPO DIPARTIMENTO della PROTEZIONE CIVILE Fabrizio Curcio in merito agli Eventi sismici Centro Italia 2016 e, in particolare, agli aspetti organizzativi del censimento danni.

 

Ecco il testo della lettera, che si caratterizza per la costruttività sia delle analisi che delle proposte, e che quindi ROMA condivide e vuole contribuire a diffondere.

I tecnici, abilitati AeDES e già mobilitati nella campagna di sopralluoghi per il Sisma del Centro Italia 2016, premesso che condividono pienamente i presupposti con cui il CNI ha dato vita all’associazione IPE e apprezzano l’ottimo lavoro svolto dal CNI e dalla Presidente IPE Ing. Patrizia Angeli, che ha saputo supportarli e guidarli in ogni momento della loro attività, si chiedono, però, se i provvedimenti fin qui attuati vadano realmente nella direzione giusta per il superamento dell’emergenza e la mitigazione delle difficoltà della popolazione che ha subito questo dramma. Crediamo che la pubblicazione dell’Ordinanza 422 e dell’Ordinanza del Commissario Straordinario n. 10 del 19/12/2016, le quali aprono la redazione della scheda AeDES ai tecnici privati, abbiano decretato, sic et simpliciter, il fallimento del sistema di rilevamento del danno così come avviato all’inizio dell’emergenza che era basato sul principio di uniformità di giudizio e di terzietà della valutazione del danni

Pertanto pensiamo che:
– aver sospeso, in un contesto di emergenza, l’attività tecnica di volontariato sostituendola con una prettamente professionale ha svilito e umiliato il lavoro di ogni volontario che ha investito soldi e tempo in un corso di formazione, ha prestato la sua opera professionale in modo del tutto gratuito, per puro spirito di solidarietà, ha rinunciato non solo a preziose giornate lavorative ma in alcuni casi alle meritate pause delle giornate di festa, anticipando, tra l’altro, le spese vive delle trasferte;
– è una scelta che penalizza chi ha creduto nel il progetto NTN, vedendolo come opportunità per la categoria degli Ingegneri di svolgere quell’importante ruolo di volontariato tecnico di supporto al sistema di protezione civile disciplinato già dall’art. 6 comma 2 della Legge
225/92, nell’interesse della sicurezza della collettività, in linea con il nostro Codice Deontologico Professionale;
– è una scelta che innesca un potenziale conflitto tra il professionista, che, accettando l’incarico privato di compilazione della scheda, non è diffidato dall’accettare un eventuale ulteriore incarico per la riqualificazione della medesima unità, e i volontari rilevatori sotto la direzione della Di.Coma.C. ai quali non solo è giustamente vietato di assumere incarichi per gli edifici periziati ma è vietata qualsiasi forma di pubblicità della propria attività professionale. Il paradosso è che i tecnici volontari sono sfavoriti, nell’assunzione degli incarichi, rispetto ai colleghi che non hanno partecipato alla forma volontaria di rilievo del danno;
– viene a mancare, inoltre, il requisito di obbligatorietà di formazione del tecnico rilevatore privato e non è chiaro chi possa accertare il titolo delle competenze di tipo tecnico e strutturale (art. 1 comma 1);
– Il tecnico di parte, da solo e non più necessariamente in squadra, è certamente soggetto a pressioni da parte del committente, con ipotizzabile rischio di condizionamento dell’esito, visto che, potenzialmente, potrà assumere anche l’incarico della successiva progettazione e direzione dei lavori;
– la verifica delle schede è limitata al solo 10%, mentre finora è del 100% quella sottoposta al vaglio preventivo della Dicomac; questa nuova modalità, quindi, non garantisce la qualità della valutazione;
– alla scheda viene dato un valore economico non definito, compreso all’interno delle spese tecniche complessive, aprendosi così al rischio che il compenso per l’attività sia legato all’esito e non al necessario lavoro per la compilazione;
– mantenendo la procedura “ordinaria”, con tecnici volontari abilitati AedES in contemporanea e limitatamente ai casi individuati dall’ordinanza, andremo incontro sicuramente a disomogeneità di giudizio per lo stesso evento.
Per quanto riguarda le scelte organizzative molti tecnici hanno espresso le osservazioni di seguito riassunte:
– si potevano effettuare sopralluoghi speditivi da parte di tecnici anche comunali o da tecnici fast nelle zone distanti dall’epicentro riservando alle squadre AeDES, appositamente formate, i sopralluoghi nelle aree più problematiche in modo da sfruttare al massimo le competenze in campo; spesso, infatti, le squadre Aedes hanno svolto interi turni di sopralluoghi su edifici non interessati da danni riconducibili all’evento sismico, collocati in Comuni per i quali i valori della scala macrosismica erano uguali o inferiori a cinque;
o si poteva evitare di fare anticipare ai tecnici le spese di vitto ed alloggio nei primi turni di sopralluoghi. Ci è stato detto che le spese sostenute verranno rimborsate, ma a data e con modalità, a tutt’oggi, ancora non definite;
– non si condividono le modalità stabilite in itinere sul rimborso per il mancato guadagno giornaliero previsto dal DPR 194/2001, che, valutato proporzionalmente al reddito professionale dichiarato l’anno precedente, taglierebbe fuori tutti i giovani ingegneri e chi si è trovato in difficoltà l’anno precedente. Sarebbe più opportuno stabilire un rimborso consistente in una diaria giornaliera uguale per tutti, atteso che l’impegno e il lavoro da svolgere sono uguali per tutti;
– non si accetta il limite minimo dei 10 giorni di presenza che farebbero scattare tale rimborso, ed inoltre chiediamo tutte le altre tutele garantite per qualsiasi altro volontario impegnato anche per un solo giorno in emergenza (il mantenimento del posto di lavoro pubblico o privato e il mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro pubblico o privato);
– si chiede che IPE sia iscritta fra le associazioni di protezione civile, in quanto ci sembra che questa situazione sia anomala rispetto a quella di tante associazioni volontarie esistenti (Soccorso Alpino, Speleologi, Croce Bianca ecc.);
– i tecnici IPE rischiano ogni volta che entrano nei fabbricati danneggiati, sono esposti a nuovi eventi sismici che possono trasformare in trappole mortali i luoghi su cui operano. Per le loro “missioni” non percepiscono alcun compenso, anzi anticipano spese e rendono disponibili i loro beni strumentali. Sono professionisti specializzati e rispondono ad un codice deontologico alla pari dei medici, ma i loro pazienti sono gli edifici danneggiati: il loro scopo è salvaguardare la vita degli abitanti e lo fanno perché è il loro lavoro, la loro passione, la loro missione nella società. Spesso la loro attività sul campo è ritenuta non ordinaria dalle assicurazioni professionali e quindi c’è anche l’incertezza che le polizze coprano i rischi da essa derivanti;
– vogliono pertanto che sia riconosciuta la specializzazione dei tecnici IPE, chiedono il riconoscimento economico della prestazione in emergenza ed il rischio personale e professionale derivante;
– chiedono, infine, che sia reso pubblico l’elenco di agibilitatori formati AeDES sul sito del Commissario Straordinario per la ricostruzione, sul sito degli Ordini/Federazioni/Consulte, della Protezione Civile e sui siti istituzionali delle quattro Regioni interessate, così da consentire ai privati cittadini di prenderne conoscenza, ricordando che terminata l’emergenza, sono professionisti disponibili alla ricostruzione.

Non intendono criticare aprioristicamente le decisioni prese, vogliono invece contribuire attivamente per migliorare il sistema di cui hanno deciso di far parte e di cui condividono i principi, suggerendo quindi alcune proposte che potrebbero, a loro parere, velocizzare le operazioni di rilevamento:

–  formazione veloce (40 ore di corso o meno) di altri tecnici strutturisti da associare all’IPE per utilizzarli sul campo;
– comporre squadre impegnate sul territorio con un tecnico specializzato IPE e un tecnico con esperienza in altri eventi sismici e/o con competenze strutturali da formare sul campo. Stabilendo un congruo numero di giornate di formazione sul campo, si può avere una crescita esponenziale del numero di squadre attive;
– formare squadre miste Aedes – Fast in modo da potere utilizzare, contemporaneamente, una procedura snella di assegnazione dell’esito A (edificio utilizzabile) o di compilare, a firma di due tecnici, uno almeno dei quali abilitato, la scheda Aedes, senza rinviarla ad un nuovo sopralluogo o ancor peggio, al giudizio di un professionista incaricato dal privato. L’adozione di questa procedura basterebbe, da sola, a raddoppiare il numero di squadre Aedes in campo;
– concedere più flessibilità nei turni con libera scelta dei giorni di permanenza. (molti di noi avrebbero svolto l’attività di volontariato il sabato e la domenica, evitando di perdere giorni lavorativi);
– inserire una sintetica descrizione del danno nelle istanze di sopralluogo, al fine di stabilire, mediandole con altri indicatori, (scala macrosismica, numero di segnalazioni, esiti dei primi sopralluoghi, valori di accelerazioni al suolo) delle priorità che rendano più proficui i sopralluoghi effettuati nelle prime fasi dell’emergenza;
– ottimizzare la distribuzione sul territorio dei :
a) centri di raccolta e controllo schede
b) logistica degli alloggi rispetto alle zone dove si lavora, per ottimizzare gli spostamenti in macchina e ottenere un rendimento migliore in termini di sopralluoghi eseguiti.                                                                                                                                                                                                                                                                                         c) per i turni successivi al primo eseguire l’accreditamento on-line recarsi direttamente al COC assegnato, senza passare dai centri superiori, con la possibilità di scegliere destinazioni territorialmente vicine, e/o di tornare in quelle in cui le squadre avevano già operato.
– Compilare le Aedes con tablet (con un pdf editabile e firma digitale e/o un’applicazione specifica che sostituisca il cartaceo aedes ) a tutto vantaggio al numero dei sopralluoghi
– Predisporre in comune la documentazione propedeutica con il software Erikus; per ottimizzare i tempi
– Impegnare i tecnici AeDES essenzialmente nella verifica degli immobili e compilazione della scheda e delegare altra persona nell’organizzazione degli appuntamenti che richiede un impegno anche giornaliero visto l’alto numero di seconde case.
Crediamo nello spirito con cui nasce I.P.E., associazione nazionale che opera a fini di solidarietà civile, sociale e culturale, per fornire interventi e consulenze qualificate nell’ambito delle competenze tecniche dell’Ingegneria, a servizio e tutela della collettività e dell’ambiente, sia in fase di emergenza e ancor più in fase di prevenzione. Proprio per la sua funzione di braccio operativo del CNI in emergenza, sarebbe auspicabile un migliore raccordo e coinvolgimento di IPE (che ci coordina e conosce le problematiche in campo) nelle decisioni che incidono sulla fase di gestione dell’emergenza e dunque sulla nostra attività, al fine di potenziarla.

Credono inoltre sia fondamentale snellire le procedure burocratiche attuate fino ad oggi e, contestualmente, proseguire e sostenere il metodo introdotto con l’istituzione del Nucleo Tecnico Nazionale, auspicando che presto sia formato da un nutrito e consistente gruppo di tecnici con competenze ed esperienze in ambito tecnico-strutturale, adeguatamente formati e aggiornati, per poter affrontare e superare con efficienza, tempestività, trasparenza e serietà tutte le future situazioni di emergenza.”

In Italia le donne laureate in ingegneria e architettura sono più del 34% del totale, superando Francia e Regno Unito.

GEOLOGI, PREVENZIONE BASE DEL DIALOGO TRA ISTITUZIONI E TECNICI

La cultura della conservazione, della prevenzione e della gestione delle emergenze sono i cardini fondamentali per la difesa del territorio.

Su queste tematiche si è incentrato il seminario di studio svoltosi presso la sede di Macchia Romana dell’Università degli Studi della Basilicata in Potenza lo scorso venerdì avente come titolo “Il nostro territorio. Un patrimonio per il futuro: il ruolo dei professionisti tra prevenzione del rischio e gestione dell’emergenza”.

Sono intervenuti Giuseppe D’Onofrio (Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza), Dario De Luca (Sindaco della Città di Potenza), Francesco Peduto (Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi), Maurizio Savoncelli (Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri) e Michele Lapenna (Consigliere Tesoriere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri) i quali con i loro interventi hanno fatto il punto sullo stato dell’arte e sul futuro delle competenze richieste nelle fasi emergenziali, senza prescindere dalla sinergia tra le diverse professionalità in campo.

Armando Zambrano, coordinatore delle Rete delle Professioni Tecniche ha discusso sul tema delle proposte delle professioni tecniche per la riduzione del rischio mentre Angelo Masi dell’Università degli Studi della Basilicata ha puntato l’attenzione sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente sviluppato su tre temi: il problema, gli strumenti, le opportunità. Claudio Moroni del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile ha evidenziato il ruolo dei tecnici nelle attività di protezione civile.

“Grazie all’impegno del Presidente Francesco Peduto del CNG, della Commissione di Protezione Civile e dell’intero Consiglio Nazionale dei Geologi, è stato riconosciuto ufficialmente e per la prima volta, il ruolo del geologo a supporto delle attività tecniche di Protezione Civile. Schede AGeoTec, GIS-Erikus oggi entrano a pieno titolo nell’approfondimento geologico delle schede AeDES anche grazie al contributo dei geologi e dei liberi professionisti che hanno collaborato alle attività di supporto tecnico alla Protezione Civile dopo il sisma del centro Italia 2016” – afferma Gerardo Colangelo, Presidente dell’Ordine dei Geologi di Basilicata.

E’ stata l’occasione per mettere in evidenza l’importanza del modello geologico del sottosuolo nella valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici. “Peccato che questi laboratori naturali che costano vite umane al Paese non sono state correttamente analizzate ed approfondite come purtroppo emerge dal Cap. 3 delle nuove NTC 2018” – afferma Raffaele Nardone, Tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi.

Nelle attività ed interventi finalizzati alla mitigazione del rischio sismico è fondamentale la conoscenza del territorio, la redazione e l’aggiornamento dei Piani di Emergenza in quanto sono la base per le attività di previsione, per definire gli stati di attivazione – attenzione, di preallarme e allarme, a cui corrispondono delle precise e determinate procedure nella pianificazione di emergenza.

“Oltre l’emergenza terremoto, la vera emergenza è la mancanza di conoscenza e di consapevolezza perché la vera prevenzione non può prescindere da un’azione sinergica e sistemica tra le istituzioni e il mondo delle professioni tecniche, inteso nelle sue diverse specificità ed esperienze” – afferma Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “La promozione della cultura geologica oramai non può più essere relegata in secondo piano, rispetto alla pianificazione e allo sviluppo sostenibile” – conclude Peduto.

I professionisti hanno il compito di individuare gli interventi utili finalizzati alla riduzione del rischio inteso sia come interventi diretti sulle infrastrutture che nella percezione del rischio stesso. Tra queste azioni un ruolo fondamentale lo riveste l’informazione intesa come comunicazione diretta da inoltrare alle popolazione, ai giovani nelle scuole con l’indicazione dei comportamenti da adottare in relazione ai rischi di un determinato territorio.

L’Italia è una nazione con un rischio sismico molto elevato a causa dell’intrinseca natura geologica del territorio e della spesso inadeguata pianificazione urbanistica che, in più occasioni, ha mostrato tutti i suoi limiti sottovalutando quegli aspetti geologici, geomorfologici, idrogeologici e sismici che caratterizzano l’evoluzione e le trasformazioni del nostro territorio.

Domenico Leccese

 

 

 

 

Condividi subito