Le Cronache Lucane

Il nuovo logo Matera 2019 OPEN FUTURE l’opinione di Patrice Makabu

Il nuovo logo Matera 2019 l’opinione di Patrice Makabu.       Cosa ne pensi del nuovo logo ? Innanzitutto

Il nuovo logo Matera 2019 l’opinione di Patrice Makabu.

 

 

 

Cosa ne pensi del nuovo logo ?

Innanzitutto prima di esprimermi su questo lavoro vorrei precisare che la mia attività nasce nel 1998 proprio con la grafica, mi sono occupato di design per il web sin dall’anno successivo, periodo sperimentale rispetto ai primi siti internet, epoca in cui i computer erano diffusi per lo più solo all’interno di aziende e di pochi uffici. Non esistevano neanche connessioni internet che permettessero un utilizzo capillare della rete.

Ancora oggi, dopo vent’anni spesso continuo a svolgere attività di consulenza in tal senso quando mi viene richiesto, nonostante le mie attività si siano evolute mi fa piacere ritornare alle origini. È assodato quanto oggi ci si preoccupi di piacere per propria immagine, è diventata una delle preoccupazioni più impegnative che esistano, complici sono senza dubbio i social network che spesso bandiscono regole rispetto alle quali è difficile sottrarsi.

La nostra immagine è importante, tutti chi più e chi meno ci occupiamo di renderla sempre migliore cercando di rinnovarla giorno dopo giorno stando al passo con la modernità. Nel corso di vent’anni ho sviluppato e supervisionato attività di comunicazione per centinaia di aziende, la prima cosa che ho cercato di fare sempre è stata quella di metterne in risalto un’identità, di farne trasparire quanta più possibile.

Un logo o un marchio, qualunque esso sia, rappresenta un ponte ideale tra un simbolo ed una corrispondenza, un codice comunicativo – è uno degli elementi delegati all’immediato riconoscimento di un prodotto, di un servizio, di una istituzione – dunque quanto più è riconoscibile tanto più rapidamente i legami rappresentati saranno ad esso mentalmente raccordati.

Un logo ben sviluppato è un mezzo per richiamare all’attenzione anche chi non ha ben chiaro cosa questo sia tenuto a rappresentare, la curiosità diventa il motore che spingerà verso l’approfondimento. Preventivamente allo sviluppo di un logo c’è sempre uno studio attento, un’origine, una storia, almeno quando si ha intenzione di comunicare qualcosa di importante in termini di nascita, sviluppo ed evoluzione. Anche il logo Matera 2019 ha uno studio alle spalle, lungamente illustrato in corso di presentazione, il suo sviluppo ha potuto contare su una ricerca attenta e di grande spessore come ormai tutti abbiamo appreso, un’investigazione che si è conformata in una serie di interessanti nozioni che però all’atto pratico non hanno collimato con l’esclusività del prodotto finale.

Il nuovo logo Matera 2019 pecca di impersonalità, non avendo alcuna catteristica distintiva né nel logotipo dove si è optato per la scelta di un font sin troppo semplificato, né e soprattutto nel pittogramma che appare enormemente distante rispetto a tutti gli elementi cui fa riferimento.

Non c’è alcun richiamo visivo al passato, una scelta voluta che paga lo scotto di una modernità originata da una spaccatura troppo profonda tra presente e passato.

Hai partecipato al Bando?

Non ho partecipato al bando, pur considerando una mia eventuale contribuzione, ma vista l’importanza del progetto sapevo che lo sviluppo di un logo come quello in questione avrebbe sottratto molto tempo ad altre mie attività, che in quel periodo richiedevano tutta la mia costanza.

Il bando in sé, inoltre, non mi convinceva pienamente e a quanto posso constatare la selezione finale si è basata su criteri che mi hanno dato ragione…

La scelta è caduta matematicamente per un solo progetto meritevole tra oltre 400 ritenuti di basso profilo, scavalcando legalmente l’opzione della giuria popolare che si è vista togliere il diritto a pronunciarsi.

Tenendo presente che il voto di tale giuria era da ritenersi fondamentale per un elemento che di per sé rappresenta la collettività. I loghi vengono per lo più sviluppati da professionisti, specialmente in contesti di particolare importanza, ma è molto importante testarne il gradimento del pubblico, è parte integrante di un progetto di comunicazione ben strutturato, in questo caso invece è stato consegnato una sorta di “pacco a sorpresa”.

Si è optato per la scelta di rappresentare una città unica per decisione unica.

Uno dei loghi che hai sviluppato ai fini istituzionali o altre iniziative?

Tra quelle di rilevanza istituzionale sul territorio ho realizzato su commessa il logo della Camera Civile di Potenza nel 2015 (correntemente in utilizzo) e la campagna Riscatto la Raccolta Differenziata realizzata per Comune di Potenza, Acta SpA, Legambiente nel 2012.

 

Graficamente si poteva pretendere di più?

Assolutamente si, nulla da dire per lo studio condotto al fine dello sviluppo di questo logo, lo ribadisco, ma graficamente si poteva fare di meglio.

 

 

Quando è necessaria una squadra di critici d’arte per spiegare il significato di un quadro che sarebbe altrimenti nei tratti incomprensibile, quel quadro pecca di troppa ermeticità, di conseguenza non comunica niente senza il dovuto supporto spesso non garantito.

Questo è il primo paragone che mi balza alla mente, la comunicazione dev’essere una risorsa fruibile da parte di tutti.

Ricordo alcuni esempi che negli anni si sono distinti nel panorama della creatività italiana in quanto ad approssimazione: il restyling del logo TIM che nonostante le numerose ed interessanti spiegazioni rimane assolutamente anonimo e brutto rispetto al precedente, le divise verdi e rosse adottate dal personale di volo Alitalia che sono a dir poco eccentriche, le livree XMPR realizzate dall’omonima ditta per il restyling esterno dei convogli Trenitalia con la scelta di design e colori che ancora oggi tutti detestano.

Tre tra i casi in cui si poteva fare di più, a parte lo spiegone sui relativi perchè e per come.

In parole povere se serve il bugiardino per venirne a capo come per le medicine, la missione non è riuscita.

In Basilicata non esiste nessuna/o in grade di poter fare di meglio ?

Certamente esistono tanti qualcuno che avrebbero potuto fare di meglio.

 

Il fatto è che come per tutti i concorsi l’incognita dietro l’angolo, in questo caso è stata l’esclusione di una giuria popolare, che non mi sembra poco. Legalmente si è proceduto in questo senso, c’è stato chi ha voluto mettersi in gioco e non ne ha ricavato nulla, chi ha vinto la gara e potrà fregiarsi di questa grande soddisfazione… Essendo stato poi il solo logo ad essere promosso per aver raggiunto i requisiti minimi utili a collocarsi nella graduatoria finale, dove era l’unico, successivamente scelto poi per direttissima, questa grande soddisfazione ad essere sinceri non la intravedo.

Ti piace vincere facile?”

 

Ha raggiunto lo scopo prefissato visto che ha già sollevato polemiche?

Se lo scopo era quello di fare polemica lo ha raggiunto pienamente.

 

A lungo andare sarà ben accettato come il precedente?

A lungo termine sarà accettato, ma accettare non è un vocabolo paragonabile ad un bagno di euforia, si accettano tante cose.

Il precedente era sicuramente molto più evocativo, ma ripeto, spesso si va avanti per abitudine o inerzia per cui problemi non ne vedo.

Tecnicamente è difficile da capirne subito i significati nascosti sembra, anche se con un gioco di squadra tutti cercano di collegarlo in un contesto globale coinvolgente.

Della conferenza di presentazione cosa non ti ha convinto?

Ciascuno opta per i collegamenti che ritiene più opportuni, se per decifrare un logo è necessario un gioco di squadra allora forse è necessario anche il riconoscimento di nuove figure professionali: i decifratori di loghi. Della presentazione la cosa che continua a non convincermi è l’elemnto centrale: il logo.

In conclusione la spesa non vale la candela e/o il logo ?

La spesa vale certamente lo studio condotto preventivamente alla realizzazione del prodotto finale, che può risultare interessante. Il logo non lo risulta altrettanto, non è distintivo ed è di difficile memorizzazione.

Quanto è costato?

Non mi piace tradurre tutto in cifre, questo lo lascio fare ad altri. Sicuramente è costato il malcontento di chi si trova dinanzi ad un risultato poco rappresentativo, rispetto al quale esiste libertà di opinione popolare, sempre post selezione.

la vignetta di MARIO BOCHICCHIO:

IDEATO DAL DESIGNER ETTORE CONCETTI

Domenico Leccese

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