Vania Mento a 5 anni dal suo primo intervento ci descrive Endometriosi

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26 febbraio 2013 – 26 febbraio 2018
Sono passati cinque anni dal mio intervento per #endometriosi
Cinque anni oggi.
Ho i brividi ricordando quel giorno, un martedì. La notte insonne all’ospedale, con mia sorella accanto.
La barella che mi portava verso la sala operatoria, le lacrime del mio fidanzato che mi dava ancora un bacio prima di affidarmi ai dottori.
Sapevo cosa mi aspettava, ero arrivata al limite, la malattia mi stava divorando, mi avevano fatto saltare tutta la lista d’attesa.
Ero uno scheletro di 42 chilogrammi, cosciente che avrei rivisto i miei cari dopo 36 ore di coma indotto, tanto sarebbe stato duro l’intervento.
Resezione intestinale, asportazione ampolla rettale, stomia provvisoria, resezione vescica, asportazione parziale di utero, vagina e uretere sx, legamenti e nervi sacrali, raschiamento osso sacro.
Una parte di me è morta in quella sala operatoria. La parte spensierata, sognatrice, allegra. È difficile la comprensione di questa malattia da parte di chi non ne soffre perché è una malattia che non si vede, è invisibile. Quindi se una cosa non si vede, semplicemente non c’è.
Noi malate di endometriosi ci abituiamo così tanto al dolore, che questo diventa parte della nostra quotidianità, ci sembra normale.
E non è un dolore sopportabile. Si dice che nella scala dei dolori quello dell’endometriosi in forma grave sia uno dei primi in classifica.
Tutti i giorni. Tutto il giorno. Ta tan. Ta tan. Ta tan. Un dolore che ti rimbomba dentro, che ti lascia senza fiato. Ta tan. Ta tan. Sempre.
Ventiquattro ore su ventiquattro. Ta tan. Ta tan.
A questo si aggiunge l’incomprensione.
Il non voler, da parte degli altri, capire questo male.
Per me è stato terribile.
Persone che mi hanno voltato le spalle, parenti spariti, lavoro perso.
La frase che più mi ha scioccata è stata:
“Tu prendi questa malattia troppo sul serio “. ! Troppo sul serio ?
Ma cosa puoi rispondere a un individuo che ti dice questa cosa ?
Cosa puoi spiegare ?
L’endometriosi colpisce una donna su dieci. Non esiste una cura.
L’endometriosi non si vede. Eppure c’è.
In Italia ci sono circa tre milioni di donne affette da questa patologia ed è importante la diffusione del messaggio di prevenzione, per cui ben venga la condivisione dei miei post.
Lottiamo insieme per far sì che i nostri diritti siano riconosciuti, per rompere il silenzio

Domenico Leccese

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