Dezzani è privo di titoli accademici riconosciuti dallo Stato italiano

Condividi subito

Giuseppe Dezzani è stato denunciato da uno psichiatra, tale professor Michele Fonti e la Guardia di Finanza di L’Aquila che ha indagato sul consulente di tante procure, ha confermato i sospetti del professore e della difesa di Michele Buoninconti: Dezzani è privo di titoli accademici riconosciuti dallo Stato italiano e privo delle certificazioni che dichiara di avere dal giorno della richiesta d’iscrizione all’Albo dei consulenti informatici del Tribunale di Pinerolo.

Dott.ssa URSULA FRANCO

Giuseppe Dezzani, il geometra che racconta di essere ingegnere tra qualche giorno proverà a difendersi a L’Aquila, abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Michele Buoninconti che da tre anni sostiene che la consulenza di Dezzani è piena di errori e che il geometra durante l’udienza del 22 luglio 2015 nel tentativo di supportare la sua errata ricostruzione dei movimenti di Buoninconti si è perfino sperticato in giudizi sulla credibilità o meno di due testimoni senza averne le competenze.

 

 

 

Dottoressa Franco che può dirci in merito?

Non solo Giuseppe Dezzani non ha competenze nel campo della psicologia della testimonianza e si è incredibilmente espresso con una leggerezza disarmante in un processo per omicidio, ma soprattutto ha tratto conclusioni opposte a quelle della procura stessa. Giuseppe Dezzani ha avvalorato la testimonianza di un vicino di Michele, il signor Terzuolo, che ha riferito di essere transitato di fronte a casa Rava intorno alle 9.00 e di non aver visto Michele Buoninconti e ha ignorato la testimonianza della vicina Marilena Ceste che la procura ha sempre ritenuto credibile. Dezzani ha trascurato il fatto, non da poco, che il vicino Terzuolo, a differenza di Marilena Ceste, non aveva alcun motivo di far caso a Buoninconti non essendo stato allertato da lui. Per la cronaca Marilena Ceste ha sempre sostenuto di aver visto Buoninconti davanti a casa sua 5 minuti dopo le 8.55.04 (orario in cui ricevette proprio una telefonata da Michele) pertanto in quell’orario Michele Buoninconti non poteva essere al Rio Mersa. Riguardo a Marilena Ceste la Procura nella richiesta di misura cautelare a pag. 13 ha scritto: “Il (suo) racconto era dettagliato, i (suoi) ricordi molto nitidi e netti (…). Della giornata del 24 gennaio ricordava bene episodi, tempi, il succedersi degli eventi”, non si capisce quindi perché sia stato permesso a Giuseppe Dezzani di invalidarne la testimonianza mettendone in dubbio la credibilità e soprattutto impedendo che la verità dei fatti emergesse, infatti se Buoninconti non ha occultato evidentemente non ha ucciso.

Giuseppe Dezzani, il consulente informatico delle procure di mezza Italia che, a seguito di un indagine della Guardia di Finanza di L’Aquila, è risultato privo di titoli, tra pochi giorni affronterà un’udienza a L’Aquila, dottoressa Franco come pensa finirà?

Non finirà a L’Aquila, l’udienza de L’Aquila sarà la prima di centinaia. Dezzani dice di essersi occupato di 3000 casi, non credo che le centinaia di persone condannate grazie alle consulenze da lui fornite alle procure italiane si rassegneranno se il giudice de L’Aquila non lo rinvierà a giudizio per aver millantato un titolo nel caso del professor Fonti o che il problema non si ripresenterà ogni qualvolta Dezzani si troverà in udienza a difendere le sue conclusioni.

Dezzani ha dichiarato al direttore di Stylo24 Simone Di Meo, che lo ha raggiunto telefonicamente prima di scrivere un articolo su di lui che ad Asti i verbali dell’udienza del processo a Buoninconti, dove il consulente della procura Giuseppe Dezzani dichiara il falso al giudice Amerio, sono stati trascritti male, lasciando intendere che lui non ha mai detto di essere laureato in informatica, che cosa pensa della sua linea difensiva?

I verbali sono molto chiari e le risposte di Dezzani coerenti con le domande del giudice e dei difensori di Buoninconti, inoltre Dezzani ha lasciato che la PM e il giudice Amerio lo chiamassero dottore ed ingegnere per tutto il corso dell’udienza ma soprattutto sono disponibili in rete un’infinità di locandine di conferenze e di atti giudiziari relativi ad udienze precedenti a quella in specie durante le quali Dezzani si fa chiamare dottore e ingegnere. Tra l’altro, non solo Dezzani ha riferito al giudice Amerio di essere laureato in Informatica ma ha mentito ad uno dei difensori di Buoninconti quando gli ha riferito di essere iscritto ad Ingegneria delle Telecomunicazioni per il conseguimento di una seconda laurea, non solo lasciando intendere di avere già una laurea, ma affermando falsamente di essere iscritto all’università. Le ricordo che l’udienza è del 22 luglio 2015, Dezzani all’epoca era decaduto da studente universitario già da circa 9 anni (dal 2006) come si evince dalle indagini fatte dalla Guardia di Finanza su di lui.

Recentemente alla giornalista Lucia Sorbino de L’Eco del Chisone, Dezzani ha detto: “Sono del tutto sereno, ho già ricevuto degli attestati di stima da colleghi, forze dell’ordine, magistrati. Procure (su tutte quelle di Pesaro e di Asti) e avvocati mi hanno confermato la loro fiducia, affidandomi già nuovi incarichi”, che pensa di questa sua seconda linea difensiva?

Una dichiarazione che non prova che Dezzani sia laureato e che fa semplicemente accapponare la pelle, c’è da sperare che non sia vero. Se questa dichiarazione corrispondesse al vero, è bene che si sappia che decine di attestati di stima di colleghi, forze dell’ordine e magistrati non farebbero tutti insieme un attestato di laurea riconosciuto dal MIUR. Forse a qualcuno sfugge che Dezzani è accusato di aver millantato un titolo accademico e di aver ripetutamente mentito durante un’udienza e che le indagini della Guardia di Finanza hanno accertato che questo signore è semplicemente un geometra.

Vuole fare un inciso?

Sì, voglio precisare che non stiamo discutendo se serva o meno un titolo accademico per fare il consulente informatico, stiamo parlando di un geometra che ha raccontato ad un giudice di essere laureato in Informatica durante un processo; un processo che, grazie (ahimè) soprattutto alla sua consulenza intrisa di errori, si è concluso con una condanna a 30 anni in un caso in cui non c’è alcuna prova che sia stato commesso un omicidio. Tra l’altro proprio gli errori presenti nella consulenza di Dezzani nel caso Buoninconti e certe sue dichiarazioni in udienza, in cui si vantava di essere stato determinante in casi di condanne all’ergastolo o, senza averne le competenze, si sperticava in giudizi sul grado di credibilità dei testimoni, hanno insospettito la difesa che ha deciso di vederci chiaro. Insomma non è un caso che l’avvocato Giuseppe Marazzita abbia posto il problema dei titoli del consulente Giuseppe Dezzani ai giudici della Corte d’Appello di Torino.

Sempre la giornalista Sorbino ha scritto nel suo articolo che Dezzani le avrebbe mostrato una specie di “certificato” che riportava la dicitura Dottore in Scienze Informatiche, un certificato senza data e soprattutto di un istituto fantasma, che ne pensa?

A Simone Di Meo ha riferito di non aver detto di essere laureato e alla Sorbino ha mostrato una specie di “certificato”. Come noto a tutti, visto che gli atti d’indagine su Dezzani della Guardia di Finanza sono pubblici, non risulta che Dezzani possegga un titolo valido in Italia ovvero un suo eventuale “certificato” conseguito all’estero o in qualche para-università italiana non è mai stato equiparato dal MIUR ad un laurea in Informatica valida in Italia.

Dottoressa Franco, che cosa si augura?

Spero solo che già a L’Aquila il giudice cominci a mettere i puntini sulle “i” sulle parole “consulenti forensi”, ne va delle vite dei cittadini italiani, i quali hanno diritto al “giusto processo” per legge. In ogni caso, a breve, la difesa di Buoninconti non mancherà di mettere di fronte al problema dei titoli di Giuseppe Dezzani la Suprema Corte di Cassazione.

Dottoressa, ci chiarisca una volta per tutte dove sta il problema e qual è la soluzione.

Le competenze, da che mondo è mondo, si evincono dai titoli di studio e non sulla parola, chi millanta titoli accademici lo fa perché evidentemente non ha mai conseguito titoli o ha competenze talmente limitate da non poter competere con i consulenti che invece posseggono tutti gli attributi richiesti per legge. I millantatori vanno estromessi dal panorama giudiziario perché sono soggetti incompetenti e mentalmente disturbati. Le procure hanno il dovere di verità e devono assicurarsi che i loro consulenti abbiano le competenze per rivestire il ruolo loro richiesto, mentre per quanto riguarda gli avvocati della difesa, se l’avvocato di un imputato in un processo per omicidio decide di avvalersi della collaborazione di un consulente particolarmente vulnerabile durante un contraddittorio perché privo di competenze certificate, è un problema suo e del suo cliente.

Dottoressa Ursula Franco, lei ha recentemente dichiarato che perché si giunga all’errore giudiziario l’incompetenza del PM deve essere necessariamente associata alla mancanza di cultura della verità di tutti gli altri attori del sistema giustizia, giudici e consulenti forensi.

Esatto. Mi sembra chiaro. Un PM incompetente solo facendosi supportare da consulenti pronti a giurare il falso o a dissimulare riesce a mettere in mezzo un buon numero di giudici “pigri”.

Che cosa accade ad un PM che sbaglia?

Dopo aver commesso l’errore, per qualche anno, mentre la sua vittima innocente langue in carcere, il suddetto PM verrà “beatificato” dal sistema e una volta riconosciuto l’errore giudiziario, non ne pagherà le conseguenze ma verrà promosso.

Domenico Leccese

 

 

 

Condividi subito