ANNALISA E I SUOI DUALISMI TRA HORROR E CARTOON

di Roberta Gambaro
Annalisa Iavarone è una giovane regista emergente. Annalisa è Anna e Lisa, uno spirito duale che si fa carne nelle sue interiora, portandolo – per ora – sul “nuovo piccolo schermo”. Una volta era la tv, ora è youtube. Ha tempo per crescere e maturare, Annalisa, ma ha le idee ben chiare sul suo futuro e i suoi sogni. Dualismo accentuato dalle sue origini beneventane da parte del padre e lombarde da parte di madre: tra leggenda e mistero meridionale; disciplina e modernità settentrionale. Ho intervistato questa giovane regista, poiché interessante e curiosa rarità all’interno del panorama horror indipendente italiano. Sinora ha realizzato cinque corti, di cui tre della “Trilogia delle fragole perverse” (Invito a cena, Ossessione e Ingabbiata). Parleremo anche del progetto, già avviato, Diplomata all’istituto cinematografico Michelangelo Antonioni, con numerose partecipazioni ai festival di cinema horror, sviluppa la sua creatività in corti thriller, con quella dualità tra contrasti femminili e maschili; tra la vita reale, ossessioni e passioni; tra visioni che spaziano dai cartoon agli shock movies.

 

Annalisa Iavarone

Come si può conciliare un cartoon con un film horror e un thriller? Annalisa ci spiega il suo approccio alla paura…
«É avvenuto in modo un po’ particolare, a 12 anni. Mio padre mi ha raccontato tutto Profondo Rosso di Dario Argento, ancor prima di vederlo, spaventandomi e intrigandomi. Poi, quando lo vidi, fu uno shock. A dire il vero, però, l’avvicinarmi all’horror è nato all’età di 4 anni, grazie a Jafar, il cattivo di Aladdin. Mi faceva paura. Più lo guardavo, più continuavo a urlare e impaurirmi e più provavo emozioni forti e fascinazione. Da quel momento si è mosso qualcosa e da lì sono stata attratta da personaggi negativi. Ma non solo… Dal punto di vista femminile ed erotico, influenzarono parecchio la mia impostazione e il mio immaginario vamp-iresco personaggi come Jessica Rabbit, Holli da “Fuga dal mondo dei sogni”, come pure Elvira e Morticia Addams.Ho recuperato i classici horror tardi ma la mia iniziazione, come dicevo, è atipica. Le serie “Buffy l’Ammazzavampiri” e “Streghe” rientrano nell’approccio, nonostante possa apparire forse un po’ adolescienziale e impopolare -quanto mainstream- rispetto ad altre iniziazioni, più classiche, “mature” e di nicchia. Anche le commedie sexy mi hanno sempre affascinata.Mostri, demoni, streghe sono stati i personaggi che più hanno alimentato la mia voglia di fare cinema. Ultimamente poi mi sono avvicinata molto agli shock movies».
Puoi descrivermi meglio le tue interiora, attraverso i corti?
«Sono istintiva e impulsiva. Racconto una storia senza badare alla morale. Le due trilogie sono nate perché mi sono accorta che ogni corto necessitava una continuità, ma non perché parto con l’idea di fare una trilogia o una serie. Forse è il primo passo verso la creazione del lungometraggio. Vado a piccoli passi. Non a caso anche la scelta del muto ricalca perfettamente la nascita del cinema, oltre che aumentare senso di inquietudine e mistero. Così nascono i miei corti, i miei “figli”, a basso costo. Col passaggio alla parola diverranno sempre più lunghi e maturi, per approdare proprio al lungometraggio.
Nei miei corti c’è l’influenza di come esprimo i miei sentimenti. Sono in parte autobiografici, infatti contengono anche ironia. La parte bambinesca si affianca sempre a quella più spaventosa ed erotica. Sono dei thriller, più che horror. Nella “trilogia delle fragole perverse” si rispecchia molto come mi relaziono con gli uomini: tu speri e pensi che quella persona si riveli quella giusta ma poi si rivela l’esatto contrario. Inoltre, la presenza di finali necrofili o cannibal, ad esempio, sono un modo per comunicare la possessività del “maschio alfa” nei confronti della donna che vuole amare, ma con la quale non riesce a comunicare».

Chi ha veramente tirato fuori le tue interiora?
«Ho un dualismo molto forte. C’è Anna che ama i cartoon e Moulin Rouge. Poi c’è Lisa che invece ama i demoni, i killer e le streghe e che adora Arancia Meccanica. Tra i registi che più mi hanno influenzato, direi Dario Argento, Wes Craven, David Cronemberg, David Lynch, Stanley Kubrick, Mario Bava. E poi lui, il massimo apice del cinema horror moderno: Rob Zombie. É eccentrico, geniale e tutti i suoi film sono il suo riflesso. É un horror atipico, blasfemo e ha quell’ondata pornografica che stimola parecchio».
Chi è Mavra?
«“Mavra”, il primo episodio della “Trilogia delle Valche”, un fanta-thriller-horror. É la risposta alla “trilogia delle fragole perverse”, una vendetta da parte di questa demonessa nei confronti dell’uomo che sente volerla uccidere. É stato girato nel 2015 e prodotto dalla mia casa produttrice, la Fenix Produzioni. Il logo rappresenta me, la fenice che, nonostante i tanti no ricevuti, si rialza sempre.I miei fedeli sono sempre presenti anche se la troupe è cambiata nel tempo. Adesso sono in trattative per vendere Mavra. Posso anticipare che in questa trilogia ci sarà l’avvento del parlato, come pure molta più violenza. Finalmente riuscirò davvero a spaventare».
Le tue passioni, oltre il cinema?
«Il cinema è il motivo per cui vivo e lo vedo come uno sbocco. Il canto è uno sfogo. L’altra passione è il collezionismo sfrenato e l’essere eccentrica al massimo. L’eccentricità riflette la mia personalità “vamp”.»
Tu però nella vita svolgi un lavoro che è totalmente diverso da ciò di cui abbiamo parlato ora…
«Mi occupo di raccolta fondi presso una azienda per organizzazioni no-profit, quindi parlo mediamente ogni giorno con 50-100 persone. Tra i dialoghi con le persone, spesso esce fuori che sono una regista di film horror. La gente rimane ancora stupita dai suoi cliché. Ho un punto di vista cinico nei confronti della razza umana, però in tutto questo cinismo ci sono persone che vogliono aiutare. La gente è ancora convinta che chi è attratto dal male faccia del male. Questo fa abbastanza ridere. Comunque, questo lavoro lo adoro. Apre sbocchi, ti fa comunicare con le persone e ti fa capire come approcciarti con loro. Conosci il tuo potenziale pubblico. Quando tu hai in mente una storia e la fai, devi comunque farla capire a chiunque, non solo a una certa nicchia».
Come vedi il cinema indipendente horror italiano?
«Esistiamo, ma viviamo nell’ombra, anche se le possibilità di emergere davvero ci sono eccome. Ad esempio, Roberto d’Antona, addirittura più giovane di me, è riuscito a realizzare qualcosa per il cinema e una web series per Amazon. Ma pure Davide Scovazzo o Eros Bosi, sono tutti giovani registi che  cercano di cavalcare le proprie vittorie e fare ciò che gli piace fare: cinema. Diciamo che questi ragazzi mi hanno stimolata, soprattutto l’esperienza di D’Antona».
Che posto ha la donna in questo sistema?
«A parte Annamaria Lorusso, che collabora con D’Antona, non conosco altre registe italiane horror. Proprio per questa ragione sono ancora più spinta a mostrare le mie interiora. La verità è che nel 2018 la donna è ancora nell’ombra…figuriamoci una regista horror. Parlo dell’Italia, ovviamente. Se fossi all’estero avrei probabilmente un’altra situazione ora e sarei molto più faclitata per realizzare e distribuirele mie creazioni.Però voglio stare in Italia e ce la voglio fare qui. Ci sono registi che hanno avuto vittorie a 40 anni, dunque ho tutto il tempo. Poi, se mi accorgerò di non aver combinato niente entro quell’età, rivedrò le mie priorità. Ho 27 anni e nessuno può impedirmi di realizzare i miei sogni».
Prossimi progetti?
«Dopo la trilogia di Mavra ho in mente di realizzare una web series sui vizi capitali, dove ogni donna viene travolta da un virus…maschile. Sarà molto particolare e originale l’impronta di colore. Posso dire solo questo. Ho un progetto persino sulle favole in versione creepy moderna e un lungometraggio. La mia saga preferita è “Non Aprite quella porta”. Chissà di non realizzare un lungometraggio basato su quello…»
Quale è il tuo sogno?
«Il mio sogno, oltre A UN lungometraggio e alla possibilità di far conoscere le mie creazioni, è aprire una casa di produzione nella misteriosa ed esoterica Roma. Vorrei creare una sorta di factory tipo quella di Andy Warhol, in chiave creepy, piena di artisti. Lì si produrrebbero racconti, fumetti, canzoni, cartoon, lungometraggi e tanto altro. Un’unica famiglia horror. Ma il mio sogno definitivo è spaventare».

I corti di Annalisa è possibile visionarli sul canale “Le Interiora di Annalisa”  cliccando qui:  https://www.youtube.com/channel/UC69Fs_BoJgXZPTHvKMQwl-w