CURE PER L’ALLERGIA AGLI ACARI: TUTTO A CARICO DEI CITTADINI

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DI  Angelomauro Calza

 “Sapevo che ritornare in Italia sarebbe stato anche trovarmi di fronte a situazioni particolari. Mio figlio è allergico agli acari, una allergia in forma molto forte, che lo fa tossire in continuazione. Sono circa 8 anni che ne soffre. Riesco a trovare uno specialista affermato, a Matera,che mi prescrive un vaccino, che però presuppone una preventiva cura farmacologica che è durata diversi mesi, e che è costata sugli 80 euro mensili, tutto sommato una cifra accettabile e sopportabile. Poi il vaccino: ordinato a Milano, che costa 250 euro a chiamata e devo farlo per 3/5 anni per una somma complessiva ci oltre 1.500 euro. Ho chiesto al professore se l vaccino fosse prescrivibile e a carico del SSN. Mi è stato detto che prima dell’insediamento dell’attuale Giunta regionale era gratis, ora non più. Mi chiedo allora: io grazie al mio lavoro posso permettermi di pagarlo questo vaccino ma chi non può? Come deve fare?”

 

A chiederselo e a chiederlo alle Autorità competenti è Giovanni D’Agostino, “u’ putcar’” di Chiaromonte, che ai microfoni del TiGiUro, il videogiornale visibile solo su Facebook, lancia il suo interrogativo nel video pubblicato da poche ore on-line. Il TiGiUro ha approfondito la questione: il medicinale in questione è il Lais, prodotto dalla milanese LoFarma, e l’autorizzazione alla sua immissione sul mercato è del 2016, a pagamento.  Nell’aprile del 2017 l’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato, sì, la messa in circuito di questo farmaco, somministrabile però solo alle persone con più di 12 anni di età, quindi dall’adolescenza in poi.

Il Lais è acquistabile solo presso la casa produttrice, in quanto il prezzo del farmaco non è ancora stato concordato: l’Aifa deve contrattare con l’azienda produttrice il prezzo più conveniente. Si tratta non  di malignare sul perché le trattative vadano così a lungo immaginando chissà quali scenari di malaffare sulla pelle dei cittadini: è solo che l’Aifa cerca di spuntare un costo sostenibile, sia per il privato che per il Servizio Sanitario Nazionale. Quindi chiarita l’infondatezza dell’accusa all’attuale Giunta regionale, che nella fattispecie non ha responsabilità alcuna: il Lais è sul mercato da pochi mesi quindi nessuna Giunta può essere ritenuta responsabile della sua non presenza nella lista dei farmaci distribuiti a spese del SSN. Resta la denuncia dei costi a carico delle famiglie delle persone affette da tale allergia, che spesso si dimostrano una vera e propria spada i Damocle sui bilanci familiari.

Giovanni D’Agostino è stato messo dal TiGiuro tempestivamente al corrente dello stato delle cose, e ha ragionevolmente compreso  i termini della questione, legati prevalentemente a tempi e modalità di accordo tra Aifa e casa farmaceutica. A questo punto però, per sé e per tutte le famiglie che vivono questa situazione, ha sentito di chiedere alla Regione Basilicata una mano per tentare di trovare una “terza via”, un modo per ricevere un aiuto economico. Chiede, per il tramite del TiGiUro e del Roma, un incontro. Uni incontro se non con il Presidente Marcello Pittella o l’assessore alla Sanità Flavia Franconi, almeno con un Dirigente della Regione con cui individuare un percorso alternativo che possa portare alla erogazione di un contributo che renda più sostenibile la spesa che le famiglie affrontano per l’acquisto di questo farmaco. Vista però la difficoltà ad avere udienza, Giovanni si rivolge al Presidente del Consiglio regionae, Francesco Mollica, perché si faccia lui portavoce e intermediario delle richieste: “Può sicuramente essere promotore dell’incontro, spingere perché queste richieste di incontro vengano soddisfatte. E’ una bellissima persona  dice Giovanni  D’Agostino – e ricordo ancora quando si interessò al mio caso, due anni fa”. Infatti Giovanni un paio di anni fa è salito agli onori della cronaca perché autore di un fenomeno di immigrazione di ritorno: dalla Germania dove viveva e lavorava da circa 10 anni, ha deciso di ritornare a Chiaromonte e riaprire la piccola “puteca” di alimentari della madre. Il motivo? In Germania, in quanto immigrato, era vittima di discriminazioni, e la più grande era quella che non gli era consentito di poter scegliere la scuola per i propri figli: erano gli insegnanti delle scuole primarie a decidere gli studi del futuro, privilegiando i tedeschi a discapito degli stranieri. “io mi chiedo – continua  – presidente Mollica, visto che volete che la Regione si renda promotrice di altri rientri dall’estero, perché non si realizza un fondo con i soldi del petrolio per poter aiutare prima di tutto le persone indigenti che non possono permettersi cure costose, o un fondo per aiutare le famiglie che vogliono rientrare nel propri paese, ma non possono permetterselo?” Poi D’Agostino lo ringrazia, in conclusione di intervista, sottolineando la sua sensibilità. Lo stesso da queste pagine: caro Presidente Mollica, vogliamo dare una risposta a Giovanni D’Agostino e a chi come lui vive questa situazione? E’ possibile che lei si attivi per concretizzare questo incontro? Sappiamo – conoscendolo un poco – che il Presidente non farà mancare il suo interessamento per la risoluzione di un problema che partendo dalla denuncia di un singolo, andrebbe a beneficio di centinaia di cittadini lucani.

Restiamo quindi in attesa di una risposta da parte del Presidente Francesco Mollica, che – ne siamo certi – non tarderà ad arrivare

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