160 ANNI FA IL TERREMOTO CHE DISTRUSSE POTENZA E MONTEMURRO

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di Leonardo Pisani

Tra le più interessanti ricerche sui terremoti in Basilicata vi è uno studio del prof Maurizio Leggieri ancora scaricabile in formato pdf  all’indirizzo http://www.old.consiglio.basilicata.it/conoscerebasilicata/territorio/Territorio_Leggieri/terremoti.pdf.

Oltre ad un interessante approfondimento scientifico, allo stesso tempo scritto con un taglio divulgativo, è interessante la parte storica, dove parla dei terremoti in Basilicata partendo dal primo di cui si hanno notizie storiche. La data è il 300 D.C. durante il regno dell’imperatore Diocleziano e come tetrarca Massimiano. Il sisma è conosciuto come terremoto di Atella poi un salto di quasi mille anni per il secondo terremoto del quale si ha notizia:  quello del 1273 quando Potenza fu distrutta. Interessantissimi gli stralci riportati della descrizione da parte dello storico Raffaele Riviello sui terremoti del 14 agosto 1851 e 16 dicembre 1857.

Riviello nel libro “Cronaca Potentina”6 . L’autore così si esprime sull’argomento: “Frequente e dolorosa è purtroppo questa naturale sventura nelle nostre contrade”. Sul primo terremoto (quello del 1851) il Riviello ci dice che “solo in Basilicata vi furono 671 morti e circa un milione e 200 mila ducati di danni. La triste notizia (così continua l’autore) commosse il Regno, tanto che lo stesso Re Ferdinando visitò, circa un mese dopo il disastro, quei luoghi resi lugubri dal flagello e pietose collette si aprirono in ogni parte, con le quali si raccolsero ducati 111.620”. “Ma di gran lunga più terribile rovinoso (ci dice ancora il Riviello) fu il terremoto del 1857, per gravità di fenomeni e durata e frequenza di scosse, estensione di paesi distrutti, copia incalcolabile di danni, numero di morti e di feriti, strazianti scene di sofferenze e di dolori, squallore di fame e di miseria, mancanza di ricoveri e rigidezza di stagione”. “Dopo una serie di giorni sereni e bellissimi, quasi saluto del morente autunno, la notte di mercoledì 16 dicembre, alle ore 5 e 1/4, quando la maggior parte degli abitanti erano immersi nel sonno, tremò dai cardini suoi orribilmente la terra: a quel tremito, dopo breve intervallo, altro assai più violento tremito successe; e le ombre della notte, il subito destarsi fra i rumori di case che precipitando cozzavano tra loro, ed i gemiti e le grida dei feriti, dei moribondi e dei fuggenti, davano a quella notte le tinte più truci e strazianti. Circa 25 secondi durò il primo commovimento ed altrettanto il susseguente, tempo lunghissimo perché misurato dall’ansia e dal timore”. “Appena cessò la seconda scossa, ché tempo non ve ne fu dopo la prima, tutta la gente atterrita, dissennata e quasi nuda, si riversò nelle piazze e nei luoghi di possibile salvezza, e si sentivano in ogni parte grida di spavento e di lugubre angoscia e poi di tenerezza e di preghiere, che niuno potrà descrivere mai” … “Quando incominciò a spuntare la luce del giorno, e si videro i segni di quello scuotimento rotatorio, pulsante e turbinoso, parve miracolo che la città non fosse un ammasso di rovine” … “Il maggior danno fu nel Rione Portasalza, ove diverse case sprofondarono seppellendo sotto le rovine uomini e animali. La popolazione inebetita, misera e silenziosa, a gruppi a gruppi, lasciava la città e si riversava nella campagna in cerca di capanne e di pagliai, perché la città minacciava per le frequenti scosse quasi certa ed imminente la morte. Come stringeva il cuore dovere abbandonare le case, dove la sera innanzi si era lieti e tranquilli d’ intorno al domestico focolare ! Come rattristava vedere Potenza deserta: vuote le case, le chiese, i monasteri, gli stabilimenti ed i pubblici edifici; chiusi i negozi, le botteghe e le vendite per gli alimenti della vita! Per qualche giorno per le sue vie non si vedeva anima viva, e se alcuno si azzardava, più che persona, sembrava spettro pauroso, che quasi temesse che, per il moto dei passi o per il soffio del respiro, proprio allora volessero le mura cadergli addosso”. “Per il telegrafo che pochi giorni innanzi si era inaugurato, e la cui macchina si adattò su una tavola all’aria aperta, si diedero al governo notizie di tanta sventura”… “In Potenza in quella notte ne morirono una trentina; ma 9732 furono le vittime – Montemurro perse il 75 per cento degli abitanti, e Saponara (oggi Grumento nova) il 50 per cento – e 2071 i feriti ed i mutilati in tutta la Provincia”. “Nei primi giorni si visse vita grama e penosa; sprovvisti di alimenti e di ogni altra cosa, ricoverati nei pagliai e nelle case basse delle vigne, o sotto capanne fatte alla meglio con lenzuoli, con coperte e con cannucce, inutile schermo contro il freddo rigidissimo della notte e le altre intemperie della stagione”… “Frattanto la stagione si rendeva più aspra per intemperie, e si sentiva grande necessità di riprendere alla meglio le abitudini sociali ed il lavoro, sicché il popolo rassicuratosi alquanto che la terra non più tremava, ritornò nella città, essendosi in parte puntellate e demolite le case più danneggiate e minacciose”…

 

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Tra le testimonianze del sisma del 1857 vi sono quelle di Alphonse Bernoud (1820-1889), noto fotografo di origini francesi attivo In Italia prima in veste ufficiale alla corte dei Borboni, poi chiamato tra le mura di casa Savoia che realizzò il primo reportage fotografico della Storia sugli effetti di un terremoto. Scattò numerose stereoscopie poi pubblicate su vari periodici, primo tra tutti L’Illustration, famosissimo settimanale francese.

 

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