BENI STORICI E CULTURALI, UN MASTER INTERNAZIONALE

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 Di Leonardo Pisani

Qualche tempo fa, forse per un servizio giornalistico su una vertenza sindacale in Val D’Agri, nei tempi morti per ritornare a Potenza, si parlava di Basilicata e dei “massimi sistemi”. Un’affermazione mi colpì: «Siamo una regione senza storia e fatti importanti accaduti qui». Quasi una sindrome del brutto anatroccolo, che mai diverrà un cigno come nelle favole a lieto fine. Basilicata o Lucania, terra di mezzo abitata dall’uomo sin dal Paleolitico, quindi definirla senza storia, con o senza aggettivi, da Grande o piccola, locale o nazionale, sociale o altro è sbagliato. Ma quella frase è il sintomo di una realtà: siamo noi stessi lucani a conoscere poco quello che è accaduto nei nostri territori. Definirla senza storia è come affermare che Pirro non è esistito, Pitagora neanche, Il Guiscardo, Federico II e Manfredi chi sono costoro.

L’Incompiuta di Venosa

Enotri, Dauni, Sanniti, Lucani, Dori, Ioni, Bizantini, Longobardi, le rabatane e via discorrendo, cancellati in una frase. Spartaco chissà per caso cercava via di fuga a Metaponto, o per errore il conte Guglielmo I D’Altavilla fece costruire un maniero a Melfi. La Basilicata è piena di storia è una terra, dove basta mettere una mano nella nera terra e affiorano leggende e reperti che ci raccontano di mammut e guerrieri italici, è un’antica terra con templi dorici e castelli medievali, di graffiti mesolitici e ponti opere d’arte come il Musmeci. Conoscere poco la storia o ignorarla significa anche non conoscere il patrimonio artistico e culturale lucano, ricco anzi ricchissimo. Basta visitare i nostri musei, purtroppo poco frequentati. Tesori misconosciuti.

Santuario di Anglona, affreschi

Che fare? Quali sono le soluzioni? Ci vorrebbe ben oltre che un semplice articolo data la complessità dell’argomento. Poi altra cosa da evitare, la caccia all’untore; più interessante leggere “La storia della colonna infame” del Manzoni. C’è chi lavora seriamente per il patrimonio culturale lucano, con tanti sacrifici e spesso anzi nella norma con pochi mezzi finanziari e umani. A modesto parere del sottoscritto – che lascia il tempo che trova – a volte però è anche una regione dove si parla e scrive troppo a slogan e poco sulla sostanza. Ma per fortuna non è sempre così. Qualche anno fa era di moda il “marketing territoriale” e i tanti “virtuali esperti” di quest’anti estetico settore. Già dal nome la diceva tutta: un territorio non si vende ma si valorizza e gli annessi beni storici culturali sono cose serie e non anonimi prodotti da bancarella. Non serve l’improvvisazione ma servono gli esperti. Quelli veri, quelli con curriculum e studi seri, servono i professionisti del settore nel pubblico e nel privato. La Basilicata richiede investimenti in questo settore, a partire dalla formazione. E lo si sta facendo e anche in sinergia tra istituzioni quali Università di Basilicata, Regione Basilicata , Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Basilicata, l’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri. Lagonegrese, Scuola Archeologica Italiana di Atene , l’ICA (Istituto centrale per l’Archeologia MIBACT-Roma) e con il Polo Museale della Basilicata. Sono le istituzioni che collaborano al master Universitario  “Progettazione e Comunicazione per i Patrimoni Culturali”. Obiettivo formare figure professionali che abbiano competenze adeguate relativamente alla progettazione e alla comunicazione nell’ambito dei beni culturali e ambientali. La figura professionale del progettista e comunicatore del patrimonio culturale è impegnata nella valorizzazione e nella promozione del patrimonio culturale con specifico riferimento sia ai beni musealizzati sia a quelli diffusi sul territorio. L’ambito geografico di riferimento è in prima istanza la Basilicata relativamente alle numerose e varie risorse presenti sul territorio: enogastronomia, beni e parchi archeologici, beni storico-artistici, architettonici, beni ambientali e parchi naturalistici, produzioni artigianali locali, feste e riti tradizionali. Un percosso didattico completo e interdisciplinare, adatto non solo a giovani studenti ma anche ad amministratori pubblici o professionisti che desiderano approfondire un settore affascinante ma allo stesso tempo difficile dato la complessità nel trattare i beni culturali e storici. Dalla legislazione alle competenze di comunicazione, dal conoscere seppur per sommi capi la storia lucana nelle varie ere, all’arte, all’archeologia, all’architettura. Poi le reti museali, il turismo culturale, la valorizzazione dei paesaggi, l’informatica applicata e altro.  Che altro dire? Dopo la prima edizione, alcuni partecipanti hanno ottenuto contratti di collaborazione con gli Enti presso i quali avevano svolto l’attività di tirocinio. Segno evidente dell’alta qualità formativa.  Per la seconda edizione, le iscrizioni sono ancora parte sino al fino al 13 dicembre. Per informazioni più complete sul sito istituzionale dell’Unibas e alla pagina facebook : “Master in Progettazione e Comunicazione per i Patrimoni Culturali”.

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