CASO CISL, «CONTINUATE A INDAGARE»

POTENZA. L’articolo pubblicato su il “Roma” il primo dicembre scorso ha toccato le corde emotive di vari iscritti della Cisl. I quali confermano che alcune dinamiche interne al sindacato lucano sembrerebbero connotate da coni d’ombra preoccupanti. Nello specifico avevamo riportato della mail interna inviata dai segretari regionali Cisl e Cisl Fp, rispettivamente Enrico Gambardella e Pino Bollettino, agli iscritti per invitarli a boicattare l’incontro di Potenza sul libro : “Prender parola – il metodo Scandola», di Giovanni Graziani. Nel quale l’autore ha ripercorso le vicende dello scandalo iniziato nel 2015 sui maxi-stipendi alla Cisl e portato alla luce dall’oggi defunto Fausto Scandola, all’epoca pensionato e sindacalista.
Tra le varie lettere ricevute dalla redazione, che oltre a incoraggiare il lavoro giornalistico d’inchiesta sul sindacato, segnalano più di un’anomalia nella gestione lucana della Cisl, ne è stata scelta una in particolare, il cui contenuto è di seguito pubblicato integralmente.

Spettabile Redazione,
sono un iscritto della Cisl Fp di Basilicata, iscritto storico oramai, data la mia non più giovane età. Ho sempre espresso per il mio sindacato un forte senso di appartenenza e non posso, quindi, non provare profonda amarezza e preoccupazione per la china che la Cisl di Basilicata ha oramai intrapreso da un po’ di tempo a questa parte, china della quale l’episodio riportato nell’articolo uscito sull’edizione del 1 dicembre del vostro giornale è solo un tristissimo, eloquente esempio, ma forse solo l’ultimo in ordine cronologico.
Andando a ritroso, qualche mese prima, infatti, ad aprile, si era svolto il Congresso regionale della Cisl Fp di Basilicata, cioè della federazione che rappresenta il pubblico impiego e alla quale, come dicevo, sono fedelmente iscritto da tempo immemore. Ho preso parte al Congresso in veste di delegato, cioè di avente di
ritto al voto per l’elezione degli organismi direttivi della federazione lucana, insieme a circa una novantina di altri delegati e votanti.
Dopo i saluti, gli interventi ed le altre formalità,a pomeriggio già inoltrato, abbiamo finalmente votato per i 60 componenti del Consiglio, che è o dovrebbe essere, il condizionale è d’obbligo, il massimo organo di democrazia interna, a cui spetta l’elezione dei vertici politici della federazione. Lo scrutinio delle schede votate è iniziato intorno alle 17,00. Parliamo dello spoglio di sole 90 schede circa che si è svolto in maniera del tutto riservata e che si è protratto inspiegabilmente fino a tarda serata, quando molti di noi, oramai stanchi e forse anche un po’ passivamente disinteressati, avevano abbandonato il luogo del Congresso per fare rientro a casa.
Ebbene, l’esito quasi notturno di quello scrutinio interminabile è stato sorprendente: il Presidente del Con

gresso, infatti, l’allora segretario della Cisl di Basilicata Nino Falotico, adducendo come motivo la risultanza di alcuni ex aequo e l’impossibilità di trovare una soluzione al momento, ha sospeso il Congresso, praticamente in pieno spoglio, senza proclamare gli eletti e senza indicare i candidati risultati ex aequo, e lo ha rinviato ad un aggiornamento a breve termine. Aggiornamento che nei fatti è avvenuto a ben dieci giorni di distanza, per la proclamazione di “eletti” che erano più che altro tutti consiglieri uscenti riconfermati e che a loro volta hanno votato per la riconferma di quasi tutti i vertici della federazione!
Dove e da chi fossero state conservate in quei dieci giorni le schede votate non è dato sapere. Quali fossero i candidati risultati ex aequo e quelli eletti nella prima seduta, anche se non proclamati, nemmeno. Perché non potesse decidersi degli ex aequo al momento (visto che in questi casi vige il principio dell’anzianità di iscrizione) men che meno.
E perché, ancora, attendere tutti quei giorni per una verifica cronologica così banale e per riconvocare un Congresso che, di fatto, si è caratterizzato per un evento che a mia memoria è unico nella storia di questo sindacato: l’interruzione immotivata di un democratico esercizio di voto.
Lascio a voi e ai vostri lettori il compito di leggere fra le righe dei dubbi che ho sollevato e ai quali, sono certo, riuscirete a dare la giusta interpretazione (non è molto difficile!) e le giuste risposte, sottolineando soloquella che è la chiave di lettura: la discesa a picco della Cisl verso un vuoto di democrazia e di trasparenzae la tendenza sempre più sfacciata orami a mantenere inalterati gli equilibri interni, le postazioni di comando e, con queste, la gestione delle risorse del sindacato.
Per evitare ritorsioni, perché anche questo è Cisl ultimamente, sono costretto a mantenermi nell’anonimato, ma di quello che vi ho raccontato c’è chi sarebbe disposto a metterci la firma e la faccia.
Ossequiosi saluti
Un iscritto Cisl Fp Basilicata

L’OMBRA SULLE LEZIONI

In Commissione elettorale la compagna del rieletto segretario Pino Bollettino. Lo scrutinio durò 9 giorni per 90 schede

TITO. Il caso era stato denunciato e chiuso in poco tempo. Tutto all’interno dell’organizzazione sindacale. L’unico ricorso arrivato fu liquidato con un laconico «nessuna irregolarità». Ma aleggiano a tutt’oggi sospetti sul corretto svolgimento delle elezioni del quinto Congresso della Cisl Fp di Basilicata.
La prima su tutte, la quale è già indicativa delle singolarità che hanno caratterizzato le votazioni, è che la citata elezione è durata ben nove giorni (cominciata il 10 aprile scorso, si è conclusa il giorno 19 dello stesso mese).
Questa è solo una delle molteplici stranezze segnalateci dal tenace e combattivo iscritto che vuole andare fino in fondo. Non può, poi, non imporsi all’attenzione un secondo dato. La Commissione elettorale, dedita alle operazioni di scrutinio, era composta nella circostanza da tre membri. Due dei quali avevano o potevano avere un certo coinvolgimento nel suffragio. La prima era l’allora compagna del segreterio generale uscente della Cils Fp di Basilicata, Pino Bollettino. Uscente solo prima del conteggio delle preferenze. Perchè, a distanza di più di una settimana dal voto, lo stesso è stato riconfermato. Un altro componente della Commissione, invece, aveva la moglie candidata. La quale, come per Bollettino, è stata anche lei eletta. Parrebbe avesse mire a rivestire come coordinatrice dei beni culturali. Ma questa è un’altra storia. Sembrerebbe che la maggioranza degli iscritti al sindacato abbia chiesto di poter eleggere il coordinatore dei beni culturali, ma che a oltre sei mesi ciò non sia stato ancora fatto. Il dato, per il momento di interesse, è che è stata eletta nel Consiglio.
Stando così le cose due terzi della Commisione che deve, in teoria, essere un organismo di garanzia e assolutamente neutro avevano dei legami stretti con due candidati. Uno dei quali, Bolletino, aspirante alla massima carica.
Cosa è successo quel 10 aprile scorso?
I novanta delegati al Congresso, riunitisi hanno poi «proseguito alla votazione, per l’elezione dei 60 componenti del Consiglio Generale». Secondo i testimoni, lo spoglio è avvenuto a porte chiuse. Lo stesso, da come denunciato, è stato interrotto e sospeso alle 23,30 perchè su 60 consiglieri eleggibili, per il 60 seggio risulatavano degli ex aequo. L’aggiornamento “ad horas” è poi avvenuto il 19.
La sorpresa alla riapertura delle operazioni è che non c’erano ex aequo per l’ultimo posto. Sembra che non ci sia traccia attestante chi fossero i 59 risultanti già eletti il 10 e chi i 4 in parità. Non è una cosa di poco conto. Perché la questione apre una serie di enigmi sulle procedure, elettorali e non, che la Cisl attua. Da quanto appreso da fonti interne al sindacato, l’organizzazione non è dotata di norme per protocollare i verbali. I quali, in linea ipotetica, possono in tal modo essere stilati in una certa data e poi tranquillamente retrodatati. Ciò perchè nel mentre della competizione, fino al 19 e oltre, se dei verbali c’erano, lo sanno solo i tre membri della Commissione. In quanto le comunicazioni erano per via orale. I resoconti scritti sarebbero emersi dopo circa un mese, verso metà maggio.
Soprattutto non può sfuggire un particolare: chi è che certifica il corretto svolgimento di tutte le operazioni di voto? La Commissione elettorale. Composta, nel caso di specie, da quei due terzi di cui sopra. Sarà stato tutto giusto, tutto correto, chissà. Le modalità però meriterebbero chiarezza.