È PLEBISCITO POLESE CON IL 73%

Una buona, ottima affluenza. Tale da rendere sterili, sotto il punto di vista del risultato globale, le polemiche sugli stranieri che si sono recati “accompagnati” ai seggi.  È di circa 55.000 votanti, infatti, il dato definitivo relativo all’affluenza Polese è il nuovo segretario del Pd con quasi 40.000 preferenze e distacca di molto la Purtusiello che ne conta circa 9.000 e Santarsiero con circa 5.000%. E dunque con le seguenti percentuali circa (i dati definitivi si avranno in serata: Polese 73,5, Purtusiello 17,5 e Santarsiero 9.
Circa 150 i seggi allestiti in Basilicata per le primarie del Partito democratico, che si sono svolte ieri dalle 8 alle 20, per eleggere il nuovo segretario regionale che prenderà il posto dell’ex parlamentare Antonio Luongo, morto a causa di un improvviso malore l’8 dicembre 2015.
Tre i candidati: due renziani, Mario Polese e Vito Santarsiero e Vittoria Purtusiello della corrente Emiliano.
Favorito nella corsa sin dall’inizio è stato il consilgiere regionale Mario Polese, che ha porta a suo sostegno più di 400 candidati. Tra i big, si sono schierati al suo fianco Maria Antezza, Vito De Filippo, Salvatore Margiotta, Luca Braia, Achille Spada, Roberto Cifarelli, Salvatore Adduce e Vincenzo Robortella; molti dei quali anche suoi “capilista” e, tra gli altri, anche il presidente della Regione Marcello Pittella, vero mentore dell’operazione.Se Polese dalla sua ha avuto ben 6 liste, Vittoria Purtusiello ha potutto contare, nella sua unica lista, come big il solo consigliere regionale Piero Lacorazza, umilmente schieratosi al centesimo posto, cioè in posizione non utile alla elezione. Va detto che il volto pulito della Purtusiello le ha dato la carta vincente per potersi avvicinare ai cittadini, che da tempo chiedevano un cambio di passo al Pd, ormai noto solo per le sue beghe interne.
Per la candidatura di Vito Santarsiero, ex sindaco di Potenza ed attuale consigliere regionale, cento candidati suddivisi in tre liste. Ha potuto contare sul sostegno, fra gli altri di Erminio Restaino, Giampaolo Carretta e Lucia Sileo. Invece, si sapranno solo questa mattina i nomi dei 100 candidati eletti all’assemblea regionale. Ai 517 esclusi sicuramente resta il merito di aver partecipato a una competizione dura e, magari, qualche gettone di credito nei confronti del capocorrente di turno.
Elezioni, queste, dove non sono mancate le solite bagarre tra la partecipazione di migranti e badanti. Come anche si è registrato il caso di qualche seggio anomalo. Per esempio, come quello di Salandra che all’ultimo ha deciso di spostare la sede dalla sala Comunale a quella del Pd senza rispettare la delibera. A denunciarlo la Purtusiello che ha chisto di invalidare il voto in quella sezione. Diciamo, che come sempre, le primarie del Pd in quanto a “stranezze” non deludono mai. Anche se dalla loro hanno il merito di esserel’unico partito ad attuarle, nel bene e nel male.

LA POLEMICA SU MIGRANTI, BADANTI E PUSHER DI 2 €

Migranti in fila al seggio di Potenza

La polemica è scoppiata: orde di migranti e profughi ospiti dei centri di accoglienza hanno affollato i seggi lucani, in particolar modo quello di Potenza, desiderosi di mettere la X sul nome di uno dei candidati alla segreteria regionale del Partito democratico. La questione era stata posta dal giornalista del quotidiano la Verità, Fabio Amendolara, intervenuto telefonicamente, negli studi di Radio Potenza Centrale, durante il dibattito organizzato da il “Roma” tra i contendenti Polese, Purtusiello e Santarsiero. Il giornalista aveva pronosticato – ricordando quanto già accaduto in passato – che ai seggi sarebbero arrivati i migranti. E così è stato. Ieri ha rincarato la dose, commentando: «Queste primarie vanno invalidate».
Quest’aspetto delle primarie ha riguardato qualcosa di strano dal punto di vista della democrazia elettorale. Molti i punti interrogativi che inevitabilmente la presenza dei migranti ai seggi hanno fatto sorgere. A Potenza sono arrivati in massa, in gruppi organizzati e con degli accompagnatori. In altri seggi, come quello di Rionero, sono stati notati extracomunitari, soprattutto bulgari, che andavano a votare come “guidati” da qualcuno che li dotava anche dei due euro necessari. Teoricamente fondamentale per partecipare alle elezioni era il fatto che le elettrici e gli elettori si riconoscessero nella proposta politica del Pd, impegnando si anche a sostenerlo alle elezioni.
Ebbene, ci deve essere stato qualche traduttore che abbia spiegato, perlomeno in inglese, ai votanti stranieri un bel po’ di cose.
La nostra redazione, infatti, è riuscita a intercettare un gruppo di cinque migranti, provenienti dall’Africa, in fila al seggio di via Roma, nel capoluogo lucano. Il seppur brevissimo colloquio con loro, interrottosi precocemente per volontà “superiori”, ha permesso di chiarire alcuni dubbi.
Gli intervistati non conoscevano la lingua italiana.
Non è un’ipotesi. È proprio che ogni parola detta è stata pronunciata in inglese. Anche le domande loro poste sono state formulate nello stesso idioma, altrimenti era impossibile comunicare.
Tanto è vero che gli stessi, quando sono stati chiamati perentoriamente ad allontanarsi non hanno compreso neanche l’«andiamo, andiamo» con il quale in tutta fretta l’uomo italiano gli ha detto di allontanarsi. Hanno compreso il gesto della mano, però. Ma allora, se la partecipazione di un gruppo di immigrati a una “festa della democrazia”, come più volte si è sentito definire queste primarie, è un segnale positivo, perchè non è democratico lasciare che questi votanti parlino con la stampa?
Forse perchè alla domanda: What is Pd? gli stessi non sapendo cosa dire si sono arresi con un inequivoco: «I don’t know».
In verità solo al primo quesito, piuttosto generico, hanno fornito una sorta di spiegazione. Al perchè votavano, con prontezza di spirito, quasi preparata, hanno detto, che ne avevano diritto e volevano farlo. Però poi non sapevano né che tipo di elezioni fossero né altre a informazioni specifiche sul partito per il quale si erano recati alle urne. Sono rimasti persino perplessi del fatto che non si eleggesse il sindaco della città. Anche la domanda di uno, uno che fosse uno, punto programmatico che li avesse colpiti è rimasta inevasa.
Questo è quanto dire. Tutti possono votare, il voto è libero e tutti i voti valgono uno. Sia quello di inconsapevoli elettori che quello di soggetti preparati. È, appunto, la democrazia. Ma a chi giova? Chi lo sa, se c’è un candidato contento di aver preso voti in questa maniera, che abbia il coraggio almeno di dirlo. Anche perchè, si attendono dati ufficiali, parrebbe che i migranti abbiano inciso non di poco sull’esito elettorale. Poi c’è quell’uomo che se li è portati via. E altri, che li sono andati a prelevare per condurli a destinazione.
Un “Qualunquemente” sui generis. Non sono mancate segnalazioni di pulmini che partivano dai centri d’accoglienza, particolarmente da uno “incriminato”.
Perchè se un migrante vuole votare deve essere accompagnato?
Difficile comprendere perchè i richiedenti asilo volessero donare il loro pocket money giornaliero al Pd. Ammesso che quei due euro per il partito di Renzi non siano provenuti da tasche esterne, quanto poteva essere libera, oltre che consapevole, la loro crocetta su un candidato? Vivendo in una situazione precaria, il sospetto è lecito. Tanto più che, almeno per quanto riguarda Potenza, un centro d’accoglienza potrebbe non essere politicamente neutro. Bella pagina di democrazia. Al Pd per il fatto di essere l’unico partito a fare le primarie, non può essere concesso tutto. Perchè a Matera, per esempio, non far votare anche i turisti per un giorno?
Nella serata di ieri, a spoglio in corso, è intervenuto sul tema anche Mario Polese: «Per quanto riguarda la partecipazione contestata di alcuni migranti a Potenza, ho chiesto alla commissione di garanzia una immediata verifica della regolarità di espletamento delle procedure elettorali». Nelle foto dei seggi postate da Polese su facebook a corredo dell’annuncio, però, non compaiono migranti.
Eppure tutti li hanno visti.