SPUNTA UNA TERZA LETTERA, GLI INQUIRENTI LA CERCANO

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POTENZA. Lettere e morte tornano a caratterizzare le tristi vicende di persone influenti che hanno gravitato intorno all’affaire lucano del petrolio. Le indagini sul suicidio, avvenuto venerdì scorso, del 58enne ex comandante dei carabinieri forestali della Regione Umbria, Guido Conti (in foto) hanno condotto a nuovi aggiornamenti. Conti il primo novembre scorso aveva assunto il nuovo incarico alla Total, la multinazionale del petrolio il cui impianto estrattivo di Tempa Rossa, in Corleto Perticara, sarà operativo nel primo quadrimestre dell’anno prossimo. Anche di Tempa Rossa, l’ex comandante avrebbe dovuto occuparsi. Nei giorni scorsi, però, si era licenziato. Poi venerdì il tragico gesto. Sul quale gli inquirenti, se sembrano abbastanza certi nel classificarlo come suicidio, ancora indagano per appurare le reali motivizioni che hanno spinto Conti a togliersi la vita. Tra gli elementi al vaglio, già stanno studiando due lettere scritte da Conti e sono alla ricerca di una terza. L’ex comandante si è ucciso con un colpo alla tempia destra esploso con una pistola calibro 9 a poca distanza dall’auto con cui era arrivato alle pendici del monte Morrone. Località sita nei pressi di Sulmona in Abruzzo. Conti ha lasciato una lettera alla famiglia e un’altra a una sorella. Mancherebbe, però, una terza missiva che sarebbe stata spedita, poco prima di raggiungere con la Smart il luogo dove è stato rinvenuto cadavere, a un destinatario ancora non identificato. Per gli inquirenti, inoltre, la decisione di Conti di oscurare il proprio profilo social, è da interpretare come un segnale premonitore della tragedia. Riguardo alla terza lettera, quella mancante, gli inquirenti avrebbero appreso che Conti, il giorno del suicidio, si era recato presso una tabaccheria, dove avrebbe acquistato tre fogli e buste da lettera e un francobollo. Risalito in macchiana, si sarebbe nuovamente fermato in un luogo, per scrivere i suoi ultimi messaggi. Il contenuto di una delle lettere, quella indirizzata «alla mia famiglia», fa esplicito riferimento alla tragedia di Rigopiano: «Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perché tra i tanti atti, ci sono anche prescrizioni a mia firma». Conti, per di più, a detta dei suoi stretti conoscenti pareva soffrire negli ultimi tempi di una «perdita di identità – ha dichiarato sua sorella Silvia – con il passaggio dal corpo forestale ai carabinieri prima, il pensionamento e il nuovo incarico alla Total poi, dove non si era trovato bene». Proprio per quest’ultimo incarico, l’ex comandante aveva ricevuto non poche critiche. Alle quali, con un posto sui social network si era difeso rispondendo di sentirsi in grado di riuscire, alla Total, a «produrre e dare ricchezza diffusa e tutelare migliaia di posti di lavoro, di Italiani, rispettando le leggi. Tutte. In primis quelle ambientali». Questo, pochi giorni prima del licenziamento e poi del suicidio. Gli inquirenti sperano che con il ritrovamento dell’ultima lettera e anche altri dettagli circa eventuali eventi rilevanti nell’ultime mese di vita di Conti, di riuscire a far luce sulle eventuali connessioni tra il suicidio e l’incarico alla Total. Lettere e suicidi. Cambia la compagnia petrolifera, ma i dubbi permangono. Già l’ingegnere Griffa, ex responsabile del Cova di Viggiano, prima di togliersi la vita, nel 2013, aveva lasciato un memoriale nel quale scriveva anche del Centro olio lucano dell’Eni di Viggiano. Neanche un anno fa moriva a Ravenna all’interno di un autobotte, Luigi Molinaro di Brienza. Con il suo tir stava aveva trasportato dalla Basilicata reflui petroliferi classificati come non pericolosi. Andando ancora indietro negli anni, non si può non ricordare un altro strano suicidio, questo avvenuto in terra lucana. Nel 2006 Rino Ponzio, di 42 anni, sindaco di Tramutola, viene trovato impiccato in prossimità di una casa di campagna alla periferia del paese. Ponzio era un noto personaggio politico per la sua attività contro le estrazione petrolifere in Val d’Agri. Il consenso intorno a lui, in quel periodo storico, stava crescendo. Tanto che Ponzio aveva costituito il comitato di protesta degli amministratori dei 30 comuni ricadenti nell’area dei pozzi petroliferi della Val d’Agri. Poi, però, per motivi a molti ancora non chiari, Ponzio decise di suicidarsi.

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