LA REGIONE È UNA POLVERIERA POLITICA

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POTENZA. Sembrerebbe tutto immobile. Un Consiglio regionale e più in generale un Palazzo della Regione dove tutto è cristallizzato e bloccato. Si va avanti quasi per inerzia approvando qualche leggina, qualche provvedimento e poco più. Da un punto di vista amministrativo – istituzionale in effetti è così. Ma se si scava dentro i “fatti” (quelli veri) della politica allora dietro le nebbie dell’immobilismo, fotografato in maniera eccezionale dall’incapacità che dura da sei mesi della maggioranza di rinnovare l’Ufficio di presidenza del Consiglio stesso, c’è un fermento notevole. Basti pensare che quasi fosse una regola, in un mesetto sono cambiati due consiglieri regionali. Praticamente non si è mosso nulla per quasi 4 anni e poi all’improvviso cambiano due consiglieri regionali. Uno è già seduto in Consiglio da un mesetto: Antonio Bochicchio del Psi. Un movimento voluto dal partito socialista per accontentare un pò tutti in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Un piano ideato dal segretario regionale del Psi, Livio Valvano, che a partire dalle dimissioni da consigliere dell’assessore Pietrantuono dovevano portare in assemblea il secondo dei non eletti, il lauriota (stesso comune del presidente della Regione Pittella e della portavoce nazionale socialista Pisani) Antonio Rossino. Alla fine la ciambella non è uscita con il buco con Bochicchio che scartando di lato si è accomodato in Consiglio non alzandosi più. E se non è vivacità politica questa. L’altra novita consiliare è attesa tra due settimane. Si tratta dell’ex sindaco di Salandra che prenderà il posto di Luigi Bradascio che si è dimesso. Non cambia nulla come area politica: antezziano era il primo, antezziano è il secondo (Bradascio fu eletto nella lista Pittella Presidente, mentre Soranno nella stesa lista non riuscì a raccogliere i voti necessari). Ma la vicenda ha i contorni del “giallo”. Nessuno sa realmente il perchè delle dimissioni del pittelliano Bradascio. Le voci si sprecano. C’è chi dice che sia accaduto qualcosa relativo alla Commissione Sanità di cui lo stesso Bradascio era presidente rispetto alle scelte del nuovo Piano sanitario. C’è chi dice che il problema sia stato politico. Di certo c’è che Bradascio ha tolto il “disturbo” rendendosi praticamente irrintracciabile dai cellulari regionali. Sta di fatto che in Consiglio ci sono due novizi per gli ultimi mesi di legislatura. Altro che immobilismo. Ma c’è altro. Nel Pd ormai le partite che si giocano, al riparo dei possibili occhi indiscreti delle riunioni ufficiali, non si contano più. Innanzitutto c’è tutta la sfida congressuale che impazza con tre consiglieri regionali in piena campagna elettorale. Mario Polese e Vito Santarsiero protagonisti in prima persona essendo due dei tre candidati alla segreteria regionale. E poi Piero Lacorazza che non è direttamente candidato alla segreteria ma di fatto è il “deus ex machina” della candidatura targata Fronte dem di Vittoria Purtusiello. Immaginare che le dinamiche congressuali non si sviluppino pure dentro il Palazzo delle Regione con “veleni” e sospetti sparsi per i corridoi e per le stanze sarebbe ingenuo assai. Tanto più che la prossima guida del Partito democratico della Basilicata non è certo un fatto neutro rispetto alle “fondamentali” scelte che da qua a qualche mese il centrosinistra e tutto il resto della galassia politica sarà chiamata a fare. Candidature alle politiche e scelta del candidato presidente sono i due temi, (i due convitati di pietra più specificatamente) presenti in ogni ragionamento. Dalla presidenza del Consiglio regionale (che per certi versi è diventato solo un fastidio per i generali del Pd) a possibili rimpasti in corsa della Giunta regionale. In realtà congresso regionale Pd, cambi in Giunta e prossime candidature politiche sono questioni molto strette tra loro. Non a caso c’è un tema diventato prioritario: Carmine Miranda Castelgrande. In pratica il Sottosegretario Vito De Filippo che sostiene Polese al Congresso e che però non sarebbe (secondo gli strateghi) blindatissimo per un ritorno da parlamentare a Roma chiede che il “suo” Castelgrande venga nominato in Giunta al più presto per poter far quadrare all’interno della sua personale corrente politica i “conti”. Insomma De Filippo chiede a Pittella, a Polese e all’area renziana un pass per aumentare il proprio peso specifico elettorale. Ovviamente se entrasse Castelgrande in Giunta qualcuno dovrebbe uscire. Il “favorito” in tal caso sarebbe Nicola Benedetto che del Pd proprio non è, e che si dice stia trattando un proprio ruolo di punta alle prossime politiche addirittura con Silvio Berlusconi in persona. Nel centrodestra una ipotesi del genere ovviamente scatenerebbe il putiferio. Ma Berlusconi non è uomo da farsi imporre scelte dal basso. Insomma questo è. E tutto pare tranne che immobile nel Palazzo e nella politica lucana.

DI SALVATORE SANTORO

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