I CONSULENTI FORENSI DISONESTI SONO RESPONSABILI DEGLI ERRORI GIUDIZIARI

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Un’intervista alla criminologa Ursula Franco su consulenti forensi ed errori giudiziari

Dottoressa Franco, sappiamo che le sta a cuore il problema degli errori giudiziari e che lei ritiene che nel nostro paese una delle cause principali di errore giudiziario siano i consulenti disonesti.

“È vero, nel nostro paese la causa principale di errore giudiziario sono i consulenti partigiani, consulenti che appoggiano le procure senza remore. Ne ho parlato ad un convegno il 16 ottobre con l’avvocato americano Barry Scheck. Scheck è il cofondatore di Innocente Project, la più importate organizzazione del mondo per quanto riguarda la lotta agli errori giudiziari”.

Avvocato Barry Scheck.

 

Sappiamo che tra i consulenti partigiani che appoggiano le procure italiane ve ne sono alcuni che millantano titoli.

“Certamente. È un tema doloroso ma è necessario che chi di dovere lo affronti alla radice. Il fatto che alcuni consulenti millantatori appoggino una procura e segnino il destino di soggetti accusati di omicidio non è l’unico danno che questo tipo di truffatori fanno alla giustizia. Quando un millantatore è parte del team difensivo di un imputato egli danneggia il suo diritto inviolabile alla difesa, è un tallone d’Achille, tutto ciò che un millantatore afferma in udienza non ha alcun valore perché è privo di titoli e pertanto ciò che dice non è credibile. Tra l’altro, sia chiaro che un consulente che riferisce ad un giudice di essere laureato e non lo è, non solo fa danni incalcolabili ad un imputato ma incorre nel reato di falsa testimonianza e anche in quello di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sui suoi titoli di studio. È necessario che i titoli di studio divengano pubblici, il MIUR deve permettere a tutti di sapere che titoli hanno coloro che li accusano o che li difendono”.

Da tre anni lei è consulente della difesa di Michele Buoninconti, da tre anni lei afferma con forza che la condanna di Buoninconti è il frutto di un grave errore giudiziario. L’avvocato Giuseppe Marazzita del foro di Roma, che assiste Michele Buoninconti dal settembre 2015, ha posto ai giudici della Corte di Assise di Appello di Torino il problema dei titoli del consulente della procura di Asti, Giuseppe Dezzani, le cui conclusioni dell’analisi delle celle telefoniche hanno convinto il giudice del primo grado, Roberto Amerio, della colpevolezza di Buoninconti.

“Le conclusioni di Giuseppe Dezzani non stanno né in cielo né in terra, lo ripeterò in eterno. Il signor Dezzani ha riferito al giudice Amerio di essere laureato in Informatica ma non ha ritenuto di dover rispondere con chiarezza alle domande della difesa che lo esortava a riferire dove e quando si fosse laureato. Dal suo curriculum risulta semplicemente un diploma di geometra, lei capisce quanto possa valere in questo caso la sua parola a confronto di quella dell’ingegner Paolo Reale, consulente della difesa, il quale ha da subito confutato le sue conclusioni”.

Giuseppe Dezzani

La difesa di Buoninconti non è stata la sola ad attaccare Giuseppe Dezzani sui suoi titoli di studio, non è vero?

“Nell’ottobre 2015 durante un’udienza del processo a Massimo Giuseppe Bossetti, Giuseppe Dezzani, all’epoca consulente della difesa è stato preso a male parole dalla pm Letizia Ruggeri. Di seguito uno stralcio dello scambio tra la Ruggeri e Dezzani:

Letizia Ruggeri: Quali tecnici le hanno tracciate? Lei sarebbe tecnico della difesa?

Giuseppe Dezzani: Sì, il tecnico che le ha tracciate sono io, sono un informatico.

Letizia Ruggeri: Lei è un informatico? Lei non sa niente di celle!

Giuseppe Dezzani: Sono una mia specializzazione.

Letizia Ruggeri: Che titolo accademico ha?

Tre mesi dopo quest’udienza e due settimane prima di un’altra udienza, Giuseppe Dezzani ha lasciato la difesa di Massimo Giuseppe Bossetti e non per divergenze con la difesa”.

Giuseppe Dezzani durante l’udienza del processo a Michele Buoninconti del 22 luglio 2015 ha dichiarato: “(…) Ho gestito nella mia carriera, che è iniziata nel 1998 in questo mestiere, circa 2000 casi giudiziari, casi specifici, anche in questa specifica materia che trattiamo oggi(…) Sono consulente, sono stato consulente in tantissimi casi per la Procura di Milano, per la Procura di Torino, per la Procura di La Spezia, parlando solo di casi di omicidio specifici dove la prova telefonica, la prova delle celle è stata una prova essenziale per la determinazione. L’ultimo che citavo della Corte d’Appello di Torino è stato un caso dove la gestione della parte telematica e telefonica è stata fondamentale. Un altro caso di La Spezia dove fu dato un ergastolo, anche lì la parte telefonica era pregnante sulla ricostruzione degli eventi”. Dottoressa Franco, se Giuseppe Dezzani avesse millantato un titolo si riaprirebbero centinaia di casi giudiziari in cui la parola del consulente ha avuto un peso?

“Se venisse accertato che il signor Dezzani non ha i titoli per confrontarsi con un ingegnere, come nel caso Buoninconti, un nuovo processo sarebbe un diritto per tutti coloro che sono stati condannati grazie alle sue consulenze. Non c’è un’altra soluzione che possa salvare la credibilità del nostro sistema giudiziario. Sarebbe un fatto epocale ma chi di dovere non potrà permettersi di mettere la testa sotto la sabbia. In America, qualche anno fa, è stato accertato che Joyce Gilchrist, una chimica forense del dipartimento di polizia di Oklahoma City, la quale nella sua carriera si è occupata di circa 3000 casi giudiziari, era solita falsificare le prove, prove che, tra l’altro, hanno condotto alla condanna a morte di 23 persone. Una volta smascherata, sono stati riesaminati più di 1700 casi in cui la consulenza della Gilchrist aveva condotto alla condanna degli imputati. Sempre in USA, Annie Dookhan, un tecnico di laboratorio dell’ HSLI di Boston, pochi anni fa, è stata accusata di intralcio alla giustizia e di aver millantato un titolo accademico. La Dookhan ha mentito affermando di avere una laurea magistrale in chimica e ha falsificato un numero esorbitante di test di laboratorio relativi a casi giudiziari, circa 20.000. Il 95% dei soggetti condannati grazie alle consulenze di Annie Dookhan sono stati liberati. La Dookhan è stata condannata a tre anni di carcere e a risarcire un condannato con 2 milioni di dollari”.

Annie Dookhan

Dottoressa com’è possibile che esista gente capace di far condannare degli innocenti pur di compiacere un pubblico ministero?

“In verità il desiderio dei millantatori non è compiacere ma rivestire un ruolo importante e solo assecondando in pieno le esigenze dei pubblico ministero coloro che non hanno titoli possono sperare in nuovi incarichi e quindi in nuovi palcoscenici. I millantatori sono soggetti con scarsa autostima alla ricerca di approvazione e potere”.

Domenico Leccese

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