MARINAGRI, SI TRATTA PER LO SCONTO

MATERA. C’era una volta il progetto “Marinagri” che attraverso la realizzazione di un villaggio super lusso con alberghi, darsena privata, ristoranti, campi da golf, aree per il birdwatching ed altre amenità pseudo naturalistiche avrebbe reso ricca ed interessante l’offerta turistica della costa jonica Lucana. C’era una volta la politica illuminata del governatore lucano Filippo Bubbico che si assunse l’onere di commissario ad acta pur di concedere le autorizzazioni a quel villaggio di fortunati ricchi che tanta occupazione avrebbero portato in Basilicata. C’era una volta il sottosegretario Filippo Bubbico (ex governatore chiamato al Mise dal Ministro Bersani) che si adoperò per il Contratto di programma “Consorzio Costa d’Oro’’ (La Siritide s.r.l., Nettis Resort s.r.l., Marinagri Resort S.p.A. e Marinagri Village S.p.A.) erano previsti investimenti per 93 milioni di euro di cui 50 li avrebbe sganciati il signor Cipe. C’era una volta l’establishment politico Lucano, dai parlamentari sino ai semplici consiglieri comunali e passando per tutti i gradi intermedi dell’amministrazione tecnica e politica, che prese posizione in favore di Marinagri e dello sviluppo economico ed occupazionale che avrebbe consentito alla Regione Basilicata ed all’area jonica in particolare. Adesso c’è una società sommersa dai debiti che ieri ha chiesto al Tribunale di Matera il Concordato Preventivo: cioè, se il Giudice approvasse, pagherebbe solo una parte dei debiti garantendo il procedere della attività ed il mantenimento dell’occupazione (magari parziale). Adesso Filippo Bubbico è un ex vice-ministro fuori dal Partito democratico che forse si ricandiderà alla guida della Regione Basilicata (immaginiamo con quanto entusiasmo accolgano l’idea di una sua candidatura gli ex compagni!). Adesso il Ministero pare che voglia indietro una parte dei milioni erogati, pare e non v’è certezza perché il gabinetto del Ministro non ha risposto nemmeno alle Pec! Adesso ci sono le aziende creditrici di Marinagri che rischiano di perdere anche l’80% dei crediti vantati e che non potranno (perché la Legge è fatta per i grandi debitori e non per le Pmi) salvarsi dal fallimento (se passa il Concordato). Adesso l’establishment tecnico e politico tace a tutti i livelli, solo gli avvocati freneticamente si chiamano e discutono. Quanto ci è costata questa bella favola che sembra arrivata alla fine? Quanto costerà al tessuto delle piccole imprese locali che non riusciranno a parare il colpo?

DI FILIPPO DE LUBAC