CERCA DI STRANGOLARE IN AULA IL PRESUNTO ASSASSINO DEL FIGLIO

POTENZA. È accaduto dell’incredibile ieri nel Tribunale di Potenza presso l’aula Gip. Mentre era in attesa che il giudice chiamasse la sua udienza un giovane imputato è stato aggredito. Il caso processuale riguarda l’accusa per Giancarlo Lauria di aver ceduto, nell’ottobre del 2015, sostanza stupefacente, nella fattispecie metadone, a Ivan Orlando, poi deceduto a seguito proprio dell’oppioide sintetico citato. Il padre della presunta vittima ha aggredito, in presenza di numerosi testimoni, nonchè di personale di polizia giudiziaria presente in aula, il presunto assassino del figlio. Si è scagliato contro il ragazzo e stringendogli le mani intorno al collo ha cercato più volte di far sbattere la sua testa contro la superficie dura della porta metallica dell’aula Gip. In più, contestualmente alla decisa azione fisica, il genitore nel mentre del verosimile tentativo di soffocamento per strangolamento, come hanno riferito i testimoni che hanno assistito alla scena, proferiva all’indirizzo di Lauria pesanti minacce dal tono fortemente intimidatorio. «Ti ammazzo … sei un morto che cammina» avrebbe urlato al giovane. Il pronto intervento di un carabiniere presente sul luogo, è riuscito ad evitare che il gesto dell’uomo avesse tragiche conseguenze. Lauria, che presentava evidenti segni sul collo, poi è stato immediatamente trasportato presso il pronto soccorso dell’ospedale San Carlo del capoluogo. Il ragazzo è stato poi dimesso dal nosocomio potentino nel tardo pomeriggio. Le sue condizioni non sono gravi. Il legale difensore di Lauria, l’avvocato Giuseppe Malta, ha reso noto che l’assistito con molta probabilità intenderà procedere alla denuncia dell’aggressione per minacce e lesioni. In ogni caso, anche a supporto della relazione di servizio stilata dal militare intervenuto, la Procura ha acquisito i video delle telecamere di sicurezza presenti nell’aula Gip e nel corridoio prospiciente. A causa dell’accaduto l’udienza preliminare in questione è stata rinviata. Si terrà nelle prossime settimane. Il giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta avanzata dall’imputato di procedere, solo per il reato di spaccio, con il rito abbreviato. Mentre per l’altra accusa, la più grave, ovvero quella di aver causato la morte di Orlando cedendogli la dose fatale, stando alle accuse, di metadone, la linea difensiva è improntata sul respingimento in toto di quanto contestato. Sarebbero due gli elementi strutturali addotti dalla difesa a supporto della propria tesi. Delle cinque persone, tra cui Orlando, alle quali, stando al quadro indiziario, Lauria avrebbe ceduto del metadone, solo una è deceduta. Non solo la sostanza, anche le dosi assunti sarebbero state le stesse. Orlando morì circa dieci ore dopo l’assunzione dello stupefacente, tra le 7 e le 7 e 30 del mattino del 7 ottobre 2015. Sostanzialmente la difesa esclude il nesso eziologico tra l’assunzione del metadone e la morte. L’esame autoptico avrebbe riscontrato anche tracce di eroina. Per cui verosimilmente potrebbe essere sostenuto che Orlando, separatosi dai compagni durante la nottata, potrebbe aver assunto altro tipo di sostanza, non ceduta da Lauria, che poi si è rivelata mortale.

DI FERDINANDO MOLITERNI