I GUERRIERI DELLA “LUCE” CHE DIEDERO IL NOME ALLA LUCANIA

di Leonardo Pisani

L’origine del nome non è certa, qualcuno faceva derivare Lucania deriva dal termine dal termine greco λυκος (“lupo”) che significa lupo, ma la popolazione  lucana era appartenente  al ceppo italico e di lingua osca,  e pur poi adottando l’alfabeto greco o etrusco  mantennero come lingua l’osco fino alla completa romanizzazione dopo la battaglia di Porta Collina ebbe luogo il 1º novembre e il 2 novembre dell’82 a.C. tra le legioni della fazione aristocratica guidata da Lucio Cornelio Silla e un esercito formato dalle legioni della fazione democratica e dalle milizie italiche guidate dal condottiero sannita Ponzio Telesino che marciavano su Roma.  Per esempio  l’altra popolazione osca dei loro vicini settentrionali, gli Irpini – il cui nome deriva dal termine osco hirpus (“lupo”)

Lucani arrivarono nel V secolo a.C., nella terra che da essi prese il nome di Lucania, territorio genericamente compreso tra i fiumi Sele, Bradano, Laos e Crati, fino ad allora chiamato dai Greci Enotria. Ma per le radici filologiche più accreditate del nomen lucano figura Luc che in sanscrito farebbe riferimento alla luce, così come nell’idioma latino e in quello delle genti sabelliche; ipotesi che trova conferma anche negli studi riguardanti le origini semite del nome, dove Luachan è lo splendido, il luminoso. 

In origine furono  un gruppo di popolazione sannita in esubero, dalle attuali valli del Liri e del Volturno, che per la tradizione del Ver  Sacrum ( migrazione ) decise di conquistare un territorio scarsamente abitato che si trovava a sud est dei loro territori, chiamata Enotria, abitata dalla popolazione omonima. La conquista durò all’incirca un secolo. La loro lingua era l’osco e adottarono in seguito l’alfabeto greco.

Il Ver Sacrum prevedeva che per allontanare i cattivi presagi, tutti i maschi nati nella primavera erano dedicati al dio Mamerte, ma non venivano uccisi. Questi erano allevati e considerati sacri. Nella primavera successiva dovevano lasciare il loro villaggio e seguire un animale guida (cervo, cinghiale, lupo) che gli avrebbe indicato dove fondare un nuovo villaggio in cui crescere e prosperare. Questa cerimonia cerca di dare una spiegazione irrazionale ai continui processi migratori che sono stati molto frequenti tra le popolazioni sannitiche. Anche l’affidarsi ad animali, testimonia la strettissima connessione tra l’uomo e la natura. Si tratta di un elemento di estrazione indoeuropea, che presso i celti ha avuto un fortissimo sviluppo

Queste alcune testimonianze storiche

La Lucania era un antico distretto dell’Italia del Sud; si estendeva dal mar Tirreno fino al golfo di Taranto. Comprendeva quindi: a nord-ovest, la parte centro-meridionale dell’odierna Provincia di Salerno, con gli attuali Cilento e Vallo di Diano, e la zona sannita dell’Irpinia; a sud, la parte nordorientale dell’alta Calabria, da Castrovillari a Sibari; al centro, conteneva tutta l’attuale regione Basilicata. I limiti precisi erano: la Valle del Sele a nord-ovest, che la separava dalla Campania; la Valle del Bradano a est-sud-est, che la separava dall’Apulia; i due fiumi Lao e Crati, che a sud-sud-ovest la separavano dalla Bruzia. Quasi tutto il territorio era occupato dagli Appennini e a nord era delimitato dalla catena dei monti Alburni; comprendeva il golfo di Policastro fino alle vette del Monte Sirino e del Pollino, oltrepassati i quali si arrivava alla foce del Lao. Verso est le montagne degradavano in altipiani fino a giungere alla Piana di Metaponto e al golfo di Taranto.

Spiega il geografo greco Strabone:

 

« La Lucania […] [si estende] dal fiume Lao, mentre fino a Metaponto dalla parte del golfo di Sicilia [lo Ionio]. Esterna all’Italia è la zona tarantina, che è vicina a Metaponto, e gli abitanti Iapigi […]. Poi il nome di Italia e di Enotria si estese anche fino a Metaponto e alla Siritide […]. Dunque la Lucania sta tra la costa tirrenica e quella siciliana, dal Sele al Laus, e da Metaponto a Thurii; sul continente, va dai Sanniti all’istmo da Thurii a Cerilli, vicino al Lao: l’istmo misura trecento stadi [55,5 km] »

 

(Strabone, Geografia, VI, 4)

 

Questa divisione venne mantenuta nel corso dell’età augustea, quando questo territorio, insieme all’attuale nord della Calabria, venne inserito nella Regio III Lucania et Bruttii, brevemente descritta da Plinio il Vecchio:

(LAA Silero regio tertia et ager Lucanus Bruttiusque incipit […]. Flumen Laus fuit et oppidum eodem nomine, ab eo Bruttium litus […]. Est inter Sirim et Acirim Heraclea, aliquando Siris vocitata, flumina Talandrum, Casuentum, oppidum Metapontum, quo tertia Italiae regio finitur. Mediterranei Bruttiorum Aprustani tantum; Lucanorum autem […]. Praeterea interisse Thebas Lucanas Cato auctor est, et Pandosiam Lucanorum urbem fuisse Theopompus, in qua Alexander Epirotes occubuerit.

« Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 72; 97-98 »

(IT)

« Dal Sele parte la III regione ed inizia il territorio di Lucania e Bruzio […]. Il fiume Lao è omonimo diuna città: da esso inizia la costa del Bruzio. […] Tra il fiume Siris e l’Aciris c’è Heraclea, a volte chiamata Siris. Ai fiumi Acalandro e Casuento ed alla città di Metaponto termina la III regione d’Italia. Sono mediterranei, tra i popoli bruzi, solo gliAprustani, tra i Lucani solo gli abitanti di Atena […] Tra l’altro, sappiamo da Catone che è scomparsa Tebe di Lucania, da Teopompo che scomparve Pandosia, nella quale morì Alessandro d’Epiro. »

Questa antica regione era conosciuta dagli antichi popoli per i suoi fittissimi ed estesi boschi, i quali furono sfruttati sia dai Romani sia dagli altri popoli che conquistarono queste terre

Sempre Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia compila una lista di popoli dell’antica Lucania: Atinati, Bantini, Eburini, Grumentini, Numestrani, Potentini, Sontini, Sirini, Tergilani,Ursentini, Volcentani.

Politicamente la Lucania era una confederazione di dodici città autonome, secondo Strabone governate da istituzioni democratiche, a capo delle quali c’erano dei magistrrti. Solo in tempo di guerra veniva nominato un dittatore. Alcune di queste poleis avevano come centro una piccola città, mentre altre erano un insieme di villaggi. Le città più importanti degli oscolucani erano: 1) Atina (attuale Atena Lucana), 2) Bantia (Banzi), 3) Eburum (Eboli), 4) Grumenum (Grumento Nova), 5) popolo dei Sirini (Alta Valle del Sinni), 6) Tegianum (Teggiano), 7) Sontia (Sanza), 8) Vulcei (Buccino), 9) popolo degli Ursentini (Valle della Pergola), 10 Numistrom (Muro Lucano.

I Lucani abitavano città poste su alture e vivevano prevalentemente di pastorizia, anche se, nel secolo successivo al loro insediamento, alla pastorizia si associò l’agricoltura e si diffuse l’uso di abitare in fattorie sparse sul territorio. Territorio povero di materie prime, non sufficientemente ricco per produrre merci per esportazione, per avere quello a cui mancava loro, i Lucani si davano a guerre di saccheggio, attaccando le Poleis della Magna Grecia, prima quelle affacciate sul Tirreno, come Paestum; successivamente attaccarono le Poleis affacciate sullo Ionio.

Da un punto di vista religioso, avevano un pantheon variegato, dove spiccavano i culti di Mamerte (il Marte dei romani), dio della terra della fertilità e del tuono, e la dea Mefite, dea delle acque. Gli dei principali erano dei molto terreni, dimostrazione del fatto che i Lucani erano poco propensi a considerazioni metafisiche. I  guerrieri lucani erano vestiti con il cinturone di bronzo, la corazza a tre dischi e l’elmo corinzio, spesso adornato con penne d’uccello (costumi tipici delle popolazioni sabelliche). Usavano lance o spade corte. Ma si suppone che essendo un popolo non particolarmente ricco, il grosso dell’esercito era costituito da opliti

Alcune date storiche:

450: i Lucani sono ormai padroni di tutta l’attuale Basilicata.

440: i Lucani si spingono fino al fiume Crati, nell’attuale cosentino.

420: guerra tra i Lucani e la città di Turii, difesa da mercenari comandati dallo spartano Cleondrida. La guerra si conclude con un nulla di fatto.

410: guerra con Paestum, che viene conquistata e diviene parte della confederazione lucana col nome di Paistom.

394 ?: viene conclusa un’ alleanza con Dionigi il vecchio, tiranno di Siracusa, che vuole conquistare le poleis della Calabria.

392: seconda guerra contro Turii. I Lucani muovono con 30mila fanti e 4mila cavalieri. In un primo momento vengono respinti nei pressi di Turii, ma i mercenari commettono l’errore di inseguire l’esercito lucano sui monti, dove vengono presi d’imboscata e annientati, nei pressi di Lao.

380 ?: viene occupata Petilia, presso Kroton. Nella stessa scorreria arrivano fino allo stretto di Sicilia.

356: le poleis meridionali dei Lucani, quelle che occupano l’attuale provincia di Cosenza, si staccano dalla confederazione. Questa nuova popolazione è conosciuta col nome di Brutii. Secondo Strabone la rivolta provocata da Dione di Siracusa, fu causata dall’avere i Lucani armato i loro servi dediti alla pastorizia per sostenere le numerose guerre. La rivolta di quelli che i Lucani chiamarono Bretti (“ribelli” in osco, corrispondenti ai Bruzi) provocò l’etnogenesi di un nuovo popolo, che si consolidò intorno a Cosentia e sui monti della Sila, privando i Lucani del territorio a sud della linea Laos-Thurii.

340: a questo punto i Lucani rivolgono l’attenzione delle loro scorrerie a sud est, alle poleis che si affacciano sul mar Ionio.

338: i Lucani puntano alla conquista di Metaponto, che viene soccorsa da Taranto. Taranto è anche in guerra con i Messapi ed arrivano ad assediare la loro capitale, Manduria. In aiuto dei Messapi arrivano i Lucani che sconfiggono i Tarantini nei pressi di Manduria. I Lucani ora occupano le poleis greche sullo Ionio.

332: i Tarantini chiamano in loro aiuto il re dei Molossi, Alessandro d’Epiro – zio di Alessandro Magno -, che muove guerra ai Lucani. I quali chiedono aiuto ai Sanniti. Lucani e Sanniti vengono sconfitti dai Molossi e dai Tarantini nei pressi di Paistom. Alessandro, in questa occasione, probabilmente liberò, anche se temporaneamente, Poseidonia; prese inoltre numerosi ostaggi fra le famiglie aristocratiche lucane deportandone molte in Epiro.

326-304: Durante la Seconda guerra sannitica i Lucani oscillarono fra l’alleanza con i Romani e quella con i Sanniti. In realtà la società lucana del tempo era divisa tra una fazione aristocratica filoromana ed una democratica vicina a Taranto e ai Sanniti.

324: nei pressi di Pandosia Sanniti, Lucani e Brutii sconfiggono e uccidono Alessandro il Molosso. I Lucani riprendono Cosentia ed altre città. Per evitare il congiungimento delle forze lucane con quelle bruzie, Alessandro si posizionò a Pandosia, ai confini tra i territori dei due popoli. Il suo esercito, diviso in tre parti isolate fra loro a causa di un’alluvione, fu completamente distrutto da Bruzi e Lucani ed egli stesso trovò la morte, trafitto dal giavellotto di un ostaggio lucano

302: Romani e Lucani sono di nuovo alleati contro l’ennesimo condottiero greco, Cleonimo, re di Sparta chiamato da Taranto. L’alleanza proseguì anche durante la Terza guerra sannitica, anzi questa fu causata proprio, come narra Tito Livio, dalla richiesta d’aiuto dei Lucani a Roma contro i Sanniti che, devastando i loro territori, cercavano di costringerli ad un’alleanza contro Roma.

298-290: terza guerra Sannitica.

298: Campagna di Scipione Barbato nel Sannio e nella Lucania.

291: al termine delle Guerre sannitiche, in prossimità dei confini settentrionali della Lucania i Romani fondarono la colonia latina di Venusia, in un territorio strappato ai Sanniti; Intanto, anche grazie all’aiuto dei Tarantini, la fazione democratica prese il sopravvento fra i Lucani.

285: alleati con i Bruzi e con l’appoggio di Taranto, i Lucani attaccano Turii, tradizionale nemica di Taranto e alleata di Roma. Thurii chiese l’intervento romano contro i Lucani.

282: Turii subisce un secondo attacco.  In questa seconda circostanza fu inviato il console Gaio Fabricio Luscino per respingere i Lucani, in un primo tempo alleati dei Romani, e porre nella stessa Turii una guarnigione romana. I Lucani guidati dal principe Stenio Stallio vengono sconfitti in breve tempo; questo episodio fu l’inizio della Guerra tarantina, che vide da un lato Roma e dall’altra Taranto con Lucani, Sanniti, Bruzi e soprattutto Pirro, re dell’Epiro.

280ad Eraclea, in territorio lucano, si scontrarono l’esercito romano e quello di Pirro; lo scontro fu favorevole a Pirro grazie all’uso degli elefanti da guerra, sconosciuti ai Romani, che li chiamarono “buoi lucani”. Tuttavia la guerra si concluse favorevolmente ai Romani, che estesero la loro egemonia su tutta l’Italia meridionale.

275:  Marco Curio Dentato celebrò il trionfo sui Lucani

273: venne dedotte colonie a Poseidonia, che divenne la romana Paestum, e a Grumentum. I Lucani divennero socii, cioè alleati dei Romani, mantenendo i loro costumi ed istituzioni come tutti i popoli della penisola.