«BASTA CON LE PROVE DI FORZA O SI RISCHIA LA FRAMMENTAZIONE»

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di Salvatore Santoro
POTENZA. Prima di chiudere con l’attività amministratica a via Verrastro il consigliere regionale del Pd, Piero Lacorazza entra nel merito delle vicende politiche che hanno interessato la Basilicata negli ultimi mesi e in particolare parla di quanto accaduto in Consiglio negli ultimi giorni.
Si è chiuso il rimpastino con la nomina del quinto assessore: il suo compagno di partito Roberto Cifarelli che è leader della seconda area di minoranza dem. Lei che guida la prima (secondo i voti del congresso in Basilicata) quella di Emiliano è rimasto “nuovamente” fuori dai giochi. E Ora?
«E ora buon lavoro Roberto. È necessario che si facciano cose buone ed utili per i lucani. Il presidente Pittella ha utilizzato le sue prerogativa. Sul piano politico non saprei dire se sia stata incidentale la scelta del presidente che nomina Cifarelli, capogruppo uscente, e anche rappresentate della mozione Orlando o la scelta di Cifarelli di schierarsi con la mozione Orlando. È una piccola provocazione per dire che sul piano politico questa scelta potrebbe rafforzare il partito se lo si tiene unito altrimenti si corre il rischio di indebolire un’area politica fortemente dialettica sul piano nazionale con Renzi e ad aprire ulteriori spazi a sinistra. Fuori dai giochi? Dipende da quale sia il gioco. Sono per carattere (purtroppo per me) fuori dai giochi. Ma non è il Palazzo il campo in cui si gioca davvero. Nei palazzi si decise di alterare la relazione di potere tra stato regioni e compagnie petrolifere. Sembravamo fuori dai giochi anche allora. Ma la partita vera avveniva nella società, la giocava il popolo che, prima ha spinto e poi incrociato, le partite referendarie di cui siamo stati protagonisti. L’esito lo conosciamo. Infine le dico che il successo di Emiliano ci ha portati a pieno titolo nella direzione nazionale del Pd e questo elemento non credo sia da sottovalutare per l’oggi e per il futuro. E aggiungo che la nostra relazione con Emiliano può tornare utile ai lucani sui temi delle risorse naturali, delle infrastrutture, del turismo, dell’agroalimentare, etc». 
Ma lei era ancora disponibile a diventare assessore se glie lo avessero offerto?
«A metà giugno alla presenza di Emiliano abbiamo proposto una patto di fine legislatura che contenesse temi, scelte e motivazioni. Abbiamo indicato anche delle priorità, a partire dal lavoro. Non ci siamo limitati ai titoli ma abbiamo aperto alla società con le iniziative “RiScatto Fronte democratico”, nelle piazze reali e virtuali. Abbiamo messo in campo proposte e le abbiamo portate anche nella discussione del Consiglio regionale. Dal lavoro alla scuola, dal petrolio alla cultura … potrei continuare per dire che non ci siamo limitati alle enunciazioni. All’interno di questo patto di fine legislatura ritenevo e ritengo che la guida dell’assemblea legislativa fosse la scelta più naturale. Non mi sono irrigidito (questa è stata l’indicazione dall’assemblea Fronte democratico) per evitare rotture. Come sa avevo proposto, con motivazioni adeguate, anche Romaniello per la Presidenza del Consiglio». 
Senta ma di cosa ha bisogno il Pd, considerato che le dinamiche politiche non iniziano e non finiscono solo nel palazzo della Regione?
«La riposta è nella sua domanda: il palazzo della Regione è insufficiente. Ma mi lasci dire che questa crisi nel Pd si vede di più perché è uno spazio più grande ma non creda che in formazioni politiche minori non sia presente questa corsa al Palazzo. È la crisi della politica più in generale che poi alimenta anche il consenso dei M5S. Noi di Fronte democratico proviamo a tenere vivo lo spazio della politica e delle politiche».
Congresso regionale e provinciale?
«I congressi provinciali sono previsti ad ottobre. Sul congresso regionale non è giunta nessuna decisione. Lo si faccia. Sottolineo che Antonio Luongo è scomparso più di 18 mesi fa e quindi per cortesia non si dica che è un problema di questi giorni altrimenti facciamo un torto alla verità. Utilizzare questo argomento offre il destro a chi pensa che un congresso (ricordo da tenersi con primarie aperte a differenza dei provinciali)  è un regolamento di conti in vista delle elezioni politiche e regionali ormai prossime. Avevo suggerito tempo fa, dopo le primarie del 30 aprile, un governo di garanzia del partito: coordinatore, ufficio politico e assemblea vigente eventualmente integrata, se possible, vista la scissione. Alla luce di ciò che accade sarebbe stata una scelta saggia». 
In ogni caso la cronaca consegna anche di un suo veto (insieme a Santarsiero, Spada e in un primo momento anche Castelgrande) contro la presidenza del consiglio  ad Aurelio Pace. Perchè?
«Nessun veto, nessun rancore personale. Ci sono contraddizioni politiche evidenti tanto sul piano nazionale quanto sul quello regionale. Io non sono per il partito “meno siamo meglio stiamo” sono per l’idea che “più siamo e più uniamo la Basilicata”. Questo allargamento e questa unità ha come baricentro il Pd, la sua unità e il suo pluralismo non possono coprire tutti gli spazi ma l’occupazione di spazi non credo debbano determinare rotture all’interno dei democratici; tanto più se la richiesta di out out proviene da una formazione che nel 2013 non ha sostenuto Pittella alle elezioni regionali. Senza turbamenti, teniamoci larghi anche per l’esperienza maturata in questo ultimo anno, lavoriamo ad un patto di fine legislatura che dialoghi anche con Mdp; rispettosi ed equilibrati con tutti ma per evitare scenari imprevedibili l’unità e il pluralismo del Pd deve essere l’asse portante». 
Intanto ci si avvia alla fine della legislatura. Sarà una lunga campagna elettorale contraddistinta da litigi e marcamenti dentro e fuori il Pd? 
«Mi auguro di no, lavoro perché questo non accada fino al punto di aver fatto, insieme ad altri colleghi e al presidente Pittella, un lavoro di mediazione. Forzare sarebbe stato un rischio anche perché in prima votazione per il presidente del Consiglio servono 14 voti e dalla votazione successiva 11 (la maggioranza). In parte le tensioni di un gruppo dirigente possono essere anche fisiologiche per le imminenti scadenze elettorali, nessuno scandalo. Ma se si va troppo oltre si corre il rischio di far crescere maggiore frammentazione che porterebbe a scenari imprevedibili». 
Intanto però crescono i “populismi” e in generale cala la fiducia nei confronti delle istituzioni lucane… 
«Ci sono fratture semplici e composte con la società lucana. Penso alla vicenda petrolio – potere e al tema casta – crisi. Su entrambi Fronte democratico ha svolto un funzione decisa».
Cioè?
«Dall’articolo 38 dello Sblocca Italia al ricorso straordinario promosso dalla Giunta sul “disciplinare tipo” sulle trivelle abbiamo promosso un referendum che ha cambiato il corso di eventi che avrebbero compromesso per sempre il futuro della Basilicata. Anche il “no” al referendum costituzionale non é stata una battaglia contro Renzi ma la coerenza di posizioni assunte in questi anni per evitare che regioni e territori non contassero più nulla. E poi il tema casta – crisi con Fronte democratico che ha avuto un ruolo di prima fila, senza cedere alla demagogia, sui tagli ai costi della politica. Lo dico con chiarezza un tempo i privilegi erano molto superiori alla situazione attuale. La crisi però ci impone di dare segnali. É agli atti del Consiglio Regionale il nostro lavoro: la legge che taglia i vitalizi per chi li percepisce ci vede primi firmatari e adesso anche il M5S con il voto favorevole al fondo e il ritiro delle loro proposte riconosce di fatto questo lavoro. Anche sulla proposta per il taglio alle nostre indennità abbiamo accettato la sfida del M5S con i nostri emendamenti. Proponiamo che questo risparmi siano destinati al sociale, alla cultura e al diritto allo studio. In questo ultimo caso proponiamo un fondo etico per studenti di famiglie in grave difficoltà economiche. Per esempio pensate ad un over 50 che perde il lavoro o si trova in mobilità costretto e negare il diritto allo studio al proprio figlio». 
E bastano questi provvedimenti?
«Lo so non é la soluzione ma certamente un segnale. In ogni caso queste le definisco fratture semplici sulle quali sarà difficile per il M5S costruire una campagna elettorale. Ma allo stesso tempo sono anche fratture composte e su questo terreno di proposte diventate provvedimenti non ne abbiamo viste. Nel primo caso Fronte democratico ha lavorato su proposte e sollecitazioni che hanno riguardato il sistema di controllo e di monitoraggio ambientale ma anche i ritardi per l’impiego di risorse del programma operativo Val d’Agri Camastra Alto Sauro; ancora una volta ambiente e sviluppo.Nel secondo caso non ci siamo limitati ai tagli dei costi delle politica e alla destinazione sociale ma abbiamo messo in campo proposte per gli Over 50, industria 4.0 in relazione con la Università della Basilicata e politiche piu efficaci per il saper e saper fare, per l’alternanza scuola lavoro».
Intanto la distanza tra Palazzo e cittadini sembra sempre più marcata…
«Negli ultimi anni era cresciuto il giudizio negativo verso la classe dirigente regionale perché incapace di approvare da 15 anni le nuove regole della democrazia regionale. Così come credo si deve valorizzare il lavoro di tutti i consiglieri, di Santarsiero presidente della Prima Commissione (abbiamo evitato che si facesse un’altra commissione speciale, non dimentichiamo) penso si può anche segnalare che a quel tempo avevo la responsabilità della guida del Consiglio regionale. Adesso evitiamo di disperdere questo patrimonio con legge elettorale».
A proposito di legge elettorale, quali i nodi?
«Ci sono tre questioni che rischiano di creare nuove fratture: l’assenza di donne in consiglio di obbliga ad inserire la doppia preferenza; la richiesta dei cittadini di scegliere ci pone il tema del listino.. Se non é chiara la modalità per sia composizione, meglio abolirlo; infine sono, dopo un rigoroso approfondimento tecnico, per la sospensione temporanea tra assessore e consigliere».
Su questo ultimo tema ricordo tensioni già un paio di anni fa… 
«Il tema é delicato e vorrei spiegarne le ragioni. É da tempo che propongo questa scelta e coloro che non hanno la memoria corta ricorderanno che questa opzione era nella proposta congressuale di Dino Paradiso. Questo meccanismo non aumenta i costi visto che oggi il presidente ha la possibilità di nominare assessori tutti esterni; con l’indebolimento delle province e di ulteriori luoghi istituzionali il territorio chiede più rappresentanza nell’unico Ente a presidio della democrazia; infine questa scelta mitiga le torsioni presidenzialiste e aiuta la rappresentanza e la forza degli eletti. Questa é una proposta che vorremmo portare prima nella società e poi nelle istituzioni. Ne ho parlato al capogruppo Vito Giuzio, Vorrei sottoporre questa proposta ai simpatizzanti di Fronte democratico. Capiremo se fermarci alla proposta o avviare una raccolta di firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare». 
E per quanto riguarda il listino?
«Il tema listino c’è ma se andiamo alla sostanza potrebbe essere quello meno rilevante; in questa legislatura, non questa, al netto dei primi due candidati presidenti, sono 2 gli eletti nel listino rispetto a 17 eletti con la preferenza».

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