IL PD LUCANO; PARTITO SENZA NE’ CAPO NE’ CODA

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di Salvatore Santoro

“Qualcuno salvi il soldato Pd”. Il partito democratico lucano è in una fase complessa. Non c’è dubbio e non da oggi. Ma con il passare dei mesi la questione inizia ad assumere connotati tra il surreale e il drammatico. Per non dire anche comico.
E ieri l’ennesima tegola: si è dimesso il segretario cittadino di Potenza, Enzo Sarli. E quindi attualmente il Partito democratico è senza segretario regionale (dalla prematura scomparsa di Antonio Luongo avvenuta l’8 dicembre 2015), senza i due segretari provinciali (Antonello Molinari e Pasquale Bellitti hanno lasciato il partito per seguire Speranza in Mdp) e ora pure senza il coordinatore cittadino del capoluogo di regione. “Resiste” per le realtà urbane più importanti solo il segretario cittadino di Matera, Cosimo Muscaridola che pure in passato è stato fortemente contestato da una parte importante del suo stesso partito.


Praticamente mancano tutti i vertici e la pianta organica è spogliata di quasi tutti i riferimenti più importanti. Certo ci sono le istituzioni e le cariche politiche più che prestigiose che in qualche maniera assumono anche il ruolo partitico ma è evidente che in questo quadro il doppio ruolo sfibra il politico di turno e impoverisce il dibattito e la normale attività di un partito. Tutto questo sarebbe deleterio in una forza politica normale. In un partito dilaniato da correnti e spesso anche da interessi di carriera personale è invece un disastro vero e proprio.
Dove anche la semplice narrazione dei fatti diventa scenario di interpretazioni filocorrentizie che rende il tutto poco politico e molto fantasioso. La sensazione è che la politica nel Pd lucano abbia abdicato per la più conveniente strategia del “quel che conviene a me”. Con pasticcioni apprendisti stregoni (con tutto il rispetto per quelli che lo erano veramente) che ingamburgliano quel poco di lineare che ci sarebbe “buttando” nomi e dati praticamente a casaccio.
E se poi si aggiunge a questo anche la presenza di personaggi sempre in cerca di autore che da meri comprinari e riempi lista per grazia ricevuta – dall’essere appartenenti alla subcorrente “giusta nel momento giusto” – si sentono ad un tratto statisti per mancanze altrui e non per merito proprio allora il quadro da complesso rischia di diventare
addirittura sardonico.
In questa logica è chiaro che sparare sul Pd sia diventato semplice. Anche perchè oggettivamente sono tante e tali le deformazioni che basta tirare a caso che qualcosa comunque la si coglie.
E quindi tornando alla cronaca ieri Enzo Sarli ha “gettato la spugna”. Troppo complicato il ruolo per chi, in ogni caso, pur essendo dotato di tanta buona volontà è comunque segnato dalle stigmate del noviziato. Dimissioni che hanno innescato immediato dibattito.
Fuori e dentro il Partito democratico stesso. Bordate da parte dell’ex, Antonello Molinari; «Era un po’ un marziano nel pianeta PD strattonato da mille lati dai giochi di corrente che non ha mai compreso. Ormai del Pd non c’è più nulla: non è un piacere per me sia chiaro! Per il momento invio un abbraccio al mio amico Enzo Sarli. Per la Politica “cercasidisperatamente”».
Preoccupazione e amarezza da parte dei due “potentini” di Fronte democratico Nicola Caprara e Roberto Lo Giudice: «(…) da qualche tempo aveva realizzato che il silenzio e l’apatia di quella parte del partito che lo aveva indicato a segretario, per tutte le iniziative che provava a mettere in campo, erano insopportabili e si materializzavano come una vera umiliazione politica».
Dure contro il Pd invece le parole di Carmine Croce (area Santarsiero): «Le dimissioni (…) sono il segno tangibile di un partito che nella nostra città non è riuscito e non riesce a fare quel salto di qualità che pure la gente chiede. Non posso che condividere la scelta del Segretario cittadino Enzo Sarli con il quale è stato sicuramente un piacere collaborare. Una esperienza segnata da momenti di grandi discussioni così come era necessario in una situazione difficile come quella del Pd cittadino. Insieme abbiamo cercato di uscire dalle secche mantenendo l’unità ma forse i muri da abbattere necessitavano di ben altre ruspe».

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