Intervista Scomoda con il Dott. Domenico Pittella, finanziamento ai partiti politici.

Intervista Scomoda con il Dott. Domenico Pittella, finanziamento ai partiti politici. C’è stato in effetti un abuso di questo strumento che lo ha reso intollerabile per i cittadini e non solo.

Oggi proponiamo un argomento politicamente scomodo, quello del finanziamento ai partiti politici.
di Domenico Leccese

Pubblicato sul quotidiano Roma del 17 luglio 2017 a pagina 12


Avvocato è giusto che vi sia un finanziamento ai partiti politici?
L’argomento è molto delicato e rischia di ottenere una risposta riduttiva o demagogica. Purtroppo, nel nostro Paese si è fatto un vero e proprio abuso – illecito dal punto di vista morale e talvolta anche giuridico – di uno strumento che è però necessario per la vita democratica.
Io ritengo che un sistema di finanziamento ai partiti politici sia, a condizione che i partiti abbiano una organizzazione democratica e siano trasparenti anche nell’utilizzo delle risorse, addirittura richiesto dalla nostra Costituzione.

C’è stato in effetti un abuso di questo strumento che lo ha reso intollerabile per i cittadini e non solo.
Non c’è dubbio. Negli anni passati sono stati attribuiti finanziamenti a pioggia a prescindere dalle spese effettuate dai partiti. Sono stati erogati finanziamenti per i cinque anni di legislatura anche se questa cessava prima e sono stati attribuiti finanziamenti a partiti di fatto defunti. Inoltre, ci sono stati grossi abusi nell’utilizzo di questi fondi che hanno portato a inchieste e talvolta a condanne a tutti note.

Avvocato, cerchiamo di essere più chiari, oggi quale è la situazione?
Oggi, finalmente, sono state fatte delle scelte nette. Il sistema era profondamente ingiusto come emerge anche dal “Rapporto di valutazione sulla trasparenza del finanziamento dei partiti politici” effettuato dal GRECO (GRoups d’Etats contre la COrruptions/Group of States against Corruption) nel 2012.
Con decreto legge del 2013 sono stati aboliti il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento quindi sono stati cancellati gli istituti che hanno dato luoghi agli abusi sopra menzionati.

Quindi oggi non esiste più un finanziamento ai partiti politici?
Questo è stato enormemente ridotto.
Residuano oggi due possibilità: erogazioni liberali da parte di privati oggetto di detrazioni fiscale e limitate fino a un massimo di 100.000 euro annui; devoluzione del 2 per 1000 dell’ imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico.
Ma sia chiaro: il sistema è profondamente differente da quello dell’8 per 1000. In questo caso (finanziamento allo Stato e alle confessioni religiose che hanno stipulato una intesa) se il cittadino non sceglie il soggetto beneficiario, l’8 per mille va comunque ai soggetti destinatari in proporzione alle scelte effettuate (quindi in prevalenza alla Chiesa Cattolica).
Invece, nel caso del 2 per 1000 ai partiti politici, se il cittadino non effettua la scelta non viene destinato nulla ai partiti.

Avvocato, secondo lei, è un sistema preferibile?
Quello precedente era diventato intollerabile, fonte di grandissime ingiustizie, ed aveva oscurato la funzione dei partiti politici, questa fondamentale.
I partiti politici hanno la funzione, ai sensi dell’art. 49 della Costituzione, di concorrere con metodo democratico alla politica nazionale. Inoltre, in virtù del principio di sussidiarietà orizzontale accolto dai Trattati Europei e dalla nostra Carta fondamentale, i partiti, come gli altri corpi intermedi, devono poter fare l’interesse pubblico prima e a prescindere dalle Istituzioni.

Avv. Domenico Pittella, mi torna alla mente il noto discorso di Bettino Craxi alle Camere sul finanziamento illecito ai partiti.
Nella Prima Repubblica i partiti hanno avuto un ruolo di primo piano. In Assemblea Costituente l’On. Perassi si chiese quale fosse il punto di chiusura di un sistema costituito da pesi e contrappesi.
La risposta fu data dalla Costituzione materiale: i partiti politici rappresentarono il vero elemento di chiusura del sistema facendo il bello e il cattivo tempo. E’ in questo contesto che va letto il discorso, di verità, di Craxi.

Avvocato è intervista scomoda, ed oggi qual è la sua visione?
Non si può pensare a una Repubblica democratica senza partiti politici. Questi costituiscono lo strumento per consentire a tutti di concorrere alla politica nazionale. Non è un caso che il Movimento 5 stelle che si definisce un non partito sia qualificato dai giudici un partito.

Avvocato, ci spieghi meglio
Si tratta di un’ordinanza del Tribunale di Napoli relativa all’espulsione di alcuni membri del Movimento (espulsione effettuata per email ad opera di un non meglio identificato Comitato di Beppe Grillo). Il Tribunale chiarisce che, nonostante il Movimento si definisca un non partito, secondo la Costituzione ogni movimento che concorra alla politica nazionale deve considerarsi un partito politico (art. 49 Cost.).

Avv. Domenico Pittella, anche nel caso “Genova” è successo qualcosa di simile.
Esatto. Una candidata eletta secondo le regole stabilite dal Movimento 5 stelle viene rimossa per una decisione di Grillo quest’ultimo sia Garante del Movimento che capo politico in un ruolo definito dal giudice espressione di una “istanza dirigista”.
Il problema è in realtà più complesso e riguarda la democraticità interna ai partiti: gli iscritti ai partiti hanno dei diritti che non possono essere annullati da una decisione del leader di turno con metodi antidemocratici. Se non si rispettano tali diritti si arriva al paradosso che i principali strumenti che dovrebbero concorrere alla democrazia del Paese utilizzino un metodo interno anti – democratico.

Dott.PITTELLA, cosa potrebbe farsi a questo proposito?
Occorre disciplinare i partiti politici per garantire la democraticità interna: gli iscritti non possono essere ammessi o espulsi con metodi discriminatori perchè in gioco è il diritto fondamentale di concorrere alla politica nazionale.

E sul finanziamento pubblico quale potrebbe essere una proposta concreta?
Occorre garantire massima trasparenza sulle spese effettuate dai partiti politici per consentire ai cittadini di formare in maniera consapevole la propria volontà politica ed evitare illeciti. A tal proposito potrebbero attribuirsi maggiori poteri alla commissione di garanzia per il controllo degli statuti rafforzandone al contempo l’imparzialità e l’indipendenza trasformandola dunque in una Authority come avviene in altri Paesi.
Il sistema del 2 per 1000 potrebbe avere l’effetto positivo di rivitalizzare i partiti costringendoli a stare sui territori e in contatto costante con i cittadini che potranno decidere di contribuire in loro favore.
A questa condizione (partito politico inteso quale palazzo di vetro, quindi pienamente trasparente e controlli effettivi ed efficaci) il finanziamento pubblico può svolgere il ruolo – importante – che gli è connaturato.

Avv.Domenico PITTELLA, quale?
Il finanziamento pubblico ai partiti politici va messo in relazione con il principio di uguaglianza sostanziale (art. 3 Costituzione) per il quale tutti devono poter concorrere alla vita politica, senza escludere chi non possa farlo per assenza di risorse proprie. Il contributo di tanti alla politica è un valore importante, che va garantito e preservato.
Si ritornerebbe altrimenti al principio ottocentesco per il quale la misura della partecipazione politica è data dal censo e non invece dal merito della proposta politica.

Domenico Leccese