Troppo GOSSIProsa nella TV del dolore senza RIScontri

Svelato il tariffario della tv del dolore: Mediaset spende di più
Soldi per parlare in TV di amici, lontani parenti o nella peggior delle ipotesi stretti congiunti morti.
Uno scandalo quello delle tariffe della tv del dolore che sta coinvolgendo tutte le trasmissioni televisive che ormai giornalmente trattano fatti di cronaca nera.
Così DAGOSPIA ha intervistato l’avvocato del protagonista di un celebre caso di cronaca nera che ha chiesto l’anonimato per non coinvolgere i suoi assistiti travolti da una tragedia famigliare.
Dal suo racconto emerge un vero e proprio tariffario della vergogna: “Quando un caso di omicidio diventa mediatico, in pochi giorni si viene assaliti da richieste di partecipazioni a tutti i programmi Rai e Mediaset .
Io e il mio assistito siamo stati invitati ovunque: ho subito capito che mi si spalancava un mondo inquietante, anche se nel modo di lavorare ci sono differenze abissali “. Ecco la sua intervista a Dagospia:
Esiste un tariffario?
A Chi l’ha visto non c’è cachet, rimborsano treni e hotel”.
Niente “extra”?
Al massimo puoi usufruire di qualche pizzetta in un buffet. Idem negli altri programmi Rai, nessuno ci ha mai offerto soldi. A Mediaset invece le cose funzionano molto diversamente.
Cioè?
Esiste un tariffario abbastanza preciso. Si parte da 500 euro per i parenti alla lontana o gli amici di un indagato o un assassinato, pagati da programmi come #DomenicaLive, #Quartogrado, #Mattino e #Pomeriggio5, per arrivare ai #30milaeuro che mi risulta siano stati offerti alla #mogliediBossetti a #Matrix, con varie sfumature di cachet nel mezzo.
La cosa avvilente è che spesso, dietro compenso, in tv vanno a parlare persone che avevano visto due volte la vittima o zie e cugini che il futuro defunto non lo frequentavano più da anni.
Nelle intercettazioni sulla #Panarello viene fuori che si offrono anche benefit come spese mediche e altro. Succede spesso?
Diciamo che alcuni giornalisti di trasmissioni #Mediaset sono molto abili a cogliere le debolezze delle persone coinvolte nel caso.
Al mio assistito sono stati proposti vari benefit, sapevano che aveva una passione sportiva e gli hanno offerto biglietti per lo stadio e la possibilità di incontrare i suoi beniamini. E poi sa, i mezzucci sono tanti, magari a un uomo sensibile al fascino femminile mandano un’inviata procace, con cui magari parla più volentieri.
La D’Urso suggeriva anche le frasi da dire alla madre della Panarello, frasi benevole sulla figlia in galera che però poi la donna insultava in privato…
Questo è qualcosa di più che un semplice cachet. Significa impostare una linea innocentista. Certo.
Io posso dire che a #Chilhavisto nessuno mi ha suggerito cosa dire.
#FedericaSciarelli segue il caso, ti chiede come stai, ma nessuno si azzarda a dare indicazioni sui contenuti ed è per questo che lì vanno pochi avvocati: perché non possono concordare nulla e nessuno ti fa vedere i servizi in anticipo.
In alcuni programmi della concorrenza, in cui di avvocati se ne vedono tanti, ti suggeriscono quasi un canovaccio, cose del tipo: “se il suo assistito potesse piangere a un certo punto…”. E non solo.
Se uno magari si rifiuta di andare in un loro programma e invece vanno ospiti i parenti dell’indagato principale, la linea editoriale cambia: improvvisamente sul tuo assistito si gettano delle ombre, si vanno a pescare cose che potrebbero dare un’immagine poco positiva o gradevole di lui.
E in quel caso che si fa?
Io ho scelto il metodo descritto bene nel film Gone girl.
Racconti subito le debolezze del tuo assistito, le ammetti prima che strumentalizzino.
Quanto entra la televisione nella strategia processuale, difensiva e accusatoria che sia?
Io so solo che quando vedo fiaccolate “in ricordo di o a sostegno di” organizzate nel giorno e nell’ora in cui inizia la diretta di certi programmi, mi vengono molti sospetti. Ma non è solo questo. Io sono dell’idea che in alcuni programmi offrano una sorta di kit di consulenti.
Un avvocato, specie in casi di omicidio, ha spesso bisogno di vari professionisti.
Nei casi che approdano in alcuni programmi, gli avvocati finiscono quasi sempre per avere gli stessi criminologi, genetisti, psicologi, professori che sono sempre in tv e che ovviamente ricevono tutta la documentazione del processo. Video compresi .
Il video dell’arresto di Bossetti chi l’ha dato a un programma Mediaset?
Il suo assistito è stato mai pagato?
No, non se l’è sentita di speculare sulla morte di un parente e io come avvocato non ho voluto nulla per andare in tv.

Fine del colloquio. Un altro avvocato, Enrico Pelillo, legale della famiglia di Yara Gambirasio – famiglia che pratica da sempre un dignitoso silenzio – commenta così: “Ci sono state pressioni mediatiche fortissime per andare in tv sia per me che per i Gambirasio.
Ma basta dire no, dimenticando le tasche e il desiderio di fama”.
E un autore di Chi l’ha visto che mercoledì sera s’è scagliato contro Barbara D’Urso e i cachet nella cronaca nera aggiunge lapidario: “In alcuni programmi si comprano ospiti, video, tutto. Un’invitata al compleanno di Loris ha dato il video della festa ad altri perché suppongo sia stata pagata. La sorella della Panarello ha smesso di parlare con noi quando altri hanno iniziato a pagarla, e così via”.
Proprio un’amica della sorella della Panarello, in una conversazione intercettata, le raccomandava: “Di’ poche cose quando ti intervistano, così ti chiamano sempre”.
Centellinare per capitalizzare la morte di un bambino di otto anni.