Marco Bonfiglio e il capolavoro nella Death Valley

Il capolavoro di Marco Bonfiglio nella Valle della Morte

Lo straordinario risultato dell’endurance runner italiano alla STYR Labs Badwater Ultramarathon: 217 km nella Death Valley

Death Valley, bacino di Badwater, California, 85 metri sotto il livello del mare (la depressione più importante su tutto il territorio U.S.A.), temperature che in questo periodo dell’anno oscillano tra i 125 e 130 gradi Farenheit, 52-57 gradi Celsius. Il luogo sulla terra dove si è registrata la temperatura più alta di sempre.

Siete pronti a correre all’inferno? Siete pronti a correre la STYR Labs Badwater Ultramarathon?

Si tratta di un’Ultramaratona di 217 km in uno degli scenari più suggestivi ed impervi del pianeta, un clima ostile per piante ed animali, una follia per l’uomo.

Partenza dunque a meno 85 metri s.l.m. e arrivo situato arrivo sulla vetta del Monte Whitney, a quota 2530 metri.

Il dislivello complessivo positivo ammontava a circa 4450 metri, quello negativo a 1859 metri.

I punti più significativi interessati dal percorso sono: Mushroom Rock, Furnace Creek, Salt Creek, il Passo di Townes, il Passo di Panamint Springs, Lone Pine.

Si è corsa ieri alle 8 ora italiana (le 23 a Zabriskie point) una 217 km nella Valle della Morte, una gara che è molto più di un’ Ultra Maratona è una sfida tra l’uomo e la natura, tra la vita e la morte, è la Badwater Ultramarathon. E come vi avevamo accennato pochi mesi fa, ai nastri di partenza non poteva mancare il nostro miglior Endurance runner Marco Bonfiglio. E Marco, da grande campiona qual è, non ha disatteso le aspettative correndo con grande determinazione e cuore quella che a sua stessa detta è stata “la gara più dura e sofferta che abbia mai fatto”. 26h01’ (risultato ufficioso) secondo solo al giapponese Iino Wataru, risultato davvero straordinario!

Un’impresa compiuta grazie anche ai suoi compagni ultramaratoneti Giacomo Lopopolo, Simone Leo e Paolo Noè che hanno fatto un’assistenza straordinaria e che Bonfiglio ha voluto ringraziare anche sui suoi profili social appena terminata la gara.

E’ sempre difficile commentare imprese simili senza correre il rischio per chi scrive scadere nel banale (talmente incredibili e grandiose da lasciare senza parole, se non un muro di aggettivi tra incredulità/complimenti/esaltazione).

Sicuramente quello che possiamo affermare è che Marco Bonfiglio è un atleta straordinario che continua a stupire a suon di sacrifici e risultati; patrimonio prezioso dell’Italia del running.

 

Team Impossible Target finisher Badwater 2017… Secondi assoluti in 25h44’…  Paolo Giacomo Simone — con Giacomo Lopopolo, Paolo NP-noè e Simone Spostandoillimite Leo

 

Che gara, che emozioni, che brividi, che voglia di essere laggiù nel seguire Marco Bonfiglio che ne ha combinata una delle sue in terra statunitense.

E’ arrivato secondo in 26h01’ (ufficioso) dietro al solo giapponese Iino Wataru, un risultato straordinario sia come piazzamento sia come tempo cronometrico.

La gara in questione è la Badwater Ultramarathon, una delle ultramaratone più impegnative del mondo che si svolge in California ogni luglio su un percorso di 135 miglia (circa 217 km e il nome deriva dal Bacino di Badwater situato nella Valle della Morte, dove la gara prende avvio. Si, esatto, laggiù nella leggendaria Death Valley.

 

La partenza della competizione è avvenuta nel Bacino di Badwater, situato 85 metri sotto il livello del mare e l’arrivo è presso il portale di accesso al percorso trail verso la vetta del Monte Whitney, a quota 2530 metri, sempre in California.

Il dislivello complessivo positivo ammontava a circa 3962 metri, quello negativo a 1433 metri, la lunghezza è di circa 217 chilometri mentre i punti più significativi interessati dal percorso sono: Furnace Creek, il Passo di Townes, il Passo di Panamint, Lone Pine, il Lago di Owen.

E’ stata dura, durissima, corsa a 40 gradi di notte e oltre 50 di giorno sotto il sole, un’impresa compiuta grazie anche ai suoi compagni ultramaratoneti Giacomo Lopopolo, Simone Leo e il ‘doctor’ Paolo Noè che hanno fatto un’assistenza straordinaria, bagnando Marco praticamente ogni chilometro, dandogli da bere o facendogli rapidi massaggi. Ancora i tre amici hanno corso con lui interi pezzi di gara, alleviandolo e distraendolo così dalla fatica immane su strade californiane dalla lunghezza infinita.

Marco ci ha abituato alle sue imprese e alle sue vittorie in questi anni, sia in terra greca che in Italia, si allena due volte al giorno all’alba e la sera tardi dopo il lavoro con un minimo di 40km totali giornalieri, la domenica come minimo c’è una maratona da fare, detiene il record mondiale di 30 ore per 10 maratone consecutive corse in 10 giorni, ma questo era la sua gara sogno e ora ce l’ha fatta. Abbiamo un campione vero, un semplice impiegato che la sera e in gara si trasforma in eroe, uno degli ultramaratoneti più forti del mondo in assoluto, che fa apparire semplice imprese stratosferiche come quella appena terminata nell’inospitale Death Valley.

Non è stato per nulla semplice, le crisi fisiche sono arrivate, sia di stomaco che nelle gambe a causa del caldo e della stanchezza, ma grazie anche all’esperienza di tantissime gare è riuscito sempre a tenere duro e a reagire, perché gli ultramaratoneti lo sanno…le crisi…passano. Sempre.

 

Domenico Leccese