UN CASO ALLA VOLTA : Alberto Stasi ~ Chiara Poggi ~ 1ª parte

Il 28 giugno 2017 la prima sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario presentato dai difensori di Alberto Stasi, pertanto non ci sarà un appello ter per l’ex bocconiano che è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata, Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto 2007.

Proprio riguardo a questo omicidio, che ha interessato per un decennio l’opinione pubblica, abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco.

 

 

La dottoressa Ursula Franco, criminologa ed esperta di analisi del linguaggio ha analizzato alcuni stralci di un interrogatorio di Alberto Stasi durante il quale la PM Rosa Muscio gli ha contestato la presenza del sangue di Chiara Poggi su entrambi i pedali della sua bicicletta Umberto Dei.

 

Stasi: Io non ho fatto niente a Chiara, non ho fatto assolutamente nulla.

 

 

 

 

“Io non ho fatto niente a Chiara” e “non ho fatto assolutamente nulla” non sono negazioni credibili; Stasi non dice “io non ho ucciso Chiara” o “io non ho colpito Chiara” pertanto non saremo noi a dirlo per lui.

E il sangue di Chiara sui pedali della tua bicicletta?

Stasi: L’unica cosa che mi può venire in mente è che tra il 5 e il 13 sono tornato da Londra e sono andato a casa di Chiara con quella bicicletta, una volta sola e lei in quel periodo aveva il ciclo mestruale, l’unica cosa per cui io posso immaginare di avere quel sangue sui pedali perché non l’ho usata dopo… il lunedì mattina sono rimasto a casa mia fino alle 13.40. E’ l’unica cosa che posso dire.

Alberto Stasi, in primis, non si stupisce del fatto che la P.M. gli riferisca della presenza del sangue di Chiara su entrambi i pedali della sua bicicletta, contro ogni aspettativa non dice: “Ma veramente c’è il sangue di Chiara sui miei pedali?” o “Non è possibile che ci sia il sangue di Chiara sui miei pedali” ma cerca, invece, di giustificare quella risultanza investigativa diversamente dall’accusa. E’ interessante quando Alberto dice: “il lunedì mattina sono rimasto a casa mia fino alle 13.40. E’ l’unica cosa che posso dire”, perché “l’unica cosa che posso dire”? Perché il resto lo incriminerebbe.

Quando?

Stasi: Tra quei giorni lì, tornato da Londra ma prima del 13.

Quindi Chiara aveva il ciclo mestruale?

Stasi: Sì, credo di sì.

Stasi riferisce del ciclo mestruale di Chiara ma poi, dicendo “credo”, mostra di non essere sicuro del fatto che si trattasse proprio di quei giorni.

Credi di sì?

Stasi: No, in quel periodo sì, ce l’aveva

Risponde con un “No” per poi correggersi.

E quindi?

Stasi: L’unica idea che mi può venire in mente è che avendo il ciclo magari avrei pestato, insomma, una goccia del suo ciclo mestruale, non so.

A Stasi è venuta in mente un'”idea”; ha bisogno di un'”idea” chi non ha una spiegazione. Alberto è consapevole di dire un’assurdità, in specie perché il sangue è stato trovato su entrambi i pedali. Proprio a causa della sua insicurezza, Stasi inserisce nella frase l’interiezione “magari”, l’avverbio “insomma” e un “non so” che indeboliscono fortemente la sua affermazione.

Ma scusami con questa bicicletta ci sei andato tu?

Stasi: Io mi sono recato da casa mia a casa di Chiara.

E Chiara come c’è salita sulla bicicletta?

Stasi: Chiara non è salita sulla bicicletta, io mi sono recato a casa di Chiara con questa bicicletta. E’ l’unica idea che ho perché io non ho usato quella bicicletta in altre occasioni, come il 13, io sono rimasto a casa mia.

Stasi continua a chiamarla “idea”.

Mi spieghi quando e dove avresti pestato il sangue mestruale di Chiara?

Stasi: Non lo so, non ci ho mai pensato neanche fino adesso… nel senso l’unica cosa…

La P.M. lo ha messo in crisi e lui barcolla tanto da non essere in grado di concludere una frase.

Forse è il caso che cominci a pensarci Alberto!

Stasi: Non ho… non ho fatto nulla alla Chiara, non ho fatto nulla alla Chiara.

Alberto, in questa risposta, cambia il tono di voce, l’ansia lo tradisce. Stasi prova ancora a difendersi dall’accusa di omicidio ma non è in grado di negare di aver ucciso Chiara. “Non ho fatto nulla alla Chiara” non è una negazione credibile. Una negazione credibile sarebbe stata “Io non ho ucciso Chiara”.

Mi devi spiegare che cosa ci faceva il sangue di Chiara su tutti e due i pedali della tua bicicletta?

Stasi: Non lo so, oltre a quell’idea, non lo so.

Idea uguale trovata, non spiegazione.

Non è un’idea.

Stasi: No, è l’unica cosa…

Alberto non è in grado di terminare la frase perché non è convinto di ciò che dice.

Se tu l’hai pestato il sangue di Chiara, immagino che da qualche parte ti sarai reso conto di aver pestato il sangue di Chiara cioè Chiara andava in giro perdendo sangue mestruale per casa?

Stasi: No, non mi sono reso conto, l’unica idea per cui mi può venire in mente che in quel periodo aveva il ciclo mestruale e posso aver pestato, non so, alcune sue gocce di sangue, se mai le avesse perse, io non lo so.

Il tentativo di Stasi di giustificare la presenza del sangue sui pedali della sua bicicletta è fallito ed Alberto ne è consapevole tanto che è il primo a mettere in dubbio ciò che ha provato a far credere alla P.M. dicendo: “non so”, “se mai le avesse perse” e “io non lo so”.

Ma ti rendi conto di cosa di quello che stai dicendo?

Stasi: Io mi rendo conto che non ho fatto nulla, questa è l’unica cosa che mi rendo conto, sono a posto con la mia coscienza, sono a posto con Chiara, lei lo sa che non sono stato io.

Stasi è all’angolo, non cerca più una spiegazione alla presenza del sangue di Chiara sui pedali della sua bicicletta ma tenta di indurre la P.M. a cambiare argomento provando a negare l’omicidio ma sempre in modo non credibile: “non ho fatto nulla”, “sono a posto con la mia coscienza”, “sono a posto con Chiara” e “lei lo sa che non sono stato io”.

“Non ho fatto nulla” non è una negazione credibile e non è nemmeno lontanamente equiparabile all’affermazione “Io non ho ucciso Chiara”.

“Sono a posto con la mia coscienza” non significa nulla, come sappiamo gli psicopatici non hanno una “coscienza”, intesa in questo caso come rimorso.

“Sono a posto con Chiara” non significa che Stasi non abbia commesso l’omicidio. Questa frase potrebbe sottintendere che lui avesse avvisato Chiara e che quindi lei fosse ben consapevole di ciò cui sarebbe andata incontro se non lo avesse ascoltato. Stasi, per salvarsi, riversa la scelta di divenire vittima sulla vittima stessa.

“Lei lo sa che non sono stato io” è una frase che ci conferma il disturbo di personalità di Alberto Stasi, una frase da sociopatico; Chiara è morta, non sa un bel nulla, purtroppo.

Lei chi?

La P.M. si stupisce del fatto che Stasi parli di Chiara come fosse in vita tanto che chiede a Stasi a chi si stia riferendo.

Stasi: Chiara, lei lo sa benissimo che non sono stato io e sa anche chi è stato perché è stato lui e non io. Non so che altro dire, non sono stato io, non sono stato io, non sono stato io.

Alberto ripete ancora che Chiara sa che non è stato lui ed aggiunge che, invece, è stato “lui”, “lui” chi? Perché Stasi si dice certo che sia stato un uomo ad uccidere Chiara? Alberto Stasi continua a negare dicendo “non sono stato io”, negazioni non credibili, completamente prive di valore.

In sintesi, Stasi ha confermato alla P.M. che quello sui pedali della sua bicicletta è sangue di Chiara e non è stato in grado di negare di essere l’autore dell’omicidio della sua fidanzata.

Pubblicato sul quotidiano ROMA sabato 8 luglio 2017 a pagina 15

Domenico Leccese