Perché un P. M. è incapace di riconoscere di aver commesso un errore?

Perché un P. M. è incapace di riconoscere di aver commesso un errore?

Ho fatto questa domanda alla criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Michele Buoninconti e di Daniel e Cristina Ciocan, leggete cosa ci ha risposto.

“Gli ingredienti necessari per un perfetto errore giudiziario sono: l’incompetenza del magistrato inquirente, un coagulo di consulenti partigiani e un coagulo di giudici incompetenti.

Tutto ha inizio quando il magistrato inquirente genera nella sua mente una ricostruzione di come a suo avviso sono andati i fatti, spesso tale ricostruzione non ha eguali nella storia della criminologia ma questo dato non è in grado di scalfire il suo convincimento in quanto non è a conoscenza della casistica.”

 

Dopo aver “ricostruito” i fatti, il P. M., insieme ai suoi valorosi collaboratori, cerca riscontri, se non li trova non si demoralizza né cambia idea. Spesso, oltre a non supportare la sua ricostruzione, le risultanze investigative indicano la strada giusta da seguire ma la tunnel vision impedisce al magistrato di mettere in dubbio il proprio convincimento.

Una volta che in nostro P. M. si accorge dell’assenza di riscontri investigativi alla propria ricostruzione, della quale, nonostante tutto, è ancora convinto, egli agisce su due fronti: nomina un coagulo di consulenti disonesti che gli forniscano le fondamenta per il suo castello accusatorio e rivela ai Media informazioni parziali e selezionate relative alle indagini che li inducano a supportare la sua ipotesi investigativa.

Ed il PM è ancora convinto di non essere incappato in un errore?

In questa fase il P. M. è ancora convinto di non essere incappato in un errore, che sia solo un caso che manchino riscontri alla sua ricostruzione e che, trovandosi a perseguire un importante interesse pubblico, l’inappropriata condotta, sua e dei suoi consulenti, sia giustificabile. Nonostante la sua incompetenza, il magistrato è ben consapevole di aver indotto i propri consulenti a mentire o a dissimulare ma ritiene che la causa per la quale li ha invitati a farlo sia una causa nobile. Questo fenomeno si chiama noble cause corruption.

Dott.ssa FRANCO quando inizia la seconda fase dell’errore giudiziario?

La seconda fase dell’errore giudiziario comincia quando, finalmente, il P. M. viene messo di fronte alla propria incompetenza ma soprattutto all’errore da lui commesso.

Dott.ssa quali sono secondo Lei i reali motivi per non riconoscere un proprio errore?

Il magistrato non riconosce l’errore, non soltanto per evitare una brutta figura ed eventuali ripercussioni in ambito lavorativo, ma anche perché, nonostante sia ormai consapevole di essersi sbagliato, è ancora convinto di fare l’interesse pubblico, egli, infatti, con l’aiuto della stampa, è riuscito a creare un mostro che non è mai esistito ma al quale ha finito per credere lui stesso e ritiene che, seppure innocente in merito ai fatti a lui contestati, il malcapitato da lui perseguitato, per le sue caratteristiche personologiche, non sia un innocente tout court e per questo meriti la galera.

In altre parole, il magistrato inquirente, nel momento in cui capisce di essersi sbagliato, perde di vista il proprio ruolo e, per salvarsi, si erge a giudice supremo.

Domenico Leccese