Dopo l’Albero sul Lungomare, il Comune di Napoli, vuole realizzare un gigantesco corno visitabile.

Dopo ‘N Albero di Natale, è la volta del corno gigantesco.

Dopo l’Albero sul Lungomare, il Comune vuole realizzare un gigantesco corno visitabile

Di cosa si tratta? Presto detto: di «un corno di ferro di 60 metri di altezza e 30 metri di base di colore rosso, da posizionare presso la Rotonda Diaz per il periodo che va dai primi di ottobre a metà gennaio 2018.

Italstage, la stessa azienda che realizzò il grosso albero natalizio con tubi innocenti sul Lungomare Caracciolo, ha progettato per Natale 2017 un maxi corno portafortuna 60 metri in altezza e 30 metri di base.      

Sempre sul Lungomare Caracciolo, sempre alla rotonda Diaz.

Il Comune di Napoli dunque ci riprova e non è difficile capire chi è l’azienda che propone la realizzazione: la Italstage srl, la stessa che lo scorso mese di Natale realizzò la grande struttura di pali innocenti visitabile.

L’iter usato da Palazzo San Giacomo è sempre lo stesso: Italstage propone, il Comune mette nero su bianco una manifestazione d’interesse per aprire ad altre aziende, così com’è previsto dalla legge, ma è verosimile ritenere che Italstage sia non solo interessata al progetto (avendolo presentato per prima) ma anche pronta a realizzarlo in ogni suo aspetto.

Obiettivo: arricchiere «l’offerta culturale e turistica natalizia, dando risalto alle tradizioni popolari sul tema “Napoli e la Scaramanzia”».

Perché Napoli, «col suo popolo ricco di sensibilità e fantasia, è considerata la città scaramantica per eccellenza. Il malocchio, la jella, la sfortuna, la scaramanzia, sono parti integranti della cultura di Napoli e dei napoletani da sempre legati a questo “rito propiziatorio”. Magia e superstizione si diffondono fin dai tempi più remoti nell’atmosfera partenopea». E così, sarebbe giusto per questi motivi innalzare un totem alla buona ciorta. Fortunato sarà chi realizzerà il tutto. Anche in questo caso, così come per l’Albero 2017 si prevedono all’interno della struttura «la realizzazione di servizi di ristorazione e la organizzazione di eventi culturali-turistici-gastronomici che potranno allietare le giornate di utilizzazione». Il tutto a spese di  chi realizzerà, ovvio. Ma il Comune è pronto a ridurre il canone Osap, ovvero il costo dell’occupazione del suolo.

Domenico Leccese