TAGLI LACRIME E SANGUE PER LA BANCA POPOLARE DI BARI

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di Ferdinando Moliterni

La Banca popolare di Bari ha ufficialmente annunciato l’apertura della trattativa con i sindacati per le operazioni di riorganizzazione che intende attuare. Tra questi ce ne sono due particolarmente allarmanti. Il licenziamento di 500 unità e la chiusura della sede di Potenza.
Le misure, già drastiche di per sé, appaiono tali ancor più se rapportate al dato che la Banca Popolare di Bari detiene circa il 90% delle Tesorerie delle amministrazioni locali di Basilicata. Ma la crisi non ha lasciato indenne nemmeno il colosso pugliese, prima banca del sud Italia e, come certificato dall’Associazione bancaria italiana (Abi) tra le prime dieci banche popolari a livello nazionale. Tra le motivazioni dell’iniziativa, come si legge in un documento ufficiale che il Roma ha potuto visionare in esclusiva, il quadro finanziario descritto dalla Popolare di Bari è perentorio. La Banca afferma che per il Mezzogiorno d’Italia il quadro economico è addirittura più grave di quello della crisi degli anni ’30. Poi si accenna alle due “profonde” recessioni dell’ultimo decennio.
La Banca, insomma, si sofferma su dettagli macroeconomici, che prescindono dall’operato della stessa, a suo dire, prima di entrare nel merito dei provvedimenti che intende attuare. Ciò soprattutto per giustificare il “motivo oggettivo”, imposto dalla legge per legittimazione i tagli al personale. In tale contesto, la Banca ha scaricato, di fatto, la colpa sulle congiunture economiche e sul fatto che l’Italia è un paese con scarsa crescita economica.
«Cresce meno della metà della zona euro», è scritto nel documento.
Per mantenere gli obiettivi del Piano di produttività, la Popolare di Bari scrive nero su bianco che è necessario conseguire una riduzione dei costi del personale, coincidente in termini economici a circa 30 milioni di euro. Specificando che ciò si realizzerà con il licenziamento di circa 500 persone. Un numero pari a circa un sesto del personale oggi in forze. Gli attuali dipendenti, infatti, sono 3.000. Ma vi è di più. La Banca lascerà scoperto della direzione generale il capoluogo di regione, Potenza. Motivando la scelta con la finalità di realizzare adeguati livelli di competitività in termini di costi, di efficienza e di qualità del servizio alla clientela interna ed esterna. Per questo, si legge «è ormai indifferibile la chiusura delle sedi di Potenza, Teramo e Pescara». Così come rischiano la chiusura molte delle filiali lucane. Il piano prevede, infatti, lo smantellamento nei comuni poco produttivi o con poche prospettive di crescita.
A fronte di questo fosco scenario, la speranza è che la trattativa che va ad iniziare possa portare soluzioni condivisibili e meno traumatiche di quelle ipotizzate dall’Istituto di credito. E scongiurare, pertanto, l’applicazione dell’articolo 223 della legge sui licenziamenti collettivi, per il momento non ancora richiamato in maniera diretta dalla Direzione generale.

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