Cos’è lo “ius soli” spiegato semplice!

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Dott.ssa Anca A. Mihai Lei si considera una italiana in Romania 🇷🇴 o una romena in Italia 🇮🇹?
Approfondimento in tema con Intervista Scomoda in esclusiva per il ROMA, di Domenico Leccese pagina 11 oggi in edicola.

Dott.ssa Anca Mihai ci descrive la sua personale esperienza sullo sfondo del dibattito “ius soli”?
Sono diventata italiana mentre ero ancora in Romania (ho studiato la lingua, la cultura e la civiltà italiana, ho seguito giorno per giorno l’attualità e la politica italiana e mi sono preparata per l’esame di ammissione alla Sapienza come tutti gli altri studenti italiani).

Dott.ssa Anca A. Mihai Lei come considera lo slogan “italiani si nasce, non si diventa” ?
Sullo sfondo del dibattito che riguarda la legge per l’applicazione del principio ius soli ai bambini nati in Italia e con entrambi genitori stranieri, il movimento Forza Nuova ha imbrattato i muri di Roma con lo slogan “Italiani si nasce, non si diventa”, con l’intento di opporsi all’approvazione di questa legge.
Per la prima volta in 11 anni di permanenza in Italia, non tento a dargli ragione: Italiani si nasce sul territorio e italiani si può diventare in qualsiasi altra parte del mondo.

Dott.ssa Anca A. Mihai Lei si considera una italiana in Romania o una romena in Italia ?
Nella mia personale esperienza, innamorata dell’Italia fin da quando avevo 13 anni, sono diventata italiana mentre stavo ancora in Romania, imparando la lingua, la cultura e la civiltà italiana, preparando l’esame di ammissione alla Facoltà di Scienze della Comunicazione (Sapienza), come tutti gli altri studenti italiani.
Una volta in Italia, sono diventata romena, un po’ per necessità rapportandomi con le autorità e le istruzioni, ma anche per scelta quando ho capito che avevo un patrimonio culturale acquisto alla nascita sul territorio romeno del quale faccio tesoro quotidianamente nel lavoro e nei rapporti personali.
Vivendo in Italia sono diventata romena, nel bene e nel male perché solo quando vivi fuori dal tuo contesto di nascita cominci a formarti un identità. E ho avuto questa grande fortuna di capire chi sono soltanto perché ho avuto 24 anni per conoscere la mia cultura.

Dott.ssa Anca A. Mihai Lei si considera fortunata in Italia ?
Sono fortunata perché ho avuto a disposizione 24 anni della mia vita per capire chi sono e poi scegliere chi voglio essere.

Dott.ssa Anca A. Mihai Lei considera, positiva l’affermazione, che un bambino che nasce in Italia è italiano?
I bambini stranieri che nascono in Italia magari non conoscono proprio le origini dei genitori, anche se non mangiano prosciutto per convinzioni religiose oppure pregano in chiese e lingue diverse.
Ma i bambini di qualsiasi nazionalità che nascono in Italia non sono altro che italiani di fatto. Che importa se alcuni non mangiano prosciutto per convinzioni religiose oppure pregano in chiese e lingue diverse?!

Cos’è lo “ius soli” spiegato semplice!

Cos’è lo ius soli, spiegato semplice
E perché in questi giorni se ne parla a proposito della nuova legge sulla cittadinanza in discussione al Senato.
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Da ieri in Italia si è tornati a discutere della legge sulla cittadinanza, approvata dalla Camera alla fine del 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato (dove la maggioranza ha numeri molto più risicati).
La legge espande i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli.
La legge è sostenuta dal Partito Democratico, mentre sono contrarie le principali forze di opposizione: Forza Italia e Lega Nord si oppongono in maniera molto visibile
– ieri la Lega ha tenuto una manifestazione di protesta all’interno del Senato
– mentre il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi, come già aveva fatto alla Camera.
Come funziona adesso
L’ultima legge sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede un’unica modalità di acquisizione chiamata ius sanguinis (dal latino, “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano.
Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”.
Questa legge è da tempo considerata carente: esclude per diversi anni dalla cittadinanza e dai suoi benefici decine di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia, e lega la loro condizioni a quella dei genitori (il cui permesso di soggiorno nel frattempo può scadere, e costringere tutta la famiglia a lasciare il paese).
Cosa cambierebbe
La nuova legge introduce soprattutto due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”).
Lo ius soli puro prevede che chi nasce nel territorio di un certo stato ottenga automaticamente la cittadinanza: ad oggi è valido ad esempio negli Stati Uniti, ma non è previsto in nessuno stato dell’Unione Europea.
Lo ius soli “temperato” presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni.
Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:
– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.
L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema scolastico italiano.
Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie).
I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.
Un po’ di dati Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati ISTAT, citato da Repubblica, al momento in Italia ci sono circa 1 milione e 65mila minori stranieri.
Moltissimi di questi ragazzi sono figli di genitori da tempo residenti in Italia, oppure hanno già frequentato almeno un ciclo scolastico (a volte le due categorie si sovrappongono).
Sempre secondo i calcoli della Fondazione Leone Moressa, al momento i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia).
Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni.
Ius soli, come funziona nel resto d’Europa
La maggior parte dei Paesi del nostro continente regola il diritto di cittadinanza per i minori con lo ius sanguinis, ma spesso con norme meno rigide rispetto all’Italia. Nessuno applica lo ius soli puro, in vigore invece negli Stati Uniti.
Cosa prevede il ddl sulla cittadinanza
La bagarre al Senato
In Italia il disegno di legge sulla cittadinanza, incardinato al Senato, ha sollevato polemiche e proteste dentro e fuori Palazzo Madama.
Il testo introdurrebbe due nuove modalità grazie alle quali i figli minori di genitori stranieri diventerebbero italiani: oltre all’attuale ius sanguinis, lo ius soli “temperato” e lo ius culturae.
Anche negli altri Paesi europei ci si divide tra ius sanguinis (diritto di cittadinanza per sangue, che quindi passa da genitori a figli) e ius soli (diritto di cittadinanza in base al Paese di nascita). I 27 Stati non hanno una legislazione univoca e di solito temperano un principio con l’altro.
Ma tutti, anche quelli più flessibili, non contemplano lo ius soli puro (adottato, invece, negli Usa).

Lo ‘Ius soli’ in Europa e nel mondo Come funziona lo ‘Ius Soli’ nel resto del mondo?
La maggior parte dei Paesi europei regola il diritto di cittadinanza con lo ‘ius sanguinis’, Negli Stati Uniti vige, invece, lo ‘ius soli’
GERMANIA
Vige il “diritto di sangue” ma le procedure per ottenere la cittadinanza sono più semplici e rapide che in Italia: dal 2000 basta che uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno permanente da almeno tre anni e viva nel Paese da almeno otto anni per concedere al minore straniero la cittadinanza.
FRANCIA
lo ‘ius soli’ dal lontano 1515, con la variante doppio ‘ius soli’: è più facile ottenere la cittadinanza per uno straniero nato nel Paese da genitori stranieri a loro volta nati nel Paese.
GRAN BRETAGNA
Acquista la cittadinanza chi nasce in territorio britannico anche da un solo genitore cittadino britannico o che è legalmente residente nel Paese a certe condizioni (si deve possedere l”Indefinite leave to remain’ (Ilr), oppure ‘Right of Abode’).
IRLANDA
Esiste lo ‘ius sanguinis’ ma se uno dei due genitori risiede regolarmente nel Paese da almeno tre anni prima la nascita del figlio allora il minore ottiene la cittadinanza.
SPAGNA
Vige una versione morbida dello ‘ius sanguinis’: diventa cittadino spagnolo chi nasce da padre o madre spagnola oppure chi nasce nel Paese da genitori stranieri di cui almeno uno deve essere nato in Spagna.
PORTOGALLO
La cittadinanza è regolata dallo ‘ius sanguinis’.
BELGIO
La cittadinanza si ottiene automaticamente se si é nati sul territorio nazionale, ma quando si compiono 18 anni o 12 se i genitori sono residenti da almeno dieci anni.
In OLANDA la nascita sul territorio non garantisce la cittadinanza. Chi invece è nato dopo il 1985 da un padre o madre olandesi e sposati, o da madre olandese non sposata, acquista automaticamente la nazionalità olandese, anche se nasce fuori dal territorio.
SVIZZERA
Anche nella confederazione lo ‘ius soli’ non conferisce il diritto di cittadinanza che si ottiene se si è figli di padre o madre svizzeri, se sposati, o di madre svizzera se non sono sposati.
STATI UNITI
Chi nasce negli Usa è cittadino americano, tranne i figli di diplomatici stranieri. E lo è anche chi non nasce in territorio nazionale ma da genitori americani e almeno uno è stato residente negli Stati Uniti. E’ sufficiente anche un solo genitore americano se è vissuto almeno cinque anni nel paese prima della nascita di cui almeno due dopo il quattordicesimo anno d’età.

Domenico Leccese

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