E’ possibile provare a raccontare come si vive in prigione.

Come si vive in prigione: 6 parole per descrivere un inferno

Ogni persona fa storia a sé. E le storie di chi è stato dentro e lo ha raccontato non mancano di certo. Generalizzare è difficile e pericoloso, in quanto si corre il rischio di dare una visione distorta. Eppure, è possibile provare a raccontare come si vive in prigione. Ricorrendo a queste sei parole.

1.Lentezza. In carcere, tutto scorre con una lentezza esasperante. I minuti e i secondi si dilatano oltre misura. Tutto si svolge nella più totale indeterminatezza, si può anche arrivare a perdere il senso del tempo. Lì dentro, quasi niente di ciò che lo riguarda è gestibile dalla volontà del detenuto.

2.Condivisione. Forse è questo il primo, grande ostacolo da affrontare dentro. La cella dove dormire è in condivisione con altri detenuti. Per fare la doccia o usare il bagno, bisogna fare la fila. Perfino l’aria sembra divisa con altri. La privacy, in qualunque forma, diventa un diritto del quale è meglio dimenticarsi.

3.Sovraffollamento. Una caratteristica di troppi carceri italiani, ma non solo. Diversi istituti penitenziari ospitano più detenuti di quanto effettivamente dovrebbero. Questo rende tutto più difficile: la convivenza forzata, i controlli, i servizi.

4.Aria. La leggendaria ora d’aria. Attesa, ogni giorno, e mai sufficiente, si svolge, nella maggior parte dei casi, in un angusto cortile (se può essere definito in questo modo) incassato tra alte pareti di cemento, non di rado sormontate da filo spinato. Tutto ciò che si riesce a vedere è un rettangolo di cielo. Tra quelle quattro pareti, si fuma, si cammina, si parla.

5.Violenza. C’è, sempre. Serpeggia tra le celle, tra le sbarre, tra le mani. Perché in un cercare, che sia o meno di massima sicurezza, ci sono uomini e donne che hanno avuto una vita o un’esperienza difficile, che li ha segnati per sempre. Uomini e donne che per lunghi mesi dovranno vivere tra quattro pareti di cemento, a contatto con altre persone che lì non vorrebbero esserci, ma dovranno. Violenza non necessariamente, o non solamente, fisica.

6.Anche le cose più semplici vanno conquistate. E non vanno mai date per scontate. La doccia. Curarsi. Dormire su un cuscino. Una lettera. Una telefonata. Piccole cose che diventano gigantesche, importantissime, irrinunciabili.

Queste sei parole possono appena rendere l’idea di come si vive in una prigione, di cosa significhi entrare in una sorta d’inferno fatto di cemento e sbarre d’acciaio. Eppure, c’è chi ha deciso volontariamente di provarlo.

Domenico Leccese