Non è femminicidio ma OMICIDIO

L’analisi

FEMMINICIDIO: LE INIZIATIVE DELL’ASSOCIAZIONE BORGO ANTICO PORTASALZA PER DIRE NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

“Se non puoi amarmi come merito non tornare… Perché probabilmente mi sono sbagliata sul tuo conto…”

Panchina Rossa, ad Episcopia il 2 giugno alle 16 l’inaugurazione ufficiale di questo angolo del monumento.

Nel corso del 2015 e 2016, con numerose iniziative, sul territorio nazionale, l’Associazione Culturale Borgo Antico Portasalza (n.d.r. di cui Mimmo Leccese è Presidente), ha cercato di mobilitare l’opinione pubblica sul tema, tristemente attuale, della violenza sulle donne, quindi cercando di alimentare un dibattito circa l’entità del fenomeno e le sue cause.

Le varie iniziative intraprese nell’ottica di essere un grande aiuto soprattutto nell’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza del problema.

Ciò che onestamente non condivido è il termine “femminicidio“;

l’uccisione di una donna è omicidio a tutti gli effetti, reato già previsto e sanzionato dal nostro codice; la donna, a mio avviso, non necessita di appartenere ad un genere “speciale”, ha solo il sacrosanto diritto, esattamente come ogni altro essere umano, di essere protetta e tutelata nei confronti di ogni forma di violenza, dalla più lieve alla più esasperata.

Ciò che conta davvero, al di là di termini coniati ad hoc e spesso rispondenti a mere logiche propagandistiche, è che ogni forma di violenza, di ogni grado e perpetrata nei confronti di qualsiasi genere (ed è questo la speranza di cui tutti quanti, anche attraverso iniziative come questa ci facciamo portavoce), sia sempre e comunque, senza se, senza ma e senza escamotage di sorta, punita severamente, ove necessario anche, e mi riferisco all’ipotesi dello stalking, arretrando la soglia di punibilità.

A riguardo è significativo quanto affermato dallo scrittore e saggista israeliano David Grossman: “Mi ha fatto molto piacere e mi ha fatto anche molto male. Non avevo mai conosciuto in vita mia un piacere e un dolore simili, così fusi insieme. Prometto che non ti scriverò e che non cercherò di mettermi in contatto con te. Non ti importunerò mai più. A malincuore chiuderò la porta che ti ho aperto con tanta gioia. Ma se per qualche motivo deciderai di tornare da me, devi sapere che in questa fase della mia vita ho bisogno della tua disponibilità più completa e della tua capacità di comprensione più profonda. Ho bisogno che tu fluisca liberamente verso di me, senza alcun ostacolo esterno. Ne ho bisogno come dell’aria che respiro. Se non puoi donarmi tutto questo, non venire. Davvero: non venire. Perché probabilmente mi sono sbagliata sul tuo conto”

Le statistiche italiane parlano chiaro.

Ogni due giorni una donna viene uccisa. E’ il femminicidio il fenomeno più amaro. Quando l’uomo a bestia feroce è a guisa. Bisogna avere il coraggio di denunciare. Trovare la forza di fermarlo molto prima. Tanto si sa che finirà con l’ammazzare. Botte, violenze, e quel pensiero sempre in cima.

Il principe azzurro che si trasforma in mostro. E’ una metamorfosi del tutto sconvolgente. Gesù, Giuseppe, Maria, Padre Nostro. Ma il cielo tace e pure lo consente. Uomini intelligenti e colti diventano violenti. Ché non accettano la fine di un rapporto. “E’ perché l’amavo troppo” – così giustificano i fendenti.

La loro è una vita inutile, ma intanto c’è chi è morto.

Pretendono l’amore con la persecuzione. Non è così che si entra nel suo cuore. I sentimenti esigono la buona educazione. Non la vendetta, né l’odio, né tutto quel dolore. A un passato incancellabile senza rispetto e stima.

Una seconda possibilità mai sarà data.

Ritornerà di nuovo il mostro che era prima. Sotto lo stretto sigillo di una mente malata. Si spera che non diventino come i padri i figli. Han guardato la madre piangere con un occhio nero. Che alla compagna non mostrino gli artigli.

Dalla parte delle donne con animo sincero. No al silenzio e uniti contro la violenza. Punire i comportamenti possessivi ed incivili.

Chi uccide non dovrà affidarsi alla clemenza.

Lo stalking è il segno indelebile dei vili.

L’ Abisso Regia di Patrice Makabu: Uno spot di forte impatto comunicativo che mette a nudo il dilagante fenomeno della violenza sulle donne, che fa riflettere, ma soprattutto una forte denuncia contro un fenomeno che deve essere arginato grazie al coraggio e alla consapevolezza di tutte le donne e di tutti gli uomini ad opporsi ed a reagire ad ogni forma di sopruso e violenza.

(Guardalo in versione integrale in rete)

https://youtu.be/83TYNvq6pfM

Il Caso del Marchese Casati raccontato da Dott. Domenico Scali detto Mimmo: una prestigiosa figura istituzionale, ex dirigente generale della Polizia di Stato, già capo della Squadra Omicidi e capo della Squadra Mobile di Roma più volte nel mirino delle Brigate Rosse; questore in varie province italiane, tra cui Catanzaro, dove nella Locride ha strenuamente combattuto la ‘Ndrangheta; infine presidente della Commissione per il Concorso nella Polizia. Una fine estate torrida quella del 1970 a Roma. L’elegante quartiere dei Parioli alle sette di sera del 30 agosto è praticamente deserto. Gli abitanti di quella zona così ricca ed esclusiva sono quasi tutti ancora in vacanza. Nessuno dalla strada ode quei tre colpi di fucile da caccia che, in rapida successione, squassano il silenzio del lussuoso attico di via Puccini 9. Li sente solo la servitù che non osa però entrare nello studio del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. L’ordine è stato tassativo: nessuno deve disturbare. Non resta loro che chiamare la polizia. Lo spettacolo che si presenta agli increduli agenti è sconvolgente: Anna Fallarino, coniugata Casati, la moglie del marchese, ancora bellissima e seducente, nonostante i suoi 41 anni, è riversa senza vita su una poltrona, un seno spappolato da una raffica di pallini sparati da un fucile da caccia calibro 12. Dietro un tavolino rovesciato c’è il corpo esanime di un giovane: è Massimo Minorenti, 25 anni, amante della donna. Lui, il marchese Casati, 43 anni, è sdraiato a terra con accanto il fucile ancora caldo. Un colpo gli ha staccato una parte del viso. Un orecchio penzola dalla cornice di un quadro. Per gli investigatori è un caso che si chiude prima ancora di essere aperto. Il marchese, che aveva convocato i due fedifraghi per un ultimo chiarimento, in preda ad un raptus di follia dettato dalla gelosia, ha prima ucciso la moglie, poi ha fatto fuoco sul giovane e alla fine si è tolto la vita. Nessun mistero. Eppure la strage di via Puccini diventa il giallo dell’estate, tra i delitti dell’Italia del dopoguerra certamente quello che più eccita al morbosità dei media e dell’opinione pubblica. Il risvolto morboso sta nelle personalità delle tre vittime: lui, nobile e ricchissimo; lei, poverissima, che grazie alla sua bellezza prorompente aveva scalato tutti i gradini della scala sociale; l’altro il giovane studente fuori corso, bello e squattrinato. Ma soprattutto nei retroscena nascosti in una sterminata collezioni di foto osè dove la marchesa è ritratta in posizioni oscene, sola oppure con altri uomini e altre donne. E poi dal minuzioso diario tenuto dal marchese, dove si racconta del suo voyeurismo e delle sensazioni che provava a spiare la moglie posseduta da altri maschi, spesso compagni occasionali, che lui pagava un tanto a prestazione. L’Italietta di quell’inizio dei tremendi anni Settanta – che legge di nascosto Playboy dove al massimo riesce a scrutare la curva di un seno velato – di fronte all’emergere così palese di quel mondo viziato e vizioso perde la testa. Le foto di lei finiscono su riviste scandalistiche specializzate. La storia di quel triangolo maledetto appassiona il pubblico: dopo anni di giochi erotici che forse appassionavano anche lei, ma piacevano tanto a lui, Anna aveva scoperto l’amore di un ragazzo di tanti anni più giovane di lei. Lui, che sopportava che altri uomini possedessero quel corpo così bello, impazzì, uccise e si uccise perché lei aveva scoperto l’amore. Che il corpo appartenesse anche ad altri, lo eccitava. Che qualcuno ora possedesse il suo cuore questo no, non poteva sopportarlo.

Con il Dott. Massimo Mangiapelo, giornalista professionista, direttore della We Do Production, autore del libro “Federica la ragazza del lago” abbiamo discusso di Federica la ragazza del Lago di Massimo Mangiapelo.

Dalla prefazione: I suoi grandi occhi azzurri da gattina: ecco cosa mi ha colpito di Federica la prima volta che l’ho vista, sullo schermo del televisore che mostrava la foto di una bellissima ragazzina, solare e felice mentre veniva trasmessa la notizia della sua morte. Ormai le notizie di cronaca si susseguono così velocemente che difficilmente ci fermiamo a pensare. Chi era quella ragazza? Cosa pensava, cosa provava e quali erano i suoi desideri? Cosa stanno vivendo le persone che amavano questa piccola bimba ribelle e bellissima? Cosa le ha detto mamma Rosella l’ultima volta che la ha vista? e papà Luigi? Perchè non l’ha abbracciata e baciata, perchè non é riuscita a proteggerla e a garantirle una vita felice? Perchè chi diceva amarla ha mentito e le ha fatto del male? Queste sono le domande ed i sentimenti che mi hanno riempito il cuore mano a mano che le notizie sulla morte di Federica venivano diffuse.

“Federica, la ragazza del lago” è un romanzo autobiografico. La vicenda narra la storia di Federica Mangiapelo, la ragazza trovata morta due anni fa, in circostanze non ancora chiarite, sulla riva del lago di Bracciano, in località Vigna di Valle ad Anguillara Sabazia. La storia ha avuto un forte risalto a livello di cronaca nazionale, sia per quanto riguarda le emittenti televisive che per la carta stampata, oltre che nel panorama dell’ampio mondo del web. E’ un romanzo autobiografico in quanto chi scrive l’opera è lo zio della vittima. Il papà di Federica è suo fratello. “Quando ho iniziato a scrivere queste mie impressioni – scrive Massimo Mangiapelo, autore del libro – l’ho fatto soprattutto per rendere omaggio a mia nipote, una ragazza di sedici anni, nel pieno della vita, che non meritava una fine del genere. Ma soprattutto ho voluto mettere nero su bianco quello che personalmente ho vissuto con la sua perdita, raccontando momento per momento, dal giorno della sua morte ad oggi, quello che ha vissuto la mia famiglia, quello che hanno vissuto mio fratello e la mamma di Federica, mia moglie, i miei genitori, tutti gli amici che ci sono stati accanto”. Massimo Mangiapelo è un giornalista professionista, con una carriera ventennale alle spalle. Ma la vicenda di Federica gli ha fatto emergere dei dubbi sulla serietà di una parte del mondo dei mass media. . Il libro “Federica, la ragazza del lago” è suddiviso in due parti ben distinte. Mangiapelo ha adottato i caratteri del corsivo e dello stampato per raccontare due elementi diversi. Le parti in corsivo descrivono le sue sensazioni, i suoi ricordi e quelli degli amici di Federica, le impressioni. Con il corsivo vengono descritte alcune problematiche quali la violenza sulle donne, la violenza dei mass media che si buttano a capofitto su vicende che devastano i diretti interessati. Vengono raccontati episodi del passato che mettono in evidenza il carattere, anche problematico, di Federica. Ma anche la sua parte migliore, quella di essere una donna-bambina che non aveva peli sulla lingua e si nascondeva dietro la maschera della ribellione per combattere i problemi che aveva vissuto nell’infanzia (la separazione dei genitori e il piccolo male, due elementi che l’avevano fatta crescere troppo in fretta rispetto ai suoi coetanei). Le parti in stampato, invece, rappresentano la storia, nuda e cruda, di come l’autore ha vissuto questa esperienza drammatica. Si parte dalla telefonata della madre in cui gli comunica che Federica era morta. E si prosegue, momento dopo momento, alle ore ed ai giorni successivi. In questa fase vengono descritte le prime giornate vissute ad Anguillara dopo il decesso della nipote, fino al giorno del suo funerale. Poi il testo si dilunga alle fasi successive, alla vicenda giudiziaria partita male. A quel punto l’autore illustra la tenacia della sua famiglia, con l’appoggio degli avvocati, per la riapertura del caso, fino a giungere alla conclusione, grazie alle prove che ora sono agli atti del Tribunale di Civitavecchia, che il fidanzato è coinvolto nella morte di Federica.

La parte giudiziaria, comunque, serve solo da corollario per far capire a chi legge come si sono svolte le indagini. Mangiapelo racconta questa parte, dunque, per dovere di cronaca. Ma quello che gli interessa maggiormente è il lato umano della vicenda, quello che le cronache non riferiscono. E non c’è modo migliore per far emergere questo aspetto, ossia l’aspetto umano vissuto dalla famiglia di Federica raccontata dallo zio. E’ un’immersione dentro l’anima per cercare di far comprendere ai lettori quello che si prova quando si vive un’esperienza così drammatica e la scia di dolore che resta viva, come una fiamma eterna, nel ricordo di una nipote (e di una figlia nel caso dei genitori) che, nonostante la giustizia faccia il suo corso, nessuno potrà mai ridarti.

 

leggete con attenzione il messaggio di MAMMA Salvatori Rosella #questonoèamore ricordando la Ns #FedericalaragazzadelLago

“Questa è la panchina dedicata a Federica….fate che sia l’ultima che si pianta ….Bella davvero però non dovrebbero esserci ….”

Con il Dott. Giancarlo Piermartiri, esperto, si è discusso dei sistemi di sicurezza (Angelo Protettore S.O.S.) in qualità di rappresentante di “LIFE CARE ” unico marchio in Europa che fornisce strumenti atti a contrastare la violenza di genere, posizionandosi vicino a tutte le Associazioni presenti sul territorio Nazionale. Realizzatore di sistemi di sicurezza alla guida in auto contro i colpi di sonno e distrazione; realizzatore del Progetto Europeo per il Numero Unico di Emergenza Europeo; realizzatore di sistemi di sicurezza personali contro stalking, stupri, aggressioni, bullismo; realizzatore di strumenti ad alta tecnologia per richieste di soccorso e rintracciamento di persone scomparse. I Sistemi di sicurezza ci sono vanno utilizzati, per contrastare il fenomeno.

Riflettete liberamente. ‪ – “L’ignoranza flagello dell’umanità”. La ‪‎ignoranza ha la facoltà di trasformare in un batter d’occhio le migliori idee, le più belle parole, le azioni più riuscite, in una catastrofe. Di tutti i nemici che possa avere l’uomo, l’ignoranza è la peggiore. E’ la causa di tutti gli altri ‪‎flagelli come la ‪‎superbia lo ‪‎odio la ‪‎invidia lo ‪‎orgoglio la ‪‎arroganza la ‪‎disonestà e simili. L’ignoranza gonfia il tuo errato concetto di te stesso. Ti fa credere che sei particolarmente astuto, raffinato, superiore a tutti. L’ignoranza non tiene in considerazione nessuna virtù: ‪‎umiltà ‪‎riservatezza ‪‎pazienza ‪‎ragionevolezza e ‪‎saggezza le ritiene qualità che magari per altri possono essere buone, ma per essa sono solo di impedimento. Non dobbiamo farci intimidire, l’ignoranza si combatte attraverso l’educazione e il dialogo.

In questi anni si parla molto di un fenomeno che ha raggiunto dimensioni eclatanti, il femminicidio. Ultimamente tutti i media (video/audio, stampa e internet) raccontano fatti realmente accaduti riguardanti la violenza sulle donne che talvolta termina con la morte della vittima predestinata.

Spesso accade che le donne siano “oggetto” di vendetta da parte di fidanzati, mariti , compagni o addirittura di ex, ma anche di persone conosciute occasionalmente tramite siti web e/o social network.

Nel mese di luglio 2015 ho potuto leggere articoli di giornale riguardanti 4 casi di femminicidio. Il primo raccontava del sindaco Laura Prati, ferita da alcuni colpi di pistola da un ex funzionario della polizia Giuseppe Pegoraro. Egli è entrato nell’ufficio del sindaco alle 9:30 del giorno 2 luglio 2013 e le ha sparato; dopo un breve inseguimento è stato arrestato. 20 giorni dopo l’aggressione il sindaco non ce l’ha fatta ed è morto. Il secondo, riguarda una donna uccisa a martellate dall’ex compagno, il quale ha scontato solo 1 mese della sua pena in carcere ed il restante in una lussuosa casa di cura in Liguria.

Il terzo articolo scriveva di una donna di nome Anna Laura Millacci la quale ha denunciato il suo ex compagno Di Cataldo, per le percosse subite, tramite delle foto pubblicate su Facebook che ritraevano la donna con il viso sporco di sangue e con diversi ematomi. Anche la colf di casa Di Cataldo ha raccontato di aver visto a giugno il cantante picchiare la compagna. L’ultimo articolo riguarda un rumeno di nome Rica Manole, il quale dopo aver incontrato la ex moglie Cristina con il nuovo compagno decide di invitarli a bere un drink in un bar di viale Certosa. Dopo un litigio Manole estrae una bottiglia di alcol e versa il suo contenuto su di essi, cercando di dar loro fuoco. La donna ha riportato ustioni sul 40% del corpo, mentre il compagno marocchino, Ibrahim, è in condizioni meno gravi. L’aggressore è stato fermato dai carabinieri ed ora è in custodia cautelare per tentato omicidio plurimo.

Questi sono solo pochi casi di un fenomeno in crescita e in questi ultimi tempi, fortunatamente il governo ha pensato di creare un decreto legge che, in primo luogo garantisce l’inasprimento delle pene in caso di maltrattamento in presenza di minori, in caso di violenza sessuale su donne in gravidanza e per il coniuge, anche se divorziato o separato. In secondo caso vi è la possibilità per gli inquirenti di raccogliere le testimonianze in modalità protetta, ossia, la vittima potrà essere interrogata senza aver difronte il compagno. Un altro punto molto importante è quello della irrevocabilità della querela, grazie alla quale una volta sporta denuncia questa non può essere ritirata. Sicuramente tutto ciò disincentiva altri episodi di stalking ed impedisce che l’uomo continui tormentare la donna per convincerla a tornare sui suoi passi. Però c’è un’altra faccia della medaglia cioè, il rischio che la donna decida a priori di non sporgere denuncia. Perciò ha senso rendere irrevocabile la querela solo se l’assistenza legale è immediata e vi è coordinamento tra procure, servizi sociali, centri antiviolenza, ospedali e commissariati.

I decreti legge emanati dal governo sono una risposta positiva per punire e combattere queste azioni violente, anche se in uno stato civile come il nostro, queste aggressioni non si dovrebbero nemmeno verificare. Secondo il mio punto di vista non esistono persone che nascono violente ma lo diventano per aver vissuto o visto violenze in casa. Un bambino, infatti, non è mai cattivo o violento ma solo agitato e dipende dai genitori educarlo in modo corretto e contenere la sua energia. Invece spesso se i bambini vivono in una famiglia dove vedono il papà che, quando si arrabbia con la mamma la picchia o vengono a loro volta picchiati, possono avere questo atteggiamento di ira e violenza nella loro vita. Quando queste persone incontrano donne tenaci, capaci e sensibili e che sanno anche essere madri, mogli e lavoratrici; sentono di perdere la propria virilità ed il proprio orgoglio, perciò provano risentimento e rispondono con la violenza. Spero che tutti gli sforzi fatti dal governo riescano ad eliminare il susseguirsi di questi incresciosi episodi di violenza.

Ulteriore testimonianza sul fenomeno Femminicidio. Voleva fare la giornalista. Il Direttore Lucia Serino l’accolse al Quotidiano, primo ingresso in un mondo che l’avrebbe resa indimenticabile. Con la Tv conquistò tutti. Era brava, ma il suo sommo peccato fu la bellezza. Troppo bella. Fu uccisa, dall’uomo che non amava più il 25 novembre, grazie Emily Casciaro per il contributo video

https://www.facebook.com/emily.casciaro/videos/10207378594010736/

 

Domenico Leccese