Il tragico geodestino di CRACO in terra di Basilicata

Intervista al geologo Giuseppe Locoratolo
Craco ed il suo tragico geodestino

Il futuro della comunità non può che passare dal Centro Storico e dalla sua valorizzazione come meta turistica, polo culturale e luogo dove fare ricerca sia in campo geologico sia in quello dell’architettura, della storia, della geografia. Alcuni giovani hanno già trovato lavoro presso il Centro Visite, giovani che altrimenti ora sarebbero in Germania, in Olanda o chissà dove!
Era il dicembre del 1963 quando un movimento franoso, che da qualche mese era diventato sempre più preoccupante, affliggeva l’abitato di Craco, comune italiano nella provincia di Matera in Basilicata.
Un movimento che interessava un gran numero di abitazioni, quasi 2/3 dell’intera cittadina, e si estendeva su un fronte di 500 mt, in senso longitudinale rispetto alla collina.
Un intero blocco di argilla instabile che ha provocato lo smottamento di un’intera comunità costituendo di fatto la sparizione di un comune.
Una situazione di una gravità inaudibile che vide in prima linea la figura del Sindaco e del parroco, la protezione civile in quegli anni non esisteva ancora, farsi garante di una popolazione intera che si vedeva costretta ad allontanarsi dai propri affetti, dalla propria quotidianità, dalla propria terra.
Ordinanze di sgombero per le abitazioni più pericolanti, con famiglie che via via venivano allontanate progressivamente in zone più solide e sicure a valle, in località «Craco Peschiera», area ora nota alle cronache per il suo rischio di alluvioni.
Uno status quo che impone riflessioni anche in senso positivo, una città fantasma che attrae turisti, ogni anno in aumento, desiderosi di scoprire il paesaggio, la storia di una comunità che continua comunque ad investire sul proprio territorio.
Per ricordare le tappe fondamentali nell’evoluzione della frana del centro storico di Craco l’Associazione «I RabdoAmanti» Teatro, musica e pensiero in collaborazione con l’Associazione Trekking «Falco Naumanni» hanno organizzato l’evento «Craco ed il suo tragico geodestino – Un paese fuggito da una frana e finito in un’area alluvionale».
Noi di «Villaggio Globale» abbiamo voluto porre alcune domande al geologo Giuseppe Locoratolo, relatore dell’incontro.
Perché realizzare l’incontro «Craco ed il suo tragico geodestino – Un paese fuggito da una frana e finito in un’area alluvionale»?
L’incontro, promosso dall’Associazione «I RabdoAmanti», è scaturito dall’idea di scrivere un pezzo teatrale sulle tragiche vicende umane vissute della piccola comunità lucana; la rappresentazione teatrale avrebbe anche lo scopo di far conoscere tali vicende ancora poco note alla maggior parte della popolazione e far riflettere su alcuni errori commessi.
E per conoscere meglio le vicissitudini del paese, soprattutto quelle geologiche, sono stato invitato a raccontare qualcosa in merito.
Qual è stato il «geodestino» che ha avvolto la città?
Il destino di Craco è indissolubilmente legato alla geologia del suo territorio; il paese è stato evacuato e quindi abbandonato a cavallo degli anni 60 e 70 a causa di una frana che ha coinvolto buona parte dell’abitato poi completamente demolito. La porzione ancora integra presente in cima alla collina, sebbene abbandonata, si è salvata grazie alla geologia in quanto il sottosuolo nella parte più a monte del paese è costituito da solidi strati e banchi di roccia conglomeratica non coinvolti dal movimento franoso.
Dopo l’abbandono della città avvenuto nel dicembre del 1963, mese in cui la città di Craco è stata definitivamente dichiarata inagibile, come si è evoluta la situazione?
L’abbandono della città è effettivamente iniziato in quell’anno e terminato definitivamente negli anni 80; successivamente non è successo praticamente niente: il paese è stato completamente abbandonato e dichiarato inagibile con divieto di accesso per motivi di sicurezza. Un destino che oggi, per fortuna, vede un completo capovolgimento: da ormai 5 anni il sito è stato messo in sicurezza e sono stati resi fruibili dei percorsi guidati che consentono ai visitatori di conoscere quanto accaduto e di godere tra l’altro di un paesaggio straordinario.
Qual è stato l’impegno geologico, paesaggistico, scientifico locale e nazionale in tema?
Molti studi si sono succeduti negli anni da parte di Enti di Ricerca, come l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile (Enea) e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), varie Università, Telespazio e altri ancora attratti soprattutto dalla complessità e unicità geologica del sito e naturalmente per le conseguenze della frana, anzi delle frane perché oltre a quella che ha interessato il centro storico si sono registrati diversi altri movimenti franosi. Recentemente, la Facoltà di architettura di Bari ha fatto realizzare la tesi a diversi studenti proprio a Craco e ci sono già in cantiere altre iniziative con altre Università.
Quale l’approccio politico, istituzionale, sociale?
Devo ammettere che, in base alle mie conoscenze, il mondo politico-istituzionale ha fatto molto poco per Craco; se non fosse stato per la tenacia e la incredibile forza di volontà del sindaco Giuseppe Lacicerchia e per la sua «folle» idea (maturata già una ventina di anni fa) di cambiare il destino di Craco da «quattro ruderi abbandonati» a meta turistica culturale, oggi, Craco continuerebbe a giacere senza vita sulla collina dominata dal vento.
Quali sono i problemi più rilevanti con cui Craco, e la più recente Craco Peschiera, deve fare i conti e quali i progetti di valorizzazione e sensibilizzazione geologico–paesaggistica presenti?
I problemi più rilevanti sono i soliti e al primo posto le infrastrutture: ancora oggi per raggiungere Craco si deve attraversare un ponte militare realizzato sulla strada provinciale a seguito della caduta del ponte originario, un ponte di ferro largo circa 2 m dove si transita a passo d’uomo e con senso alternato! E tra l’altro il resto delle strade che consentono di raggiungere Craco sono le stesse da più di un secolo. I progetti ci sono ma come sempre mancano i fondi per la loro realizzazione; tutto ciò che si fa ruota intorno al Centro Visite che vanta anche un museo multimediale, una serie di video e di poster che ricordano le decine di film e spot pubblicitari girati, un punto ristoro e altro ancora.
Come lo immagina il futuro di Craco, Craco Peschiera, e della sua comunità?
Il futuro della comunità non può che passare dal Centro Storico e dalla sua valorizzazione come meta turistica, polo culturale e luogo dove fare ricerca sia in campo geologico sia in quello dell’architettura, della storia, della geografia. Alcuni giovani hanno già trovato lavoro presso il Centro Visite, giovani che altrimenti ora sarebbero in Germania, in Olanda o chissà dove!
Elsa Sciancalepore