Le Cronache Lucane

Riflessioni condivise di una signora siciliana : IUNCITI CU CHIDDI MEGGHIU DI TIA E APPIZZICI I SPISI.

RIFLESSIONI, di una mia amica siciliana dell’ottobre 2015 “mi capita spesso di fare un tuffo nel passato, un’esperienza che raccoglie

RIFLESSIONI, di una mia amica siciliana dell’ottobre 2015

“mi capita spesso di fare un tuffo nel passato, un’esperienza che raccoglie momenti, belli o brutti che siano. Quella visione di volti, di occhi pieni di bontà, di mani che ti accarezzano, di braccia forti che ti portano in braccio. Un rapporto convinto, autentico, vivo, vitale e trasformante… La mia famiglia. Sono stata cresciuta ed educata seguendo importanti valori morali: il rispetto della dignità della persona, l’amore, l’amicizia, la responsabilità, tutti quei valori che vanno al di là dei soldi, del successo, del divertimento; aspetti umani di fondamentale importanza e da coltivare con impegno. Mio padre è morto quando io avevo tredici anni, non riesco a focalizzare bene una qualità precisa alla sua figura ma so quanto bene volesse a mia madre e quanta sofferenza ha lasciato nei nostri cuori. A mia madre l’arduo compito di rappresentare entrambe le figure genitoriali. Fin dai tempi della mia fanciullezza ero intenta ad ascoltare mia madre, nel suo immenso campionario di detti popolari con tutte le loro svariate forme dialettali del nostro comune linguaggio siciliano.

Per ogni situazione, un proverbio appropriato:
– NESCI BRASI E TRASI MASI.
(Esce Biagio ed entra Tommaso. E’ un modo di dire che vuol significare che nei posti di potere, entrano ed escono sempre le stesse persone. Il detto si adatta molto agli uomini politici che si alternano continuamente alla guida della cosa pubblica, mentre i problemi restano spesso irrisolti).
– ESSIRI PANZA E PRISENZA.
(Essere presenti solo fisicamente, senza dare alcun contributo fattivo).
– O SORTI, O MALA MORTI.
(O la và, o la spacca. Rischiare.Tentare un’impresa difficile, che può anche finire in un clamoroso insuccesso).
– CU AVI CULU CUNSIDIRA.
(Espressione che si usa pronunciare con un pò di ilarità, per giustificarsi di un involontario e rumoroso scorreggio).
– PASSARI IN CAVALLARIA.
(Finire nel dimenticatoio. Si dice quando una cosa viene volutamente ignorata, dimenticata o tenuta nascosta agli altri, per far sì che non se ne parli più.

– FATTI A NOMINA E VA CURCATI.                                         (Fatti la fama e vai a letto. Si dice a chi ama vivere sulle glorie del passato, sfruttando i meriti precedenti e senza più adoperarsi per continuare il proprio impegno verso qualcosa).
– CU METTI CAVIGLI, E CU METTI PIRTUSA.
(C’è chi cerca di aggiustare e chi cerca di danneggiare).
– STRITTA UN CI VENI E LARGA UN CI TRASI.
(È il motto degli incontentabili, ai quali, non và bene mai niente).
– NUN SUGNU PISCI PI LA TÒ PAREDDA.
(Non sono così fesso da farmi ingannare da te. Letteralmente: “Non sono un pesce per la tua padella”).

Concludo la mia riflessione con il seguente detto:         IUNCITI CU CHIDDI MEGGHIU DI TIA E APPIZZICI I SPISI.(Il senso dovrebbe essere, stai con le persone dalle quali hai qualcosa di buono da imparare evitando le persone false e corrotte).

Consentitemi un breve accenno sul discorso del giudice Paolo Borsellino, la lezione sulla mafia tenuta il 26/01/1989 all’Istituto Tecnico Professionale di Bassano Del Grappa:

<< …Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perchè non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati! >>.

Domenico Leccese 

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