La ragazza scomparsa è australiana ed è mia figlia, si chiama Courtney MONTESALVO, ed è sposata con un ragazzo di Ancona che si chiama Matteo POMPONIO.

CHI L’HA VISTA???

Per favore, aiutateci a trovare questa ragazza.

Non riusciamo ad avere contatti con lei e sono più di 3 anni che non la vediamo. Sappiamo che vive nella zona di ANCONA.

Se avete visto lei o il suo bambino di 3 anni, per favore fatemelo sapere. Di seguito ho scritto come sono andate le cose.

La ragazza scomparsa è australiana ed è mia figlia, si chiama Courtney MONTESALVO, ed è sposata con un ragazzo di Ancona che si chiama Matteo POMPONIO.
A 14 anni le viene diagnosticata la malattia bipolare, ma continua a vivere normalmente prendendo le medicine necessarie, che le permettono di lavorare occupandosi di bambini e come cassiera part-time al supermercato.
A 18 anni prende la patente auto e diventa del tutto indipendente.
Conosce online un ragazzo italiano, che si reca in Australia per incontrarla. Courtney ce lo presenta come Matteo POMPONIO: lì per lì sembrava un bravo ragazzo e ci trovavamo bene tutti quanti, ma dopo qualche settimana dopo arrivano i cambiamenti. Courtney si licenzia e comincia a distaccarsi dalle sue amicizie di sempre.
Quando le chiedo se per caso aveva smesso di prendere le medicine Matteo mi risponde “Courtney sta bene, è fatta così. Non ha bisogno di nessuna medicina”. Erano le parole di uno che la conosceva da appena 15 giorni! Fatto sta che Matteo prende Courtney e se la porta via. Non ci spaventammo più di tanto perché, per quanto grande sia Melbourne, i due erano sempre in zona (lo sapevo perché essendo la macchina intestata a me, mi arrivavano da pagare gli scontrini dei pedaggi autostradali).
Qualche settimana dopo fecero ritorno: avevano finito i soldi. Entrano in casa e Courtney mi fa: “Mamma, papà: sono incinta. Abbiamo già organizzato tutto per sposarci in Comune”, al che mia moglie le chiese se aveva detto ai medici di avere la bipolare. Courtney rispose “Sì mamma”. E si sposarono.
Attorno al 7° mese di gravidanza le cose si misero piuttosto male. Cominciarono le accuse che mia moglie stesse rubando i vestitini del nascituro e che addirittura stesse cercando di ucciderlo. Non so se fosse paranoia o pure e semplici menzogne per mettere in mezzo quelli dei servizi sociali e ottenere in tal modo un alloggio d’emergenza. Un altro dei piani di Matteo.
Quella sera stessa Courtney mi chiama dicendo: “Papà, ho paura. Vienimi a prendere che voglio tornare a casa”. Allora le chiedo: “Dove sei? E Matteo dov’è?” e lei risponde: “Sono in un appartamento a Dandenong, Matteo è uscito”. Annotai l’indirizzo e l’andai a prendere, ma una volta arrivato a destinazione mi resi conto che il posto era stato fortificato, manco fosse una prigione. Dovetti allora chiamarla al telefono e mi rispose dicendo che sarebbe uscita di lì a poco. Invece venne fuori dopo un’ora, con Matteo. Salirono nella loro macchina e mi seguirono fino a casa.
Il giorno dopo andai al lavoro e rientrato a casa mia moglie mi disse che la mattina stessa i due si erano svegliati, avevano caricato tutto in macchina ed erano partiti un’altra volta.
Il giorno successivo fecero di nuovo ritorno a casa.
Gli assistenti sociali che avevano predisposto un alloggio di emergenza cominciarono a insospettirsi e vollero vederci chiaro, sicché vennero a casa nostra. Pensavamo che lo scopo della visita riguardasse Courtney e il suo bambino, come si sarebbero sistemati, eccetera, ma, quando scoprimmo la realtà, restammo di stucco. Gli assistenti sociali riferirono che Matteo e Courtney ci avevano denunciati sostenendo che siamo degli alcolizzati e che addestriamo i nostri cani per uccidere. A dir la verità, le nostre 5 figlie assieme ai cani in questione ci sono cresciute e sanno molto bene che non sono affatto cani feroci, ma cani che spesso dormivano assieme alle nostre figlie e ai nostri nipotini.
Gli assistenti sociali capirono ben presto che tutte le accuse mosse contro di noi erano completamente false e ci chiesero se potevamo lasciarli parlare con Courtney da soli, al che acconsentimmo. Noi uscimmo di casa e Matteo andò al lavoro.
Dopo 40 minuti ci richiamarono in casa e ci dissero che Courtney gli aveva confidato che Matteo l’aveva minacciata che, appena nato, avrebbe ucciso il bambino a bastonate qualora lei si fosse rifiutata di obbedire alle sue istruzioni. Con tutte le bugie che sono state dette, francamente non so ancora se credere o no a questa cosa, ma gli assistenti sociali ci credettero, sicché chiamarono Matteo e gli ordinarono di non tornare in quella casa finché la questione non fosse stata chiarita. Matteo cominciò a tempestare Courtney di telefonate, chiamandola tutta la notte al cellulare.
Con l’approssimarsi del parto, le condizioni di Courtney peggiorarono. Mia moglie la portò dall’ostetrica per fare un check-up. Quando disse che Courtney aveva la bipolare, l’ostetrica sbottò con un “Ma perché nessuno ce l’ha detta questa cosa?”. Matteo aveva mentito di nuovo!
Il bambino di Courtney nacque il 20 dicembre 2013 e 3 giorni dopo la mamma e il bambino furono dimessi dall’ospedale.
Per il giorno di Natale avevamo in programma di andare a pranzo dalle mie sorelle. Arrivato il giorno, Courtney dice a Matteo “Voglio andare dai medici”, sicché Matteo dice che sarebbero rimasti a casa per andare dai medici, per cui ce ne andammo a pranzo senza di loro. Quella sera, rientrati a casa, trovammo Courtney che correva attorno alla casa, senza alcuno scopo apparente. Matteo non l’aveva portata da alcun medico e allora decidiamo noi di chiamare un’ambulanza. La portano via e la ricoverano in psichiatria. Il giorno dopo andai a trovarla e stentai a credere ai miei occhi. Non potevo lasciare mia figlia in un posto come quello, perciò parlai coi medici e la feci dimettere acconsentendo a che i medici potessero visitarla ogni giorno a domicilio. Ecco allora che Matteo la preleva dall’ospedale e la riporta a casa, ma sulla via del ritorno si ferma per acquistare alcune medicine.
Quando arriva a casa dice: “Courtney ha qualcosa che non va. Mentre ero in farmacia ha cercato di scappare via con la macchina”. E a quel punto sentiamo le urla di un’altra delle mie figlie: “Ha preso la mia macchina!”. Corro fuori e riesco a fermarla lungo il vialetto d’uscita, anche perché si vedeva che più avanti il cancello era chiuso. Stavo ancora parlando con lei attraverso il finestrino quando arriva Matteo di corsa e si mette davanti alla macchina come per bloccarla. A quel punto Courtney riparte e lo investe! Questa cosa non l’ho detta né alla polizia né ai medici perché avevo paura di cosa sarebbe potuto succedere.
Cominciarono a venire ogni giorno un medico e uno psicologo per visitare Courtney. I medici si raccomandavano di avere cura del neonato, senza costringere lei a occuparsene; poteva sì tenerlo in braccio, ma dovevamo essere presenti tutto il tempo.
Il 3 di gennaio arrivarono dall’Italia i genitori di Matteo, Paulo Pomponio e Monica Baldini, e lo zio di Matteo, Marco Baldini, medico, con la moglie Francesca. Furono traumatizzati dalla vista di Courtney perché Matteo aveva nascosto a loro le sue reali condizioni.
Decisero di portare Courtney a fare un giro in macchina nonostante i medici avessero ammonito che far uscire Courtney dalla nostra proprietà sarebbe stata una pessima idea. Di lì a poco furono di ritorno, dicendo che Courtney aveva cercato di buttarsi dal finestrino.
Il medico che venne il giorno dopo disse a Courtney che c’era una stanza libera al reparto maternità dell’ospedale Monash, uno dei migliori di tutta l’Australia (ma a questo punto ne dubito parecchio!). Il medico disse che là l’avrebbero aiutata molto a prendere dimestichezza col bimbo e le avrebbero insegnato ad accudirlo. Disse anche che nessuno avrebbe potuto farla ricoverare in quel posto senza il preciso consenso della stessa Courtney. Noi cercavamo di convincerla che era una buona idea, ma a Matteo non piaceva che avrebbero portato lì anche suo figlio.
Finché Courtney era in ospedale, Matteo abitava con noi. I suoi parenti erano tornati in Italia e sembrava fossimo tornati a qualche tipo di normalità. Mia moglie andava a trovare Courtney di giorno, mentre io ci andavo dopo il lavoro. Un giorno Matteo torna a casa dicendo che le infermiere gli avevano detto che noi non dovevamo andarla a trovare troppo spesso perché Courtney, Matteo e il bambino stavano cercando di farli sentire una famiglia. A quel punto smettemmo di andarla a trovare. Una settimana dopo mi chiama una delle infermiere dicendo che Courtney sarebbe potuta tornare a casa nei fine settimana e chiedendo se a casa ci sarebbe stato qualcuno. Disse anche che avremmo dovuto sorvegliare come accudiva il bambino poiché era successo qualcosa di abbastanza grave. Mi spiegò che mentre Courtney stava facendo il bagnetto al piccolo, questi le era scivolato dalle braccia e Courtney, anziché subito riprenderlo, se ne stava semplicemente a guardarlo.
E quando tornò a casa fu esattamente quello che facemmo, la controllavamo costantemente, solo che Matteo si metteva in mezzo, voleva impedirci di vedere Jordan, il piccolino. Per esempio, quando partivano per tornare all’ospedale, copriva con una copertina il seggiolino con cui trasportavano il bimbo fino all’auto, per non farcelo vedere.
Matteo ero proprio tentato di buttarlo fuori di casa, ma ci rinunciavo sempre, pensando all’ulteriore stress che ci sarebbe stato per Courtney. Per tutto il tempo passato nella nostra casa, se ne usciva alle 8 di mattina per tornare alle 11 di sera, sostenendo di essere stato da Courtney. Fu così che con mia moglie un bel giorno decidemmo di andare all’ospedale per vedere se potevamo portare Courtney e Jordan a pranzo fuori. Arrivati all’ospedale, fummo accolti dalle infermiere, del tutto sbigottite nel vederci, che ci accolsero con un “Bentornati! Siete stati in vacanza?”, al che risposi “No, no, è solo che ci è stato detto di stare alla larga dall’ospedale”. L’infermiera restò di stucco e volle sapere chi poteva aver detto una cosa del genere. Le risposi di lasciar perdere. Ebbene sì, Matteo aveva colpito ancora. Matteo è bugiardo in tutto e per tutto.
Poi mi dissero anche che Courtney non aveva nemmeno il latte in polvere o i pannolini per il bimbo e che li doveva prendere in prestito da altre mamme!! Allora domandai: “Ma Matteo dov’è? Perché non gli dite di andare a comprare quello che serve?”. La risposta fu che in genere Matteo si faceva vivo verso le 6 di sera per un’oretta e poi spariva di nuovo. A quel punto mi sentii mancare. Ma come poteva essere successo? Mia figlia era ricoverata da settimane senza un’anima viva che l’andasse a trovare e tutto per colpa di quel maledetto bugiardo? Portammo fuori a pranzo mia figlia e il nipotino, poi andammo a fare un po’ di spese. Comprammo tutto quello di cui lei e il bambino avevano bisogno, per poi tornare all’ospedale.
Courtney era così contenta che ci chiese se potevamo fare la stessa cosa anche il giorno dopo. Le dissi: “Certo che sì! Dove ti piacerebbe andare?”, sicché organizzammo per andare a trovare certe sue amicizie che non aveva più rivisto da quando aveva incontrato Matteo.
Ci alzammo, l’abbracciammo e baciammo dicendole “A domani”. A quel punto Courtney disse: “Papà, Matteo vuole tornare in Italia con Jordan”. Le risposi “Ma dai, non dire scemenze. Jordan rimane con te. Comunque se prova a farti firmare qualcosa, tu non firmare niente.”
Mentre stavamo uscendo, una delle infermiere ci viene incontro per dirci che è preoccupata per Courtney, in quanto Matteo sembra fare tutto quanto per conto di lei. Per esempio, se qualcuno diceva “Ciao Courtney, come stai oggi?”, era sempre Matteo a rispondere per lei, dicendo “Sta bene, va molto meglio” mentre Courtney se ne stava semplicemente seduta e zitta. Poi mi chiesero come mai Courtney camminava in quel modo. Risposi che non lo sapevo, che aveva cominciato a camminare in quel modo da quando fu ricoverata all’ospedale psichiatrico di Frankston. L’infermiera proseguì dicendo che Matteo avrebbe detto loro che Courtney aveva sempre camminato in quel modo. Concludemmo stabilendo di incontrarci un paio di giorni dopo, senza Matteo, per vedere come sarebbe andata.
Quella sera Matteo tornò a casa presto, furibondo. Mi disse che dovevo stare alla larga da Courtney e che non dovevo dirle che doveva rifiutarsi di firmare documenti. E gli risposi: “Matteo, se tu vuoi che io stia lontano da mia figlia è solo perché stai macchinando qualcosa! Sappi invece che io andrò a trovarla tutti i giorni, perciò raccogli la tua roba e vattene subito da casa mia.” Mentre se ne andava mi disse: “Guarda che tu quella scema di tua figlia non la rivedrai mai più!”. Io dico che nessuno ha il diritto di costringere sua moglie a scegliere quale debba essere la sua famiglia.
La mattina dopo chiamarono dall’ospedale per far sapere che Courtney aveva dovuto annullare l’uscita in programma perché aveva delle cose da sbrigare ma che sarebbe stata presente all’incontro previsto per il giorno dopo. Sempre lo stesso giorno, mia moglie telefonò per sapere come stava Courtney e l’infermiera rispose: “Mi dispiace ma è stata proprio vostra figlia Courtney ad impormi di non dirvi niente né di lasciarvi entrare per farle visita!”
Per settimane e settimane cercammo di contattarla, e nemmeno quelli dell’ospedale ci aiutarono in questo. Al cellulare di Courtney rispondeva Matteo, che subito chiudeva la comunicazione. Un giorno la mia figlia maggiore chiamò l’ospedale e l’infermiera di turno, alquanto risentita, le rispose: “Smettetela con queste telefonate che oltre tutto qui da noi Courtney manco c’è più”.
Mi misi alla ricerca e scoprii dove si erano nascosti e che il giorno dopo sarebbero partiti per l’Italia. Decisi di incontrare Courtney per chiederle il motivo della sua partenza senza neanche venire a salutarci, semplicemente perché Courtney non è tipo da fare queste cose.
Mi recai dove alloggiavano e vidi Courtney davanti all’albergo col piccolino. Andai verso di loro e Courtney, che mi aveva visto, sembrava normale e contenta di vedermi. A quel punto entra in scena Matteo, precipitandosi come un pazzo verso di noi, con gli occhi fuori dalle orbite urlando a Courtney: “Non ci parlare con lui, vuole rovinarci la vita!” e ripete più volte le stesse parole come un pappagallo. Courtney smette di guardarmi, guarda solo Matteo e fissa lo sguardo a terra. Matteo nega che stessero andando in Italia dicendomi che sono impazzito: “Ma chi è che ti dice queste cretinate?”. A quel punto la situazione precipita e interviene il personale dell’albergo a separarci e riportare i tre dentro l’albergo. Poco dopo arriva la polizia, alla quale Matteo conferma che i tre sono in partenza per l’Italia il giorno dopo per una vacanza di 4 mesi.
Da quel giorno del 2014 Courtney non l’abbiamo più vista e sono già passati più di 3 anni.
So che vive nella zona di Ancona. Se qualcuno li avesse visti o sapesse dove stanno, per favore fatemelo sapere.
Riposterò questo appello tutte le settimane in inglese e in italiano finché non riuscirò a parlare con mia figlia a tu per tu.


Grazie del vostro tempo e per favore condividete.
Roberto MONTESALVO da Melbourne (Australia)

Domenico Leccese