Le Cronache Lucane

Il funzionario Pd Petruzzi chiarisce: inviato il comunicato degli “scissionisti” per «amicizia»

POTENZA. Giovanni Petruzzi ha confermato quanto si era compreso. E’ unico: non ha un sosia di aspetto e di firma.

POTENZA. Giovanni Petruzzi ha confermato quanto si era compreso. E’ unico: non ha un sosia di aspetto e di firma. Ha replicato ai nostri dubbi con una nota politica. Dove ha ammesso di aver inviato la mail del Movimento dei Democratrici e riformisti e dove poi ha spiegato di essere ancora del Pd ma con molti dubbi. Ringraziamo Petruzzi per i chiarimenti e gli auguriamo tutto il bene. Ma alcune precisazioni sono d’obbligo. Non vogliamo essere censori nè tantomento mettere in crisi i suoi rapporti di amicizia con Antonello Molinari. Quello che evidenziavamo era solo un doppio ruolo. Che politicamente resta non il massimo sopratutto per chi non ha mai lesinato critiche ad avversari politici anche interni al suo stesso partito. Ma sia chiaro un punto: Petruzzi del suo tempo può farne ciò che vuole. Può pure stare in tre partiti se glie lo consentono. L’unica cosa che ci permettiamo di far notare, prima di chiudere la vicenda definitivamente è che non ha solo “inoltrato” la mail e che la nostra testata non ha intenzione di aprire nessun caso ma solo raccontare i fatti. Ma ripetiamo non sta a noi fare i censori. La notizia che abbiamo dato è che lavora per il Pd e scrive le note per un altro partito (a scanso di equivoci e ulteriori chiarimenti è bene sapere che con il “Word” è possibile attraverso le priorità del file risalire all’autore e anche a chi ha operato ulteriori modifiche).
Detto questo non si può non registrare poi la polemica innescata su Facebook sulla bacheca dello stesso Petruzzi con uno scambio di vedute al fulmicotone tra lo stesso Petruzzi e il renziano potentino Rocco Catalano. Solo l’intervento da paciere del capogruppo del Pd alla Regione, Roberto Cifarelli ha ricondotto la vicenda a più miti consigli.
Per il resto pubblichiamo alcuni stralci della nota politica inviata da Giovanni Petruzzi: «L’insofferenza ed il disagio che, da tempo, nutro nei confronti del Pd sono sempre più crescenti e si sono accentuati nella corrente campagna congressuale a causa di una serie di atti di prepotenza perpetrati dal variegato arcipelago renziano lucano, nonostante l’assenza di organi dirigenti, per rendere ancora più ininfluente qualsiasi flebile voce “contro” nel partito, con particolare accanimento terapeutico nei confronti dei sostenitori di Orlando. A livello regionale e provinciale di Potenza sono state nominate commissioni in cui le rappresentanze non renziane fungono meramente da “soprammobili” per fornire una parvenza di pluralismo, tant’è che in provincia di Potenza in nessuna convenzione di circolo è stato nominato “garante” un esponente della mozione Orlando. Alla Convenzione provinciale di Potenza è stato inizialmente impedito l’ingresso ai più autorevoli rappresentanti della mozione Orlando, quali Angela Latorraca e Luigi Simonetti, perché non delegati e non investiti dello status di consigliere regionale e provinciale, che ormai rappresenta l’unico passepartout per esercitare una funzione dirigente nel Pd. Altri miserevoli episodi di rappresaglia sono stati compiuti in questa tornata congressuale ma evito di citarli per non personalizzare troppo le vicende politiche del Pd lucano. Pur condividendo le ragioni di fondo che hanno condotto molti compagni/e, con cui ho condiviso gran parte del mio percorso politico, ad abbandonare il Pd ed a promuovere un nuovo soggetto politico, non ho aderito alla scissione perché ritenevo più giusto lottare all’interno del partito per esprimere un’egemonia e comunque necessario competere “nel” congresso per contrastare la deriva neocentrista di Renzi. D’altronde, tutte le scissioni degne di questo nome si sono verificate al termine di un congresso e non all’atto della sua convocazione, a partire da quella di Livorno del 1921, che è stata sinora l’unica, come amava ripetere Antonio Luongo, ad avere avuto successo perché il soggetto fondato (il Pci) è diventato più consistente di quello da cui è fuoriuscito (il Psi). Sto interpretando la battaglia congressuale, in sintonia con quanto dichiarato da Enrico Letta, come l’ultima chance per salvare lo spirito originario del Pd ed evitare la sua definitiva trasformazione nel PdR (Partito di Renzi), scegliendo di sostenere la proposta più potabile o- se volete, meno peggiore- come candidato a segretario nazionale, Andrea Orlando, il quale, pur essendo stato parte integrante del Governo Renzi e delle principali scellerate scelte varate (job act, “Buona Scuola”, Italicum, Controriforma Istituzionale, ecc.), presenta un profilo biografico simile al mio e manifesta la volontà di cambiare il metodo nella gestione del partito ed il merito nelle politiche programmatiche, ponendo al centro i valori storici della sinistra: uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale, democrazia, pari opportunità. Sto vivendo questa battaglia congressuale come l’ultima possibilità di continuare a militare nel Partito Democratico se esso riuscisse a liberarsi dalla cappa asfissiante del dominio renziano, che ha prodotto una mutazione genetica ed antropologica nel corpo del partito, ed ad esprimere un diverso segretario nazionale. Avevo già deciso che se il Pd continuerà ad essere il PdR l’avrei abbandonato anch’io, interrompendo con esso, ovviamente e volontariamente, ogni tipo di rapporto, anche di natura professionale. Lo spiacevole inconveniente della mail inviata “per amicizia”, forse, ora offre lo spunto ai buttafuori di tornare ad agitarsi. Non rappresenta un problema per me perché continuerò comunque a fare politica in qualsiasi luogo e spazio ove si difendono i valori inalienabili di uguaglianza e libertà. Questi valori rappresentano- sin da quando, con ancora addosso i pantaloni corti, coltivo la passione per l’impegno politico e continueranno a rappresentare sino a quando le condizioni fisiche mi consentiranno di praticarla- il mio unico volto!»

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