LA FAMIGLIA CHE NON ESISTE

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Le utenze della famiglia Fossati

POTENZA. Apolidi. Questa la grave situazione in cui la famiglia Fossati si è ritrovata a essere loro malgrado per beghe amministratiove. Quattro persone, genitori e due figlie in tenerissima età che per lo Stato italiano non hanno nessun diritto, nemmeno quello sanitatio. Questa la storia.
Giuseppe Fossati è un 46enne potentino che a marzo 2013, vive nel comune di Picerno, perde il lavoro presso il Ri. Plastic s.p.a. di Tito, sposato con Eufemia, e a seguito della perdita del lavoro è stato costretto di fatto a trovare una nuova soluzione per mantenere le sue figlie, di 9 e 7 anni.
Non sapendo né cosa fare né a chi appoggiarsi, ha fatto ritorno a Potenza lasciando la casa di Picerno, e non avendo trovato nessuna occupazione stabile si occupa di lavoretti part-time tra cui l’assistenza ad un anziano.
I coniugi Fossati, dopo il licenziamento di Giuseppe, pur di far fronte alle esigenze di vita proprie e delle figlie decidono di prestare assistenza al signore Isidoro Carbone. Quest’ultimo senza parenti vicini, viveva in precarie condizioni di vita, solo in un appartamento privo anche del più semplice servizio igienico. Per molti mesi la famiglia Fossati ha assistito l’anziano, che di fatto si era trasferita nell’alloggio del signor Carbone dandosi reciproco sostegno.
Ed è alla morte del Carbone che Giuseppe Fossati decide di rimanere nell’appartamento dell’Ater nel rione Francioso “occupando” l’alloggio.
«Non avevo nulla, né un appoggio reale né un centesimo per pagare un affitto», spiega Giuseppe.
Nel suo rione, di abusivi ce ne sono tanti, perciò Giuseppe ha pensato che pur di non far patire il freddo alle sue figlie quella di “occupare” poteva essere la soluzione giusta. Dopo avere occupato ha chiesto all’Ater (proprietario dell’appartamento) di essere regolarizzato, cosa ovviamente impossibile. Per avere un contratto occorre infatti, anzitutto, non essere occupanti abusivi.
Ma Giuseppe fa ricorso alla sanatoria, e in qualche modo spera che gli venga accettata. Ma ben presto ha compreso che non è più aria. Nel frattempo si da fare per allacciare a nome della moglie le forniture di acqua, gas e lucie pagando anche il canone mensile di fitto all’Ater (vera proprietaria dell’appartamento).
Gli ispettori dell’Ater e i vigili urbani sono andati a verificare la sua situazione diverse volte e alla fine, l’atto di sgombero è arrivato.
Lui, due figli minori e la moglie, soli e senza un lavoro stabile, non si sono sentiti proporre nessuna soluzione. Gli assistenti sociali più volte interpellati – sempre stando al racconto di Fossati – non hanno ritenuto di dare nessuno aiuto alla famiglia, nonostante questa abbia prodotto loro le attestazioni circa i gravi disagi economici.
Ma c’è di più. Fossati in questi tre anni ha richiesto più volte la residenza in via Toti, ma gli è sempre stata negata.
L’Ater sapendo che si trattava di un “inquilino” abusivo ha dato mandato al Comune di Potenza di non assegnare la residenza in via Toti nè a Giuseppe nè a sua moglie. Ed è proprio sulla mancata residenza che Giuseppe comincia ad avere numerosi problemi. Lui e la sua famiglia diventano apolidi. Non hanno diritto al voto ad un medico di famiglia e al pediatra per le figlie.
Nè il comune di Picerno, ex residenza dei Fossati, nè Potenza considera i coniugi Fossati propri cittadini. Anche a Picerno, infatti, non possono tornare a essere residenti perché lì non hanno più una abitazione e il Comune, in assenza di una fissa dimora, non concede loro l’iscrizione all’anagrafe.
«L’assurdo è che ci sono persone con un regolare contratto, dopo essere stati abusivi, con due stipendi e casomai con il macchinone da quarantamila euro parcheggiato sotto casa», fa notare Giuseppe che aggiunge «se vogliamo girare il coltello nella piaga,si è proprio sicuri che chi aveva i requisiti venti o quarant’anni fa, per la casa popolare, continui ad averli oggi? C’è da migliorare qualcosa anche sul fronte di questo genere di controlli?».
Probabilmente a Fossati il contratto non verrà mai concesso, stando alle regole attuali. Ma questo afferisce un aspetto meramente burocratico. Resta il problema che, stante anche il diniego al aostegno degli assistenti sociali, la famiglia apolide ha seri problemi, soprattutto se si pensa ai poveri innocenti minori. È già successo, infatti, che le due bambine avessero bisogno di cure mediche, ma non avendo residenza non hanno diritto nemmeno a un pediatra.
Inoltre, l’Ater, fa notare Fossati, li considera abusivi, ma continua a incassare il fitto che da tempo la famiglia gli versa, senza minimanente pensare a una restituzione, cosa che dovrebbe essere scontata, in ragione del fatto che sono stati anche sfratti. Intanto, Giuseppe ci dice che lunedì incontrerà il sindaco De Luca per raccontare tutta la sua situazione e chiedere una mano, visto che il 13 giugno prossimo ci sarà l’udienza in tribunale per decidere sullo sfratto e dunque sul futuro della sua famiglia.
Non è con le occupazioni abusive che si risolve il problema della casa. Ma il problema non si risolve nemmeno, al contrario, girando completamente la testa dall’altra parte quando si hanno di fronte situazioni concrete di bisogno.
E’ vero, a Potenza c’è bisogno di case popolari. Questo è un dato di fatto ineludibile. Ma oltre questo, resta il dato incontrovertibile che una famiglia non può essere abbandonata così, in presenza tra le altre cose di due minori che necessitano di poter avere riconosciuti i proopri diritti, specialmente quelli sanitari.Non è con le occupazioni abusive che si risolve il problema della casa. Chi occupa, oltre a commettere un illecito, toglie un alloggio a chi è in graduatoria e ne avrebbe diritto.
Ma il problema della casa non si risolve nemmeno, al contrario, girando completamente la testa dall’altra parte quando si hanno di fronte situazioni concrete di bisogno. Chi occupa non è facilmente difendibile nel concreto, perché l’illecito c’è. Ma parlare di casa a Potenza significa, anche, cercare di rispondere ad una esigenza reale e concreta di chi non può permettersi di accedere al libero mercato delle locazioni. In altre parole, a Potenza c’è bisogno di case. Questo è un dato di fatto ineludibile.
Giuseppe Fossati si è rivolto al nostro quotidiano per raccontare la sua particolare storia di abusivo. Si tratta di un 46enne potentino che a marzo 2013, vive nel comune di Picerno, perde il lavoro presso il Ri. Plastic s.p.a. di Tito, sposato con Eufemia, e a seguito della perdita del lavoro è stato costretto di fatto a trovare una nuova soluzione per mantenere le sue figlie, di 9 e 7 anni.
Non sapendo né cosa fare né a chi appoggiarsi, ha fatto ritorno a Potenza lasciando la casa di Picerno, e non avendo trovato nessuna occupazione stabile si occupa di lavoretti part-time tra cui l’assistenza ad un anziano.
I coniugi Fossati, dopo il licenziamento di Giuseppe, pur di far fronte alle esigenze di vita proprie e delle figlie decidono di prestare assistenza al signore Isidoro Carbone. Quest’ultimo senza parenti vicini, viveva in precarie condizioni di vita, solo in un appartamento privo anche del più semplice servizio igienico. Per molti mesi la famiglia Fossati ha assistito l’anziano, che di fatto si era trasferita nell’alloggio del signor Carbone dandosi reciproco sostegno.
Ed è alla morte del Carbone che Giuseppe Fossati decide di rimanere nell’appartamento dell’Ater nel rione Francioso “occupando” l’alloggio.
«Non avevo nulla, né un appoggio reale né un centesimo per pagare un affitto», spiega Giuseppe.
Nel suo rione, di abusivi ce ne sono tanti, perciò Giuseppe ha pensato che pur di non far patire il freddo alle sue figlie quella di “occupare” poteva essere la soluzione giusta. Dopo avere occupato ha chiesto all’Ater (proprietario dell’appartamento) di essere regolarizzato, cosa ovviamente impossibile. Per avere un contratto occorre infatti, anzitutto, non essere occupanti abusivi.
Ma Giuseppe fa ricorso alla sanatoria, e in qualche modo spera che gli venga accettata. Ma ben presto ha compreso che non è più aria. Nel frattempo si da fare per allacciare a nome della moglie le forniture di acqua, gas e lucie pagando anche il canone mensile di fitto all’Ater (vera proprietaria dell’appartamento).
Gli ispettori dell’Ater e i vigili urbani sono andati a verificare la sua situazione diverse volte e alla fine, l’atto di sgombero è arrivato.
Lui, due figli minori e la moglie, soli e senza un lavoro stabile, non si sono sentiti proporre nessuna soluzione. Gli assistenti sociali più volte interpellati – sempre stando al racconto di Fossati – non hanno verificato le condizioni economiche portato alla famiglia degli aiuti.
Ma c’è di più. Fossati in questi tre anni ha richiesto più volte la residenza in via Toti, ma gli è sempre stata negata.
L’Ater sapendo che si trattava di un “inquilino” abusivo ha dato mandato al Comune di Potenza di non assegnare la residenza in via Toti nè a Giuseppe nè a sua moglie. Ed è proprio sulla mancata residenza che Giuseppe comincia ad avere numerosi problemi. Lui e la sua famiglia diventano apolidi. Non hanno diritto al voto ad un medico di famiglia e al pediatra per le figlie.
Nè il comune di Picerno, ex residenza dei Fossati, nè Potenza considera i coniugi Fossati propri cittadini.
La risposta al problema abitativo non può limitarsi a questo, nemmeno di fronte ad un illecito quale è l’occupazione abusiva.
«L’assurdo è che ci sono persone con un regolare contratto, dopo essere stati abusi, con due stiopendi e casomai con il macchinone da quarantamila euro parcheggiato sotto casa», fa notare Giuseppe, girando il coltello nella piaga di un’altra questione: si è proprio sicuri che chi aveva i requisiti venti o quarant’anni fa, per la casa popolare, continui ad averli oggi? C’è da migliorare qualcosa anche sul fronte di questo genere di controlli?
Non è nostra intenzione difendere gli abusivi. Probabilmente a Fossati il contratto non verrà mai concesso, stando alle regole attuali. L’occupazione abusiva non è la risposta giusta per il problema della casa.
Però sentire che gli assistenti sociali si girino dall’altra parte senza occuparsi di una famiglia con due minorenni, di certo fa pensare. È già successo che le due bambine avessero bisogno di cure mediche, ma non avendo nessun pediatra assegnatogli l’unica soluzione è stata la guardia medica.
Ma c’è di più Comune e Ater girano la faccia nonostante Fossati paghi affitto e forniture. Sembra un paradosso che nonostante questo non riescano ad avere una residenza.
Intanto, Giuseppe ci dice che lunedì incontrerà il sindaco De Luca per raccontare tutta la sua situazione e chiedere una mano, visto che il 13 giugno prossimo ci sarà l’udienza in tribunale per decidere sul suo futuro e quello della sua famiglia.
Lo abbiamo detto all’inizio: l’occupazione non è una soluzione tante. Ma una risposta prima o poi andrà fornita.

Rocco Limongi

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