RINVIATO A GIUDIZIO PER CALUNNIA VITTORIO EMANUELE. DISSE DI AVER COMPRATO L’ASSOLUZIONE PER UN OMICIDIO

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Il libro “incriminato”

Nuovo processo in arrivo, a Roma, per Vittorio Emanuele di Savoia: rischia una condanna per calunnia. Così la Procura di Roma lo ha rinviato a giudizio. Potrebbero costare caro al membro di Casa Savoia, naturalizzato svizzero, quelle esternazioni rese ai suoi compagni di cella, Migliardi, Narducci e Bonazza, mentre era recluso nel carcere di Potenza. Quell’inchiesta per lui si rivelò un flop, anzi il principe ci guadagnò pure: 40 mila euro di risarcimento per una settimana di ingiusta detenzione. La ricostruzione della vicenda, seppur abbraccia episodi disseminati lungo un lasso di tempo che a partire dal 1978 coinvolge oltre tre decenni di storia, è lineare e di semplice comprensione. Era il 2006 e Vittorio Emanuele venne arrestato dal pm Henry John Woodcock nell’inchiesta “vallettopoli ” nella quale venne poi assolto. A spiare la sua cella, oltre alle cimici, gli inquirenti posero una telecamera nascosta, la quale registrò una conversazione tra il principe e le persone di cui sopra.
«Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era (parola incomprensibile) steso, passando attraverso la carlinga (…) pallottola trenta zero tre» dice Vittorio Emanuele riferendosi alla notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 quando, all’Isola di Cavallo, in Corsica, Dirk Hamer, un ragazzo tedesco di 19 anni, viene raggiunto da due colpi di fucile alla gamba destra. Morì dopo una lunga agonia durata 111 giorni, nei quali subì 19 operazioni e l’amputazione dell’arto. Per il suo omicidio la magistratura francese ha un solo imputato: Vittorio Emanuele. Lui si dichiara innocente e nega qualsiasi responsabilità. Alla fine dopo un processo lampo durato appena tre giorni viene prosciolto dall’incriminazione per omicidio preterintenzionale. Nessun altro è stato mai indagato per quell’assassinio.
A Potenza il principe parla anche del processo: «Il processo, anche se io avevo torto … Devo dire che li ho fregati … Il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro» spiegando ai suoi interlocutori che aveva una «batteria di avvocati … allora ho cambiato sei persone dei giurati». Un processo farsa a detta del principe che lo definisce «comprato, una barzelletta, una vergogna». La sorella di Dirk, Birgit Hamer, nel 2011, scrisse un libro: “Delitto senza castigo”, nel quale, anche da quanto emerso dall’intercettazione ambientale del carcere di Potenza, molti sospetti su chi fosse l’omicida del ragazzo venivano fatti cadere su Vittorio Emanuele. Il quale a sua volta querelò la donna per diffamazione. Causa che venne archiviata perchè il libro non ledeva il Savoia. Ebbene, ora invece è Vittorio Emanuele che rischia. La Procura di Roma gli contesta di aver falsamente accusato la Hamer, pur sapendola innocente, di avergli attribuito la responsabilità della morte del fratello.

FERDINANDO MOLITERNI

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