SPERANZA LASCIA IL PD, MA NON SI LICENZIA DA DIPENDENTE DEL PARTITO

Rossi “beccato” dal “Corriere” ha subito dichiarato di licenziarsi

Articolo 1, “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, è l’inizio del nome del nuovo Movimento Democratici e progressisti, messo in piedi, fra gli altri, dal lucano Roberto Speranza.
La questione lavoro è così “cara” all’ex Pd che ha deciso, almeno per il momento, di non dimettersi da “Senior” del Partito democratico. Roberto Speranza risulta, infatti, assunto dal 2008, dal partito di Via del Nazareno, poco dopo la sua fondazione il 14 ottobre del 2007.
La qualifica è “Senior”, la mansione è “coordinatore”. Suona come un paradosso, ma tant’è: Speranza è pagato dal Pd per fare il “coordinatore” mentre fonda un suo partito in contrapposizione proprio con quello è il suo “datore” di lavoro.
Ma Speranza è in buona compagnia. Come lui anche il deputato bersaniano Nicola Stumpo vive lo stesso paradosso: è assunto come “dirigente quadro” del Partito democratico, ma è tra i fondatori di Mdp. Anche il parlamentare calabrese ha deciso di stare come Speranza con due piedi in una scarpa.
Beccato dal Corriere Fiorentino, invece il governatore Toscano, Enrico Rossi, anch’egli tra gli i maggiorenti degli scissionisti di Mpd, ha deciso di “auto licenziarsi”, come da lui testualmente dichiarato. Un “auto licenziamento” dopo trent’anni da dipendente di partito, passando per Pc, Pds, Ds e poi Pd.
La vicenda è abbastanza delicata se si pensa, ad esempio, al fatto che nella vicenda, ballano anche soldi pubblici.
Il Partito democratico, infatti, per il dipendente Roberto Speranza percepisce soldi pubblici dallo Stato. Essendo deputato, l’ex Pd non è a totale carico del Nazareno ma il suo stipendio, con relativi contributi previdenziali e pensionistici, è rimborsato dal parlamento per il quale risulta lavorare in questo periodo come deputato.
E qui la faccenda si fa più seria. Deve lo Stato italiano pagare alla “ditta Pd” lo stipendio per un lavoratore che non lavora? Per meglio dire che ormai lavora per una “ditta” concorrente?
Siamo sicuri che anche Speranza, come Rossi, comunicherà a breve le sue dimissioni da dipendente del partito dal Partito democratico. Diversamente l’interpretazione di quell’articolo 1 nel nome del nuovo movimento sarebbe da intendersi in maniera davvero troppo “privatistica”.

Lina Paterna