“Zio Decio” a cento anni dalla nascita

POTENZA. Nel centenario della nascita di Decio Scardaccione, professore e politico indimenticato il Comune di Sant’Arcangelo gli dedica una giornata di commemorazione e ricordo. L’iniziativa si svolge domani mattina nella sede dell’Istituto Agrario. Sotto il ricordo affettuoso di un suo estimatore e sodale.

Pietro Sanchirico

Il ricordo di zio Decio che mi è rimasto più nitidamente impresso nella mente è il giro per le campagne. Lui conosceva la Val d’Agri palmo per palmo, casolare per casolare. Ogni tanto da ragazzino lo accompagnavo e ogni volta restavo affascinato dal suo parlare semplice e diretto specie ai contadini ed allevatori per spiegare il ruolo fondamentale dell’ agricoltura nella nostra terra. Il valore della risorsa idrica, la rete infrastrutturale che sapeva programmare e descrivere con le sue cartine geografiche conosciute “zolla per zolla”, azienda per azienda. Basterebbe guardare il primo libretto marrone del suo programma elettorale con tanto di cifre, schemi, descrizioni e piantine. Era qui che la sua genialità aveva aspetti straordinari. L’economista agrario diventava conduttore di aziende, il programmatore si trasformava, intrattenendoci ed ammaliandoci, senza rinunciare a mungere una mucca e a dare consigli per come produrre più latte e farselo pagare di più. Dalla Bonifica alla Riforma alla sua attività politica il piglio del suo agire, qualcuno diceva fuori le riga della solita politica, era spiegabile solo con quell’ ansia di modernizzazione e di riscatto che si portava sulla pelle, vivendo con solidarietà il destino di tante famiglie di contadini. Quando il passo lento delle grandi riforme sembrava fermarsi o si percepivano arretramenti Scardaccione era capace di tutto. Coraggioso affidava compiti, le terre incolte erano una accusa evidente a chi professava crescita e sviluppo. Bisognava assegnarle, coltivarle, trasformarle. Nella sua azione di romantico condottiero non vi era altro se non un sincero gusto della emancipazione sociale che non poteva essere tradito, né fermato. Per la prima volta, ha delineato un progetto per il futuro della Basilicata, cioè un’altra idea della Basilicata, che non era emersa in forma così nitida e compiuta con nessuno degli studi precedenti, pur pregevoli dal punto di vista settoriale. Quest’altra idea di Basilicata, che abbracciammo tutti e che poi ha orientato l’azione di tutti noi e la continua ancora ad orientare, era fondata sulla convinzione che il nostro futuro complessivo sarebbe stato quello che la comunità regionale sarebbe stata in grado di costruire con il suo impegno, utilizzando le sue risorse, battendosi contro la rassegnazione e contro il fatalismo, contro gli ostacoli della natura e contro i ritardi e le incertezze degli uomini, spostando cioè l’impegno di mobilitazione che c’era stato nella storia della Basilicata, da obiettivi e rivendicazioni di carattere settoriale e limitati nel tempo, ad obiettivi generali e duraturi. Zio Decio amava la natura perché l’ha saputa plasmare di quella creatività che è stata anche la ragione della ricchezza di alcune zone della Basilicata. Altro che pozzi di petrolio e fiaccola sempre accesa. Egli con un’immagine plastica paragonava la Basilicata ad una mano, di cui il Metapontino era il palmo e le fondovalle le dita. Ecco la grande attualità del suo pensiero e dell’eredità che ci ha lasciato.

Pietro Sanchirico