ONCOLOGIA INNOVATIVA PER LA CURA DEL TUMORE AL COLON

L’oncologo Gerardo Rosati

I pazienti affetti da un cancro del colon-retto sono in aumento in Italia e anche in Basilicata. Ogni anno, secondo le più recenti indagini epidemiologiche, oltre 50.000 nuovi soggetti svilupperanno nel nostro paese questa malattia.

Tanti di essi, e molti durante il passare degli anni dall’intervento chirurgico, presentano una recidiva o la comparsa di metastasi epatiche.
Le terapie più innovative, gli anticorpi monoclonali, consentono in combinazione con la chemioterapia di raggiungere sopravvivenze impensabili fino a qualche anno fa. Alcuni pazienti potranno persino guarire quando le terapie mediche potranno combinarsi con la chirurgia.
Tra i vantaggi assicurabili a questa categoria di pazienti è da poco tempo praticabile una nuova terapia. Il suo nome è conosciuta con l’acronimo DEBIRI. Essa è proposta a quei pazienti che hanno esaurito ogni altra possibilità terapeutica tradizionale.
Questo trattamento prevede l’incannulamento dell’arteria femorale per procedere all’infusione diretta, attraverso l’arteria epatica, di perline rilascianti un chemioterapico, l’irinotecan, direttamente all’interno del fegato.
Ciò consente, attraverso una maggiore concentrazione del farmaco nell’organo colpito dalla malattia, di ottenere un ulteriore controllo sulle metastasi e di assicurare un ulteriore beneficio al paziente prolungandone la sopravvivenza.
Il procedimento è stato realizzato nel reparto di Oncologia Medica del S. Carlo, diretto dal Dr. Domenico Bilancia.
Organizzato dal responsabile di patologia, il Dr. Gerardo Rosati, e realizzato dal responsabile della radiologia interventistica, il Dr. Vito Molfese, il trattamento è stato proposto a 2 pazienti con ottima riuscita e bassa tossicità.
Presto altri 2 nuovi pazienti potranno giovarsi di questa innovativa terapia praticata in pochi ospedali italiani.
Tutto questo si inserisce in un più vasto programma al centro del quale, grazie alle sperimentazioni cliniche e a farmaci innovativi, i pazienti oncologici anche al S. Carlo possono riuscire a raggiungere risultati che fanno invidia alle più titolate istituzioni italiane.
Lina Paterna