IMPUTAZIONE COATTA PER CALUNNIA PER IL PM DI LAGONEGRO FRANCESCO GRECO

Il Pm di Lagonegro, Francesco Greco

Imputazione coatta con l’accusa di calunnia, Francesco Greco, attualmente Pubblico ministero presso la Procura della Repubblica del tribunale di Lagonegro. Noto alle cronache nazionali anche per essersi occupato dell’inchiesta sulla Jolly Rosso, giornalisticamente definita “la nave dei veleni”. al centro di un caso di trasporto via mare di rifiuti tossici e materiale radioattivo. Caso aperto e archiviato più volte.
Il giudice per le indagini preliminari del tibunale di Salerno, dott. Vincenzo Pellegrino, coordinatore dell’ufficio Gip, ha disposto l’imputazione coatta per Greco, per il reato di calunnia ai danni di Vincenzo Oliva. Già una prima per la denuncia di Oliva a Salerno era stata disposta l’archivizione. Sententenza impugnata e che ora ha portato ad uno sviluppo che va nella direzione opposta.
Il dottor Pellegrino, in data 2 marzo, ha rigettato l’archiviazione e obbligato il Pm a formulare «entro dieci giorni – si legge nell’ordinanza – l’imputazione nei confronti di Francesco Greco per il reato di cui all’art.368 del codice penale». Calunnia, per l’appunto.
Oliva ha esposto querela nei confronti di Greco per le affermazioni da lui fatte in due precise circostanze entrambe relative al 2014 e consistenti in dichiarazioni rese dall’interrogatorio al Pm durante un processo penale. I fatti. Nel 2010 avvienne a Diamante un pestaggio ai danni dell’avvocato Battista Greco mentre era al telefono con un tenente dei carabinieri di Scalea, a commentare la sentenza di condanna della sezione disciplinare del Csm del 7 maggio 2010 con cui proprio il magistrato Franco Greco veniva ammonito dall’ordine di autogoverno della magistratura per un caso di abuso edilizio riguardante una piscina che Greco avrebbe fatto costruire, nel 1999, in un terreno di sua proprietà.«con il concorso di funzionari ed amministratori del comune di Diamante» si legge nella sentenza.
Per il pestaggio citato è stato aperto un procedimento penale a carico di Greco e Angelo Aligia, ex assessore Pd al demanio di Diamante, Vincenzo Vidiri , ex dipendente del comune di Diamante, Biagio Casella, suocero dell’ex sindaco Pd del comune cosentino Ernesto Magorno, ora deputato, e Raffaele Bruno, cognato di Aligia. È proprio nell’ambito di tale processo che si sarebbe consumata la calunnia. Francesco Greco avrebbe abusato del diritto dell’imputato a mentire.
Come riporta l’ordinanza emessa dal gip Pellegrino «l’imputato nel corso del procedimento a suo carico, può sì negare, anche mentendo, la verità delle dichiarazioni a lui sfavorevoli, ma commette il reato di calunnia quando non si limita a ribadire la insussistenza delle accuse a lui addebitate, ma assume ulteriori iniziative dirette a coinvolgere l’accusatore, di cui pure conosce l’innocenza, nella incolpazione specifica, circostanziata e determinata di un fatto concreto». Nel suddetto processo penale Oliva Vincenzo costituiva fonte di prova a sostegno dell’accusa avendo dichiarato, tra le altre cose, che circa 15 giorni prima dell’aggressione all’avocato Battista Greco, transitando sul lungomare di Diamante, aveva visto il Pm Francesco Greco discorrere con Biagio Casella e che aveva udito il primo dire al secondo «sta rompendo i co… con questo fatto della piscina, spaccategli la faccia altrimenti non la finisce più».
Francesco Greco da parte sua, interrogato in aula disse, per esempio, di Oliva «è persona nota, anche in paese, quale truffatore e non gode di stima collettiva». Per dichiarazioni di questo tenore il Gip Pellegrino ha ritenuto che il loro contenuto ha travalicato il diritto di difesa di Greco, perchè inteso a «screditare la credibilità soggettiva di Oliva».
Occore precisare che per l’evento del pestaggio, nel quale Francesco Greco era accusato in qualità di istigatore e determinatore della condotta illecita materialmente commessa da altri, lo stesso è stato assolto, in primo e secondo grado. Ma vi è di più. Questa notizia è giunta da fonte ben informata. Abbiamo ritenuto oppurtuno contattare l’avvocato difensore di Oliva, Battista Greco, per avere conferma di quanto appreso, il quale ha attestato personalmente la veridicità delle informazioni in nostro possesso.
Ha aggiunto l’avvocato Greco, precisando che nel procedimento per calunnia nel presente ha il ruolo esclusivamente di difensore della persona offesa: «Non si escludono ulteriori procedimenti, sempre per calunnia, in relazione ai medesimi fatti, ai danni di altri testi». «Personalmente – aggiunge Greco – mi preoccupa il fatto che il magistrato Greco continui le sue frequentazioni in particolare con i soggetti Vidimiri e Aligia, a carico dei quali, insieme a Caella e Bruno, c’è un processo pendente presso il tribunale di Paola, proprio perchè accusati di essere gli esecutori della vile aggressione che ho subito nel 2010».
«Per il processo in questione – conclude Battista -, credo che dato che le notizie di reato sono dichiarazioni verbalizzate, l’istruttoria dibattimentale non sarà molto complessa. Anche entro un anno e mezzo potrebbe arrivare a sentenza. Le statuizioni del dottor Pellegrino saranno fondamentali nell’arco delle udienze una volta acquisiti a dibattimento».