ECCO PERCHÉ COSTÒ TANTO RIFARE IL MANTO ERBOSO AL VIVIANI

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Fabrizio Cerverizzo

Nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette all’Eipli che ha portato all’arresto ieri di 11 persone, due sono gli appalti al Comune di Potenza nel mirino della Magistratura e riguardano i lavori al Viviani e del campo scuola. La gara per il rifacimento del manto erboso in sintetico fu vinta nel dicembre 2015 dalla Tennis Tecnica. Già all’epoca la politica e l’associazionismo avevano avanzato dubbi e sospetti. I primi a chiederne direttamente conto all’amministrazione comunale furono i consiglieri, Antonio Vigilante (primo firmatario dell’interrogazione) e Savino Giannizzari. Nell’aprile del 2016 chiesero di capire, infatti, due cose. Una tecnica, l’altra politica. La prima, riguardava la percentuale di ribasso con la quale la società pugliese si aggiudicò l’appalto: 4 per cento. Essa risultava di molto più bassa rispetto alla media delle altre gare indette dal Comune che si attestava intorno al 33 per cento. Ciò destava particolare sospetto anche in considerazione del secondo elemento che i Consiglieri volevano venisse chiarito: l’opportunità politica dell’azione. Questo perchè il responsabile commerciale per la Basilicata della ditta aggiudicataria era il consigliere comunale Piero Calò, eletto coi Socialisti, ma poi passato ai Popolari Uniti che, secondo quanto sostenne all’epoca l’associazione Rete Cittadina, «in quota Speranza ottenne l’assessorato ai lavori pubblici con Sergio Potenza». Sentito oggi Vigilante ci ha dichiarato: «Ho bisogno di approfondire il caso. Quanto emerge dall’inchiesta necessita di essere valutato con maggiore cognizione di causa. Farò un’altra interrogazione». Come dare torto al Consigliere, la mole dell’ordinanza emessa dal Gip Spina, e che abbiamo potuto visionare, è enorme. Dalle carte emerge che Fabrizio Cerverizzo ri

Il Consigliere Piero Calò

cevette l’incarico diretto dal Comune come tecnico/progettista dei lavori in questione. Ma non fu lui a redarre il progetto, facendolo fare da Gerardo Palazzo, indagato con i fratelli Cerverizzo per la spartizione delle mazzette sui lavori pubblici, il quale non era nemmeno ingegnere. Ciò risulterebbe, secondo i Pm. da e-mail e telefonate intercettate dagli inquirenti. Ma vi è di più. Cerverizzo, ricevuto l’incarico fiduciario dal Comune, informava, prima ancora che il bando di gara venisse redatto, i soggetti da favorire per l’aggiudicazione. Penalmente rilevante, come sottolineano gli inquirenti è che «turbavano le predette gare pubbliche, attraverso collusioni ed altri mezzi fraudolenti, consistiti nell ‘eludere il rispetto di una regolare procedura concorrenziale e nel concordare il contenuto degli atti progettuali con terzi soggetti interessati – come – tale “Lorenzo”, Tonino Claps e Peppino Piancazzo, finalizzati all’aggiudicazione dei lavori in oggetto ai predetti». Proprio con

L’ex assessore Salvia

la Tennis Tecnica, azienda che poi vincerà la gara, viene intercettato Cerverizzo mentre chiede a questi come “scrivergli” il progetto. Il soggetto che interloquisce con i Cerverizzo è “Lorenzo”, il quale riferiva in una intercettazione che aveva parlato anche con l’uomo di fiducia delegato dal sindaco De Luca, all’epoca Giovanni Salvia (che non è indagato), e «di aver stima dell’Assessore perché aveva saputo ascoltarlo e di non aver preteso soldi». L’assessore sarà effettivamente disponibile. Come emerge dagli atti, incontrando, più volte la ditta, Cerverizzo e il Rup. In una intercettazione si dà atto che il Rup aveva ricevuto Cerverizzo insieme all’assessore e che «avevano dato un’occhiata al quadro economico, in cui Gerardo aveva inserito molte voci e che andava tuttavia rivisto». Cerverizzo tranquillizzava tutti perché «aveva parlato con l’assessore – Giovanni Salvia – e che avrebbero dovuto rivedere i prezzi» facendo poi riferimento alla necessità di temporeggiare con «l’architetto». Nella conversazione registrata dagli inquirenti, si sente Giuliano Cerverizzo che «chiede a Lorenzo se avesse un bando di gara disciplinare per i lavori in argomento così da poter predisporre il progetto definitivo». Tutto questo avviene ovviamente – ma incredibilmente – ancor prima della pubblicazione ufficiale del bando. E quando dalla Tennis Tecnica si preoccupano dell’operato Rup, responsabile unico del procedimento, Giuseppe D’onofrio, Cerverizzo rassicura: «il bando di gara lo prepariamo noi per il Rup».Gli inquirenti definoscono i Cerverizzo “spregiuidcati” e “pressanti” anche con i loro riferimenti politici. Volevano fare fuori Pittella dall’Eipli, mettendo un uomo loro con il placet di Roberto Speranza (che non è indagato) che incontreranno più volte, anche per aggiornarlo sulle attività, come accadde quando lo raggiunsero a Perugia, dove era in corso una manifestazione della minoranza dem. Concludendo, gli inquirenti non hanno dubbi su come i Cerverizzo abbiano agito: «concordarono in anticipo i criteri di aggiudicazione con terzi interessati all’appalto». Proseguono gli inquirenti sulla Tennis Tecnica che «Lorenzo affermava da parte sua che se riuscivano nel frattempo ad individuare delle migliorie da far rientrare nel progetto e nell’importo previsto, avrebbero potuto aggiudicarsi la gara. Cerverizzo rispondeva – rassicurandolo – che disciplinare avrebbe avuto i criteri che gli avrebbero consentito di vincere loro».

Ferdinando Moliterni

 

L’inaugurazione del sintetico “incriminato”. Con le Istituzioni e, in fondo a destra, l’Ing. Cerverizzo

IL PUNTO DI PETRULLO: IO MAZZETTO, TU MAZZETTI, EGLI… LA PROVOCAZIONE: «LEGALIZZIAMOLE»

Proprio l’altro ieri mi azzardavo ad affrontare un discorso delicato come quello delle mazzette. No!, lo chiarisco subito, non avevo avuto nessuna soffiata, ci mancherebbe, sviluppavo un ragionamento che il destino duro e cinico ha voluto subito confermare coi fatti. Ebbene e’ vero, anche l’isola felice e’ abbondantemente attinta dal fenomeno della corruzione. Da ora in poi quando incrociamo una di quelle facce cosi’ per bene, pulite, distinte che popolano la burocrazia lucana, zona limitrofa alle stanze della politica, faremo bene ad avere dubbi, perché dietro quella faccia potrebbe celarsi un divino mazzettaro. Potremmo ovviare chiedendo un giuramento di onore, se proprio vogliamo levarci ogni dubbio e sperare che la formula sacra del giuramento scalfisca la faccia tosta inducendo a sincerita’, oppure potremmo fidarci del sorriso o della stretta di mano. Vabbe’, per dire.
Si complicano le cose, pero’, se il fenomeno si scoprisse essere generale e se la solerte Procura, amante delle conferenze stampa e delle immagini a corredo -sul punto avanzerei qualche dubbio di opportunità, se non altro- avesse la capacita’ di sgombrare il campo da faccendieri, mazzettari e truffatori. Insomma, un sistema e’ un sistema, smantellarlo puo’ creare contraccolpi psicologici e strutturali. E’ come se a un grattacielo togliessi, di colpo, le fondamenta, qua crolla tutto.
Punti di riferimento, certezze, prassi, vere e proprie cerimonie tutte in fumo. Roba da matti.
E poi, diamine, come la costruisci una coscienza civica dopo anni di inquinamento? E dall’oggi al domani, come si fa? Ci vorrebbe almeno un periodo transitorio di adattamento, suvvia.
Molti, pero’ assicurano che a essere scoperto e’ un caso su cento, quindi paga uno per tutti una volta ogni tanto. Dicono, questi esperti, che il sistema e’ duro a morire, che si trasforma, si adatta, pare insomma sia come un batterio che vince l’antibiotico, cambia di continuo pelle, interpreti e teorici. Sara’. Anzi sara’ sicuramente cosi’ se e’ vero come e’ vero che tangentopoli non abbatte’ il sistema delle mazzette ma lo rese piu’ impermeabile.
Insomma non ne usciremo mai.
E se poi, davvero, fosse uno ogni tanto a pagare, secondo l’assunto che trovare una gara o un concorso pulito e’ come cercare l’oro nel fiume Basento, chiediamoci se ne valga la pena. E mi spiego: un sistema incancrenito, che da’ certezze, a fronte di uno stato incapace di imporsi siccome di dare quelle stesse certezze, pressocche’ inattaccabile, sebbene da rifiutare, trova pero’ un’adesione generalizzata. Che paghi uno su tanti pure fa pena e non cambia le cose.
E tornaimo a bomba, ma non sarebbe il caso di legalizzarle le mazzette? Almeno ci pagherebbero le tasse, diamine. Ma suvvia, scherzavo, può anche essere che arriva la fata turchina e benedice i politici, i quali faranno pulizia di faccendieri dall’oggi al domani, finalmente consapevoli del marciume che lin circonda. Poi parleremo pure di questo altro sensazionale fenomeno: i politici stanno li’, gomito a gomito coi faccendieri, che scelgono pure, ma non c’entrano mai.
Caspita che bravura, vivere nel fango e mantenere la camicia sempre pulita non e’ da tutti, perbacco.

Luciano Petrullo

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