Il Comune di #Potenza affidò l’incarico diretto all’ing. Cerverizzo che truccò l’appalto

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IL RIFACIMENTO DEL VIVIANI: UN BUSINESS PER LA CRICCA

Fabrizio Cerverizzo
Giuliano Cerverizzo

Fabrizio Cerverizzo e Gerardo Palazzo sarebbero sodali nell’associazione per delinquere che la Procura di Potenza ha sgominato ieri. I loro interessi, secondo gli inquirenti, riguardavano anche i bandi del Comune di Potenza che hanno potuto gestire grazie alla nomina, da parte del Municipio, di Cerverizzo quale tecnico incaricato. Tra le attività incriminate, c’è la  progettazione e l’esecuzione del lavoro di riqualificazione e ristrutturazione dell’impianto sportivo Viviani. L’appalto è noto alle cronache perché i Cinquestelle avevano lanciato il caso, ripreso all’epoca da le “Cronache Lucane” e Radio Potenza Centrale l’8 gennaio 2016, sui 532.000 euro stanziati dal Comune per il rifacimento del manto erboso. Lavori assegnati alla Tennis Tecnica. La gara fu vinta con il criterio di aggiudicazione dell’ offerta più bassa. Insolito fuil ribasso: solo il 4%. Ma fu sollevata anche un’altra questione. La società, come risulta anche dal cv depositato in Comune, aveva come rappresentate il Consigliere Comunale Piero Calò, eletto coi Socialisti, ma poi passato ai Popolari Uniti che, secondo quanto sostenuto anche dall’associazione Rete Cittadina, in quota Speranza hanno ottenuto l’assessorato ai lavori pubblici con Sergio Potenza. I Cinquestelle si domandavano già all’epoca: «se può vincere una gara così importante un’azienda rappresentata dal consigliere comunale espressione della forza politica che ha in carico la delega assessorile ai lavori pubblici?». L’associazione Rete Cittadina chiese inoltre come fosse possibile che, in barba al dettato del Tuel sulle incompatibilità, si fosse arrivati ad assegnare lavori a una ditta rappresentata da un Consigliere Comunale. Ombre che all’epoca, infatti non risulta esserci indagine su questo, furono fugate da Calò. Resta il fatto che Fabrizio Cerverizzo, come sostengono gli inquirenti, grazie alla nomina del Comune, potè redigere il bando favorendo l’aggiudicazione alla ditta “amica” che veniva costantemente aggiornata sui requisiti, concordandoli. Gli inquirenti ipotizzano che Fabrizio con il fratello Giuliano Cerverizzo – in riferimento a due appalti, tra cui quello del Viviani – «turbavano le predette gare pubbliche, attraverso collusioni ed altri mezzi fraudolenti, consistiti nell’eludere il rispetto di una regolare procedura concorrenziale e nel concordare il contenuto degli atti progettuali con terzi soggetti interessati: tale “Lorenzo”, Tonino Claps e Peppino Piancazzo, finalizzati l’aggiudicazione dei lavori in oggetto ai predetti». Quello che nelle carte compare come tale Lorenzo, interessato all’appalto dello stadio, «domandava a quel punto se il Rup (il Responsabile unico del procedimento) fosse loro amico; i due fratelli rispondevano di sì». Giuliano Cerverizzo affermava, infatti, «che i “criteri” li avrebbe stabiliti tecnicamente il RUP, che avrebbe predisposto il bando di gara; tuttavia – precisava – poiché il bando di gara lo avrebbero preparato loro, i criteri li avrebbero automaticamente stabiliti loro stessi». I Cerverizzo consigliano anche su che tipo di offerta fare: o un progetto generico «che avrebbe dovuto prevedere un campo da calcio con erba sintetica da 45 a 60 mm posata su un materassino elastico; oppure, inserire nel capitolato la descrizione esatta del prodotto che si sarebbe voluto realizzare». La storia di come siano andati poi il lavori e a chi siano stati aggiudicati è nota a tutti, compresi gli ulteriori esborsi che il Comune dovette sostenere perché il progetto prevedeva qualcosa di differente rispetto alle aspettative del Municipio, sopratutto per quanto riguarda l’omologazione del manto per le categorie superiori.

 

LE AMICIZIE ALTOLOCATE

Da sinistra: Comodo, Speranza, Tramutola e Cerverizzo

Un’amicizia molto forte quella tra i Cerverizzo, arrestati ieri e il gruppo facente capo alla minoranza dem. Specialmente con uno dei fratelli, Fabrizio che ha provato a consolidare la posizone politica dell’amico Speranza in Basilicata anche attraverso la nomina, cosa poi non riuscita, di un uomo di fiducia a capo dell’Eipli. Come raccontiamo in pagina diversi gli attori dell’operazione. Molti dei quali non indagati. Il forte legame del gruppo è dimostrato da questa recente “gita fuori porta” per vedere l’Inter.

COME VOLEVANO IMPOSSESSARSI DELL’ENTE FACENDO FUORI PITTELLA E METTENDO UNO SPERANZIANO

 «Dopo… a Roberto (Speranza ndr) gli viene garantito potere assoluto assoluto in Regione Basilicata, … e gli viene garantito anche il futuro». Nei desiderata degli arrestati nella vicenda Eipli c’era anche il volere mettere definitivamente mani nell’ente per consolidare l’amico capo corrente Speranza in Basilicata. Secondo quanto affermano gli intercettati, Gaetano Di Noia e Fabrizio Cerverizzo, mettendo un loro uomo all’ente avrebbero dato vita a «un suicidio politico, qua mettiamo fuori Emiliano, Pittella … tutti fuori». A detta dei due l’operazione sarebbe condotta con il placet delle alte sfere del Pd: «Hai capito? C’è tutto un apparato politico che … dietro questa cosa», sotengono i due. Gli esponenti politici, che non risultano iscritti nel registro degli indagati sono: Roberto Speranza, all’epoca ancora capogruppo alla Camera del Pd, il vice-ministro degli Interni Filippo Bubbico e il deus ex machina Massimo D’Alema. Secondo le intercettazioni, che il Roma ha potuto visionare, a Potenza la longa manus di Speranza sarebbe stata Carmine Tramutola. Trait d’union il banchiere Egidio Comodo. Per mettere un loro uomo all’Eipli, Cerverizzo dice che per fare l’operazione «a Roberto glielo dobbiamo fare dire da Carmine (Tramutola ndr) e da Egidio (Comodo ndr)». Di Noia si dice d’accordo: «Quando Carmine dirà: “Possiamo ” (…) entriamo in possesso dell ‘ente con una semplice stretta di mano».I due si preoccupano anche di avere il favore di Bubbico, infatti, nonostante per paura che il vice ministro si mettesse di traverso, Di Noia consiglia Cerverizzo di non dire niente a Bubbico, Cerverizzo invece è categorico: «glielo devi dire in qualche modo». Alla fine, del caso viene interessato anche D’Alema. Che secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbe dato l’ok all’operazione «Di Noia» chiede di «riferire ad Egidio di aver ricevuto notizia che il “massimo esponente” della minoranza pd, facendo esplicito riferimento a D’alema, era stato informato e condivideva la prospettiva politica». Tra i nomi di coloro che ambivano al comando dell’ente spunta anche quello dell’Ncd Taddei. Alla fine però Renzi avoca a se la scelta e salta tutto.

 

Ferdinando Moliterni

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