SPOT DI CAPODANNO: ORA AI RAGGI X I REQUISITI DI LEGGE

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POTENZA. Ore di chiarimenti nelle stanze di via Verrastro. L’ufficio stampa della Regione Basilicata, anche su richiesta del presidente Pittella, che sarebbe stato all’oscuro della vicenda prima della nostra inchiesta, ha messo a posto il puzzle. La vicenda è quella dell’affidamento in via diretta, senza bando, alla società Rpr Communication sas di Castelluccio Inferiore che avrebbe ottenuto, in quanto esclusivista di 21 radio locali, seimila euro per la messa in onda degli spot per la promozione del Capodanno Rai. La sorpresa è stata che la società, in realtà, non è concessionaria esclusiva, come si legge nella determina del 19 gennaio 2017 a firma dell’ufficio stampa della giunta regionale, per i “i contenuti pubblicitari ed editoriali”. Cosa ancor più grave, sempre nella medesima determina, si da atto che la Rpr avrebbe dovuto mettere in onda la pubblicità sulle “21 emittenti registrate presso il Mise”, ma si è accertato che almeno in un caso, quello di una radio potentina, lo spot non è andato in onda perché non pianificato dalla società Rpr, la quale ha arbitrariamente deciso di escluderla. In questo intreccio, si inserisce anche la Rai perché, mentre la società del Lau- riota Rpr dichiarava alla Regione di essere “concessionaria” delle 21 radio locali, dall’altro lato mandava ad alcune di esse una pianificazione, per giustificare i soldi da prendere dalla Regione, in cui diceva di agire per conto del “cliente Rai Spa”. Come detto nei giorni scorsi, dai canali ufficiali della Televisione di Stato fanno sapere di non conoscere la società di Castelluccio Inferiore e di non aver mai affidato a essa nessuna attività per il Capodanno Rai.
Una delle domande che ancora non ha avuto risposta riguarda il motivo per cui ai veri detentori dei diritti editoriali e pubblicitari la società “Rpr Communication Sas” abbia tenuto celato che il committente fosse la Regione, dicendo di agire, invece, per conto della Rai. Perché? Parrebbe, secondo i più “maligni”, che il comunicare alle emittenti la provenienza pubblica della commessa avrebbe potuto creare qualche sospetto da parte degli ignari editori, inconsapevoli che in Regione ci fosse qualcuno che aveva dichiarato al loro posto di avere la concessione. Meglio, quindi, qualificarsi quale “agente” Rai. E così, molti titolari delle stazioni radio, in buona fede, hanno messo in onda la pubblicità commissionata, credendo di operare per la Rai, ricevendo dei seimila euro regionali, solo qualche briciola: in alcuni casi 40/50 euro, al netto dei “diritti di agenzia”. Stessa buona fede che pare possa intravedersi in un, se pur poco accorto, modo di agire degli uffici di via Verrastro.
 Ma come è accaduto per la Regione anche altri enti, come per esempio l’Apt, sono caduti nello stesso errore. Su questo sarà necessario aprire altri approfondimenti. Chiarita la vicenda, è il tempo  di guardare al futuro. La questione, infatti, afferisce anche altri aspetti su cui gli enti lucani saranno chiamati nelle prossime ore a prestare maggiore attenzione. Delle 21 che avrebbero ricevuto dalla Regione, tramite la Rpr, la pubblicità, quante emittenti avevano i requisiti di Legge? Non ci risulta, infatti, che in Basilicata ci siano 21 radio attive che rispettino le maglie stringenti della Legge numero 7 del 2001 (emanata proprio dalla Regione Basilicata). L’articolo 3, comma due, infatti, prevede che i mezzi su cui “l’amministrazione regionale” può acquistare “spazi di pubblicità, dedicati a messaggi di utilità sociale o di pubblico interesse” siano esclusivamente quelli che “hanno redazioni stabili nel territorio regionale e che applicano il regime giuridico, retributivo e previdenziale previsto dal contratto giornalistico” e che “producono notiziari quotidiani riservati alla Basilicata”.
Che questo incidente di percorso, non sia viatico per il futuro di maggiore controlli sulla gestione dei soldi pubblici? La Regione nelle prossime pianificazioni dovrà essere, quindi, più accorta nel pianificare i suoi contratti di pubblicità: che almeno si scelgano operatori che rispettino i requisiti della Legge emanata dalla stessa Regione.

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